Immensa. Luminosa. Circolare, come la ghiera di comando dell’iPod? L’astronave madre, desiderio ultimo di Steve Jobs, è atterrata nella Silicon Valley ed è pronta ad ospitare i dipendenti.

Nel 2009, la società Apple acquistò 75 ettari di terreno ad un miglio dalla Infinite Loop, zona dove attualmente risiede, e attraverso una chiamata diretta di Steve Jobs, venne incaricato l’architetto che avrebbe dovuto coordinare il progetto: Norman Foster.

Norman Foster © Dan Winters

Come ogni prodotto Apple, la forma è stata determinata dalla funzione. Il nuovo edificio è un’unica grande struttura, i cui confini tra lo spazio interno e quello esterno sono quanto più possibile sfumati, dove tutti possono essere in contatto tra di loro e con la natura. Questo grazie a delle sezioni modulari, chiamate pods, per il lavoro e la collaborazione. L’idea di Steve Jobs era quella di ripetere questi pods all’infinito: pod per lavoro da ufficio, per il lavoro in team, per la socializzazione, in modo che le idee potessero fluire dinamicamente da un team all’altro, da individuo ad individuo.

Sketch, The Pod as a generator © Norman Foster
Pod © Dan Winters

Questa struttura non è stata concepita fin dall’inizio come un toroide, il progetto originariamente sviluppato da Jobs e Foster assomigliava più ad un petalo di trifoglio, con tre lobi che si sviluppavano attorno ad un cuore comune. Con il tempo però Steve J. ha capito che così non avrebbe funzionato: «Lo spazio interno è troppo angusto, e quello all’esterno troppo ampio», concluse in un giorno del 2010. Qualche mese dopo il progetto era virato sulla forma circolare. Tutt’ora non si sa di chi sia stato il merito di questa scelta – nel team dello studio Foster + Partners hanno lavorato al progetto oltre 250 architetti – ma a tutti sembrava comunque fosse l’opzione migliore.

Sketch, The birth of the circle © Norman Foster

Apple Park include un centro per i visitatori, con un Apple Store e una caffetteria aperta al pubblico, un centro fitness da 9300 m2 per i dipendenti Apple, laboratori di ricerca e sviluppo e lo Steve Jobs Theater. Le aree verdi offrono ai dipendenti oltre tre chilometri di sentieri nel parco per correre e camminare, oltre a un frutteto, un prato e un laghetto nel terreno situato al centro della struttura circolare.

Apple Park, Wellness Center © Dan Winters

Una delle sfide più interessanti affrontate per la realizzazione del progetto è stata la produzione delle vetrate che circondano la struttura a 360°. Il progetto prevedeva 800 immensi pannelli alti circa 14 metri. Seele Group, una vetreria tedesca, fece costruire appositamente una fornace più lunga di quelle standard per poter cuocere 5 pannelli alla volta, riuscendo a rispettare i tempi di consegna pattuiti.

Apple Park, Curtain Walls © Dan Winters

Apple Park sostituisce oltre 464.000 m2 di asfalto e cemento con terreni erbosi e più di 9.000 piante autoctone e resistenti al clima secco ed è interamente alimentato da energia rinnovabile. Grazie a un impianto fotovoltaico da 17 megawatt sul tetto, l’edificio è dotato di una delle più grandi installazioni di pannelli solari in loco al mondo. È inoltre l’edificio con ventilazione naturale più imponente al mondo, progettato per non richiedere alcun riscaldamento né condizionamento per nove mesi all’anno.

1. Steve Jobs Theater
2. Parking Space
3. Shock Absorbers
4. Tiled Tunnel
5. Wellness Facility
6. Breathing Building
Diagram © Brian Christie Design

Nonostante tutta questa attenzione ai dettagli e l’immenso lavoro svolto, Apple Park non è certo esente da critiche provenienti da più parti. Come quella di Scott Wyatt, architetto di NBBJ e firma di alcune importanti edifici di Google, Amazon e Tencent. Secondo Wyatt, l’Apple Park «è una spettacolare opera di design, tuttavia contraria al trend che si sta diffondendo tra i quartier generali delle industrie tech».

In effetti, come fa notare anche il Los Angeles Times, la struttura ad anello è rigida e difficilmente adattabile a cambiamenti e sviluppi futuri. Inoltre l’Apple Park risulta essere un campus isolato, completamente in opposizione ai nuovi modelli di lavoro messi in atto da aziende come Amazon, Airbnb, Twitter o Facebook, che stanno sempre più frammentando i loro headquarters, dislocandoli all’interno del tessuto cittadino e riducendo anche i costi – in termine di tempo, fatica e non solo – degli spostamenti, quando non strettamente necessari.

Apple Park © Dan Winters

Quest’opera, voluta fortemente da Steve Jobs, rispecchia il suo modo di agire. Lasciando in disparte le varie critiche, si può riconoscere l’immenso valore del progetto dato dalla cura nei dettagli e dalla sapienza costruttiva dei vari tecnici coinvolti nella realizzazione. Apple Park è un prodotto originale, tecnologico, ecosostenibile ed avveniristico. D’altronde avete mai visto un’astronave sulla terra?!

Apple Park © Dan Winters