Parlare di architettura bizantina in senso assoluto è sostanzialmente sbagliato, come se per parlare di romanico dicessimo architettura romanica, in senso generico. Sono giunti fino a noi edifici caratteristici del romanico lombardo, del romanico normanno, del romanico pugliese, ognuno legato a una specifica cultura e distinta area geografica.

Cronologicamente parlando, gli edifici bizantini si sviluppano, con le regionali caratteristiche, in quello che identifichiamo come Impero Romano d’Oriente: con la morte di Teodosio I il Grande, nel 395 d.C, viene sancita la definitiva separazione fra due aree geografiche dell’Impero, una occidentale governata da Arcadio e una orientale con a capo Onorio.

Se la parte occidentale de facto capitolò nel 476, il versante orientale dell’antico dominio romano sopravvisse fino al 1453, anno in cui la capitale Costantinopoli cadde per mano dei Turchi.

L’architettura bizantina legata all’area mediorientale e turca, si riallaccia alla concezione neoplatonica. Secondo Plotino, il bello diventa espressione del trascendente, poiché tende ad elevare l’anima verso il divino; in architettura, questo viene rappresentato come tendenza a conferire allo spazio un carattere infinito, dove le forme sono una continuità fluida e concatenata, in antitesi a quello che era la staticità delle strutture romane fino ad allora create.

Le Basiliche romane del periodo costantiniano di San Pietro, San Giovanni e San Paolo sono il modello della prima Santa Sofia, edificio costruito sotto Teodosio alla fine del IV secolo; si trattava di una basilica rettangolare a cinque navate, impostata secondo i modelli latini.

L’edificio venne bruciato durante la rivolta di Nika nel gennaio 532 sotto l’imperatore Giustiniano I, insurrezione conclusasi con un clamoroso bagno di sangue degli insorti accerchiati dentro il circo costantiniano; supportato dall’influente moglie Teodora, l’imperatore decise di ricostruire l’edificio di culto sullo stesso sedime della precedente Basilica, scelta politica volta a mandare un messaggio forte alla popolazione.

Giustiniano non scelse di chiamare un architetto, bensì due matematici e filosofi della geometria, Isidoro da Mileto e Antemio di Tralle; le tecniche edilizie impiegate e l’approccio progettuale dei due studiosi rendono Santa Sofia di fatto una sperimentazione, un’arditezza tale che la prima cupola, dal sesto troppo ribassato, rovinò a causa di un terremoto nel 557.

Agia Sofia è la divinità della Sapienza, dello Spirito Santo, quindi la pianta dell’edificio è costituita da tre cerchi e da altrettante sfere che si compenetrano in una sola, creando una spazialità una e trina.

Interno della basilica. Credits@turismoturchia.com

Il vano centrale è grande due volte e mezzo il Pantheon romano, completamente privo di sostegni intermedi; la cupola centrale, impostata su pennacchi sferici – una preziosa novità orientale che permetterà ulteriori arditezze anche nel mondo occidentale – scarica il peso sulle due semicupole adiacenti, le quali a loro volta ripartiscono i carichi con tre esedre per parte, e sui quattro grossi piloni che sorreggono gli arconi.

Sezione verticale longitudinale del progetto originale di Giustiniano I. Credits@wikimedia.org

Si tratta di un ingegnoso sistema costruttivo che denuncia la formazione matematica dei due progettisti, i quali separano la parte strutturale-portante da quella invece libera; Santa Sofia è una struttura a doppio involucro, caratteristica che permette di rendere il rettangolo dei muri esterni inutile ai fini strutturali, dovendo “portare” unicamente se stesso.

Si possono aprire numerose finestrate lungo le superfici non portanti – le pareti adiacenti alla cupola vengono completamente traforate e presentano tre registri di finestre – e la luce è libera di entrare nel lungo sacro in maniera diretta. La cupola stessa è composta da 40 costolonature e 40 vele autoportanti, alla base delle quali si possono creare altrettante bucature.

L’interno è totalmente rivestito di mosaici dorati, presenti lungo le fluide forme dell’edificio. Per il mondo antico la forma è superba funzione, a essa si piegano i progettisti cercando di raggiungere obbiettivi di volta in volta più complessi al fine di soddisfare queste esigenze.

La maestosa cupola, all’imposta della quale sono presenti 40 aperture. Credits@fansshare.com

I mosaici servono a riflettere la luce che filtra attraverso le numerose bucature; durante le celebrazioni l’imperatore avrebbe fatto la sua apparizione in mezzo al fumo degli incensi, con i raggi solari scomposti dalle superfici musive creando un effetto scenico senza precedenti. Lo spazio viene smaterializzato, cercando di non denunciare la distinzione fra parti strutturali ed elementi portati, senza “indicare” le linee di forza per mantenere statica la macchina architettonica; ecco che le colonne della parte inferiore di  non sono le stesse di quelle superiori presenti nel matroneo, sovvertendo la storica – e incontestata – sovrapposizione degli ordini.

Quello che interessa a Isidoro e Antemio non è il rapporto numerico o stilistico delle colonne sovrapposte visivamente fra i diversi piani, quanto conferire un nuovo approccio all’architettura dato dal rapporto proporzionale fra le parti; non ci sono trabeazioni ma arcate, ed è la diagonale costruita fra la base dell’archivolto e l’altezza dell’ordine a comporre lo spazio. I capitelli sono meno plastici della tradizione latina, non vengono scolpiti ma scavati mediante trapano, decorati con disegni quasi bidimensionali, mentre sopra l’ordine del capitello viene posizionato un pulvino, elemento ripreso dagli ultimi edifici religiosi edificati a Roma durante il IV secolo.

Giustiniano era in possesso dell’unica potente flotta del Mediterraneo, mezzo che gli permise di recuperare materiale nobile lungo le coste del mare chiuso; colonne composte da rocchi di porfido sovrapposti, graniti egiziani e marmi provenienti dalle odierne Spagna e Francia.

I marmi lungo le pareti vengono disposti “a macchia”, in modo tale che le venature del materiale lapideo vengano esaltate, specchiate in maniera speculare prima orizzontalmente poi verticalmente.

Interno, dettaglio delle colonne dell’ordine inferiore. Credits@dialogos.com

Dettaglio di un capitello traforato sopra un fusto di colonna monolitico in verde antico. Credits@blogspot.com

Durante la dominazione turca la Basilica divenne moschea, ruolo che mantenne fino al 1935, anno in cui si decise di destinare l’edificio a museo; i restauri del secolo scorso riportarono alla luce i mosaici intonacati durante la fase musulmana, permettendo a chiunque di godere appieno la loro primigenia fattura.

In Santa Sofia la forma segue la funzione quanto la decorazione concorre alla configurazione della forma.

Curiosamente, alcuni gatti entrano liberamente dentro l’edificio. Eccone uno in posa davanti alle colonne con il fusto in porfido rosso. Credits@turistipercaso.it