“Il Rasoio” è un edificio incompiuto, abbandonato oramai da decenni, situato a Milano fra via Gaetano de Castilla e via Federico Confalonieri; acquistato da UnipolSai Assicurazioni, diventerà la nuova sede milanese del più importante gruppo assicurativo italiano grazie al progetto De Castillia 23 redatto dallo studio Progetto Cmrteam capitanato dall’architetto Massimo Roj.

Render del progetto. Credits@progettocmr.com

 

Isola milanese

Il quartiere Isola, come suggerisce il nome, si trovava in una parte decentrata rispetto al resto del nucleo urbano. Zona originariamente puntinata da cascine agricole, divenne area annessa al Comune solo nel 1873; con la costruzione del fabbricato viaggiatori e della linea ferroviaria Garibaldi, per raggiungere il centro cittadino dal quartiere bisognava attraversare un vero e proprio ponte, unico collegamento fra le due parti della città fino all’edificazione del cavalcavia Eugenio Bussa a metà anni ’60 del secolo scorso.

Il ponte per raggiungere il quartiere Isola. Credits@milanocittastato.it

Gli ultimi due decenni hanno completamente modificato l’aspetto visivo di questo settore di Milano, trasformando l’intero quartiere da residenziale, abitato dal ceto operaio, ad area di forte riqualificazione urbana nella quale hanno trovato dislocazione il Palazzo Lombardia e il progetto di Porta Nuova, costituito dalla ristrutturazione della stazione ferroviaria Garibaldi, la creazione della Torre Unicredit e del Bosco Verticale di Stefano Boeri Architetti; quest’ultimo grattacielo è stato insignito nel 2014 dell’ “International Highrise Award”, il prestigioso premio promosso dal Deutsches Architekturmuseum di Francoforte che premia l’edificio alto (oltre i 100 m) più innovativo ed esteticamente affascinante terminato negli ultimi due anni.

 

De Castillia 23

È proprio sulla scia dell’approccio sostenibile, sulla rigenerazione urbana e sulla poliedrica multipotenzialità degli edifici che oggi sono diventati vere e proprie macchine energetiche che si colloca il progetto dello studio dell’arch. Roj, i cui lavori sono iniziati pochi mesi fa.

«[Si tratta di] un intervento di riqualificazione urbana che ha l’obiettivo di restituire alla città e alla comunità un luogo che rappresenti una Milano proiettata al futuro.»

Massimo Roj

L’edificio di cui sopra, abbandonato da 14 anni, viene recuperato mantenendo inalterate le forme planivolumetriche, cercando infine di eliminare gli aspetti negativi dei precedenti progetti.

I due corpi edilizi sono disposti a 45° fra di loro, uno composto da 4 piani fuori terra alto 15 m, il secondo da 11 piani, alto 53 m, mentre lo spazio centrale fra i fabbricati viene destinato a piazza pubblica, liberamente fruibile da tutti durante il giorno; un filare di alberi collega visivamente i due volumi, definendo l’area di sosta verde.

Su richiesta della committenza, i primi due piani fuori terra precedentemente destinati a parcheggio sono stati convertiti ad uso ufficio, permettendo l’eliminazione della rampa carrabile d’accesso esistente; disponendo più ingressi all’edificio si ottengono ambienti maggiormente fluidi, sia visivamente che fisicamente.

 

Progettazione ecosostenibile

L’intero progetto è stato disegnato mediante il BIM – Building Information Modeling – il software che ottimizza la pianificazione, la realizzazione e la gestione di costruzioni mediante la combinazione e il collegamento continuo di dati inseriti in fase di ideazione, compresa la realizzazione di un modellino 3D.

Si tratta di un approccio che ha permesso una profonda innovazione tecnica e impiantistica dell’intero complesso, a partire dalle facciate dei due corpi di fabbrica; una struttura metallica esterna sorregge prismi in vetro, apparato che nasconde gli originali balconi eccessivamente aggettanti del “Rasoio”. Questa“doppia pelle” aumenta le prestazioni energetiche dei due fabbricati, mitigando parte dell’apporto solare diretto, sia in estate che in inverno, consentendo di ridurre del 70% l’utilizzo dell’illuminazione artificiale.

I balconi e tutte le superfici  sono rivestite di un grès porcellanato scuro, trattato con un rivestimento in biossido di titanio, il Tx active, elemento in grado di attivare il principio fotoalcalino per combattere gli inquinanti presenti nell’aria; una superficie di 1.000 mq trattata con questo prodotto equivale a piantare 80 alberi caducifoglie, nonché all’eliminazione dell’inquinamento provocato da 30 veicoli a benzina o da 10 a diesel. Il Politecnico di Milano ha calcolato una riduzione di 36 kg di ossido di azoto all’anno, equivalente a oltre 120 mila metri quadri di aree verdi.

Un film di silicato ad alte prestazioni è posizionato anche in copertura, aggiunta che permetterà di produrre circa 40mila kWh l’anno, per ridurre le emissioni di CO2 di circa 13 tonnellate l’anno.

 

L’importanza del progettista

Riferendoci alle parole dello stesso Roj, «Fondamentale [è il ruolo dell’architetto progettista che si occupi di architettura sostenibile]. Noi siamo gli elementi determinanti nello spiegare a tutti gli attori qual è il percorso ottimale. Dobbiamo permettere a tutti di collaborare insieme, utente per primo, poi gli sviluppatori e il costruttore, che deve garantire una certa sostenibilità avendo sempre cura del contesto. Sono convinto che ogni progetto abbia il suo luogo, e ogni luogo abbia il suo progetto».

Impegno ben chiaro per l’intero gruppo lavorativo dello studio firmato Roj, che nella stessa Milano si era occupato anche di Experia, un progetto per l’ex area Expo del 2015; la gara non fu vinta dallo studio ma i numerosi dettagli espletati nel materiale consegnato alla giuria a conclusione del bando evidenziano gli elementi che avrebbero reso l’area un distretto smart, innovativo, autosufficiente, multifunzionale  e ben connesso con le altre aree urbane.

Ricucitura urbana, sviluppo e “vibrazioni architettoniche” egualmente presenti nei tre principali distretti progettati: il Technology District a Ovest, dedicato a uffici, laboratori, e start up, il Research District, dedicato ai settori dell’agricoltura urbana, della farmacia e dell’analisi dei dati, l’Innovation District, ad est, dedicato alle aziende della finanza, della moda e del design. Campus Universitario, uffici, edifici residenziali, start up e aree verdi dove dedicarsi allo sport all’aperto, tutti collegati fra loro.

«A me piace dire che noi architetti possiamo definirci tali finché andremo in pensione, fino a quel momento dobbiamo imparare, continuare a migliorare e fare ricerca.»

Con De Castilla 23, Massimo Roj prova a ritagliare nella Milano capitale dell’architettura italiana – e internazionale – uno spazio che connetta le altre realtà urbane, un’area che entri in sinergia con il resto dei poli meneghini che si stanno via via presentando sulla scena nel quartiere Isola e in quelli limitrofi: una sfida interessante, atta a coniugare sostenibilità ed eleganza estetica.