In mezzo alla campagna, al confine tra Turchia e Grecia, nella parte più estrema della Tracia Orientale, conosciuta oggi come Turchia Europea, si erge un piccolo padiglione dalla forma elementare che si propone come nuovo prototipo di casa.
Il progetto è denominato “Cabin on the Border”, la cabina sul confine.

Cabin on the Border, © Studio SO?

Realizzato dallo studio turco SO?, il progetto si ispira al rapporto tra l’idea di casa di vacanza, l’impatto ambientale e le condizioni meteorologiche. La struttura prefabbricata è completamente apribile su due fronti per poter godere il più possibile della natura e dello spazio incontaminato circostante, mentre può essere richiusa in caso di maltempo. La coppia che ha commissionato il progetto necessitava di uno spazio per sé e per il proprio neonato con l’intento di fuggire dalla città durante la bella stagione, per poter ritirarsi in un luogo piacevole e quanto più vicino alla natura. La posizione della casa è, infatti, in un campo acquistato dalla coppia a poca distanza sia dalla collina sia dal mar Egeo, dando perciò la possibilità di vivere la cabina durante l’arco di tutto l’anno. Di soli 18 metri quadrati, la casa è prefabbricata in un’industria distante 300 chilometri dal luogo di destinazione ed è stata trasportata direttamente senza l’utilizzo di particolari sforzi ingegneristici né per il viaggio né per il montaggio. I materiali principali utilizzati sono il legno laminato pretrattato per la struttura, lana di pietra come isolamento e un particolare tipo di compensato di betulla, studiato e trattato appositamente per resistere all’acqua e alle escursioni termiche. Puntualmente si può notare l’utilizzo di alluminio e ferro per elementi come la piccola cucina e i meccanismi di montaggio, apertura e chiusura.

la struttura prefabbricata ne agevola il trasporto, Cabin on the Border, © Studio SO?

Le grandi superfici vetrate sono accompagnate da lastre di plexiglas per garantire protezione e isolamento. Gli interni si articolano intorno alla cucina e alla zona relax, sopra la quale è ricavata una piccola stanza da letto sopraelevata, costituita da un letto, alcune mensole e contenitori; alla quale si accede da una piccola robusta scala utilizzabile anche, se spostata, per accedere a un’altra stanza da letto, posizionata esattamente sopra la dispensa e il bagno. Le restanti funzioni tipo di una casa, dal mangiare alla gestione del bucato alla convivialità con gli ospiti, sono state progettate grazie alla modularità di elementi che vengono aperti, chiusi o riposti in base alle esigenze: il tavolo si richiude nella parete fiancheggiante il sofà, una terrazza coperta si apre appena alle spalle grazie a una grande vetrata che sovrasta un pavimento richiudibile. Tutte caratteristiche che collocano questo progetto nelle cosiddette strutture effimere o, data la sua natura dinamica, nelle architetture temporanee.

Cabin on the Border, © Studio SO?

Architetture temporanee che sono ormai uno dei grandi campi di sperimentazione per quanto riguarda la circolarità della materia edilizia. Ciò vale sia per i materiali che sono intuitivamente riciclabili (legno, acciaio), ma anche per una impressionante serie di nuovi materiali ceramici o plastici che, oltre a garantire prestazioni rilevanti, sono anche spesso pronti a una seconda vita. Il grande campo della sperimentazione edilizia oggi avviene appunto su domande effimere, temporanee, limitate nel tempo e nello spazio. Da questo mondo, così come dal progetto di questa “Cabin on the Border”, le prestazioni dei materiali vengono successivamente messe al servizio dell’architettura improntata alla durata, fungendo perciò da prototipo per il possibile futuro di un’architettura non temporanea completamente sostenibile.

Cabin on the Border, © Studio SO?