Come in innumerevoli aspetti della vita quotidiana, il mondo del calcio (e dello sport in generale) ha sviluppato una decisa tendenza alla “finanziarizzazione” che ne sta decisamente mutando la natura genetica, trasformando perciò quello che veniva considerato un “rito di aggregazione animato dalla passione popolare” a “complesso di attività finalizzate a produzione di utilità”. Anche l’architettura degli stadi di conseguenza ha risentito di questi cambiamenti. Nell’era digitale dove lo spettatore è più invogliato a fruire di un evento dal divano piuttosto che dal vivo, le architetture mastodontiche che un tempo accoglievano democraticamente la massa proletaria stanno lentamente lasciando il posto a impianti sportivi di minori dimensioni in grado di soddisfare altri bisogni, quali sicurezza e comfort.
Ne è un esempio il nuovo stadio del Bordeaux, firmato dallo studio svizzero Herzog & de Meuron.

Vista esterna dell’impianto © Fabio Semeraro

Questo impianto appare luminoso e aperto; è elegante, se tale termine può essere usato per un edificio di queste dimensioni. La sua purezza e chiarezza geometrica ispira un senso di monumentalità e grazia. Si potrebbe essere tentati nel fare un paragone con un tempio classico, ma a differenza dell’elevato basamento di un tempio, le grandi scale dello stadio sfumano i confini tra interno ed esterno. Innumerevoli colonne si ergono tra le scale e accompagnano i visitatori che entrano ed escono dallo stadio. La fusione di questi due elementi tecnologici costituisce un gesto di apertura e fruibilità.
Particolare attenzione è stata dedicata all’integrazione della struttura nel grande paesaggio di Bordeaux. La meticolosa disposizione geometrica della struttura a coppa e delle colonne riflette il modello creato da alberi e percorsi nel paesaggio circostante. Questo stadio è fatto specificatamente per questo luogo: un paesaggio aperto e pianeggiante nelle immediate vicinanze del centro espositivo di Bordeaux che si estende lungo il lago.

Con una capienza massima di 42.000 persone, gli spalti abbracciano l’area di gioco, la geometria dello stadio offre un’ottima visibilità per tutti, insieme alla massima flessibilità in termini di capacità e utilizzo. Lo stadio è multifunzionale e concepito per accogliere un programma ricco e diversificato: non solo partite di rugby e di calcio, ma anche spettacoli, concerti ed eventi aziendali. La platea è composta da due livelli sovrapposti suddivisi in quattro settori e protetti dagli elementi dal tetto che fungono da parziale copertura. La parte inferiore del tetto visivamente uniforme guida l’occhio sul campo di gioco mentre lascia passare la luce del sole. La sua struttura non è visibile all’interno dello stadio, per non distogliere l’attenzione degli spettatori.
A sollevare gli spalti da terra c’è una base compatta che ospita tutte le funzioni programmatiche in un volume uniforme e simmetrico. Questa sorta di “stilobate” moderno comprende gli spazi VIP equamente distribuiti a est e ovest e le aree multimediali adiacenti agli spazi dedicati ai giocatori.

Il colore bianco, puro, accentua il carattere astratto dell’edificio che qualifica con una sorta di sobria monumentalità il paesaggio lacustre che lo circonda, attrezzato per lo sport e le esposizioni, della periferia a nord della città. Una monumentalità che possiede un significato intrinseco, come un’allegoria della società odierna che non esita nel considerare uno sport come una religione, un calciatore come una divinità e uno stadio come un tempio.