A marzo 2016 il Comune di Verona ha bandito un concorso internazionale di progettazione per una struttura di copertura del monumento ad oggi utilizzato per eventi e concerti. Il bando aveva l’obiettivo di garantire la cura e protezione dell’anfiteatro romano del I secolo d.C.,  conservandolo dagli agenti atmosferici per garantire una migliore fruibilità dei visitatori e delle attività di spettacolo.

Le intenzioni delle amministrazioni promotrici erano quelle di garantire la visita al monumento in ogni periodo dell’anno con una copertura leggera e reversibile che rispettasse i vincoli archeologici, architettonici e ambientali dell’Arena. I parametri utilizzati dalla giuria per valutare i progetti presentati sono stati congruenti alla domanda del concorso stesso: garantire qualità e innovazione della soluzione architettonica, prevedere la reversibilità dell’impianto tecnologico e l’utilizzo di materiali coerenti con le strutture romane preesistenti.

Copertura dell’Arena di Verona, GMP Architekten 2016. Credits GMP.com

Il design vincitore del bando fu la proposta dello studio GMP Architekten,Von Gerkan, Marg und Partner, in collaborazione con SBP, Schlaich Bergermann Partner.

GMP+SBP proposero un anello perimetrale poggiato sul profilo superiore dell’Arena, al quale sono agganciati una serie di cavi che collegano due bordi di anello. Questi cavi hanno la funzione di sostenere dei teli di copertura che, grazie ad un sistema meccanizzato, possono cambiare velocemente conformazione, garantendo una copertura per tutta la luce libera dell’Arena di Verona.

Il movimento dei teli avviene tramite un sistema di rapido avvolgimento verso l’emiciclo dell’ellisse di base, a sud del bordo del monumento, raccogliendo tutti i teli in un bordo maggiore dell’anello, che comporta una porzione di Arena sempre coperta. Questo meccanismo è una soluzione nuova nel campo di applicazione di un monumento storico, ma è una soluzione già testata in stadi olimpici in Germania e Polonia, spiegano i progettisti.

La problematica maggiore del progetto sta nella soluzione d’appoggio, quindi il collegamento tra strutture di copertura con l’attico superiore dell’arena. I vincoli archeologici italiani sono molti rigidi e non prevedono l’invasione di strutture moderne all’interno di monumenti archeologici.

Una prima proposta ha previsto l’appoggio dell’anello in acciaio direttamente sul bordo dell’arena con micro penetrazioni di pilastrini calcolati in funzione della resistenza statica dell’anfiteatro. Una seconda soluzione prevede una sottostruttura interna al perimetro storico, in grado di sostenere la nuova copertura.

Ma, nella configurazione attuale, il nuovo intervento va ad incidere notevolmente sull’architettura storica.

Copertura dell’Arena di Verona, GMP Architekten 2016. Credits GMP.com

Da questo problema della soluzione progettuale sono partire innumerevoli polemiche mediatiche legate alla nuova copertura dell’arena di Verona. La critica ha espresso un parere negativo più che al progetto verso l’amministrazione, dichiarando non necessaria l’esigenza di copertura per un anfiteatro che per sua natura nasce come un palcoscenico all’aperto. L’audience mediatico per il progetto si è diffuso a macchia d’olio, meritando una menzione eccezionale di Vittorio Sgarbi che ha definito l’Arena come un monumento perfetto che non ha bisogno di un cappello (copertura).

Dopo un anno e mezzo di revisioni e valutazioni, la Sovraintendenza delle Belle Arti e Beni Culturali ha giudicato recentemente la soluzione progettuale troppo invasiva con la presenza dei sostegni verticali della copertura di GMP, che avrebbero alterato notevolmente il monumento invadendo le strutture storiche.  La decisione è stata condivisa dai media e da Federico Sboarina, neo sindaco di Verona, eletto subito dopo la conclusione del concorso di progettazione.

Copertura dell’Arena di Verona, GMP Architekten 2016. Credits GMP.com

Copertura dell’Arena di Verona, GMP Architekten 2016. Credits GMP.com

Questo è un caso in cui il sottile intervento contemporaneo su un’architettura storica, amata e riconosciuta come simbolo di una comunità, può avere conseguenze negative nella modifica di una immagine del monumento conservato ancor oggi.

La progettazione a contatto con un’architettura storica dovrebbe essere attenta alle esigenze e all’ergonomia di quest’ultima, garantendo la sopravvivenza delle tracce antiche e assicurando l’accesso ai visitatori e studiosi che vogliono godere dello scorrere del tempo.

Copertura dell’Arena di Verona, GMP Architekten 2016. Credits GMP.com

Il “caso Arena di Verona” ha mostrato come l’atteggiamento tipicamente italiano volto alla cura e conservazione del rudere antico sia un pensiero comunemente diffuso in un’intera popolazione.

Il progressismo e l’integrazione di tecnologie costruttive contemporanee con i manufatti storici è un tema delicato che necessita uno studio approfondito e sperimentazioni conoscitive. Ma quando un progetto di architettura viene utilizzato per una speculazione dettata da una “maggiore fruibilità della struttura per eventi e concerti”, anche i più progressisti condividono la decisione della Sovraintendenza come nel caso dell’Arena di Verona.