6 giorni, 1372 eventi e 17 percorsi espositivi per apprezzare e immergersi completamente nel multiforme mondo della Design Week. Un evento straordinario che ogni anno rinnova e conferma l’eccellenza e l’avanguardia del design, non solo italiano ma anche internazionale. Molti gli appuntamenti durante questa importante manifestazione annuale: il Salone Internazionale del Mobile, del complemento d’arredo, l’Euro-cucina (Technology for the Kitchen 2018), il Salone Internazionale del Bagno 2018, il Salone satellite, gli eventi del Salone e molti altri.

Quest’anno tuttavia, il centro d’interesse maggiore, forse più dell’esposizione stessa, che pure ospita le collezioni delle grandi e note aziende del settore, è stato il “Fuori salone”. Esposizione non convenzionale, creata per incuriosire ed emozionare, portando avanti sperimentazioni, nuove tecnologie e ricerche artistiche. Il Fuori salone, infatti, appare come un museo a cielo aperto: installazioni, spazi ed esposizioni diventano vetrine che si affacciano sulla città, donandole un nuovo volto. Invadono le strade come un magma gentile che illumina e risana al suo passaggio angoli, vie e cortili. Il prodotto assurge a elemento isolato, a unicum e così anche il mobile, gli oggetti di uso quotidiano, come un semplice spremiagrumi, si eleva sino a diventare opera d’arte.
Il nuovo assetto di uno dei più importanti eventi nell’ambito del design pone nuovi, interessanti quesiti, si trova proprio nella Design Week, il nocciolo di una delle più discusse questioni: si parla di arte quando si parla di design? Nella storia il luogo dove arte, architettura e design hanno sempre dialogato tra loro è certamente il teatro; ambito ove la tensione progettuale diventava un tutt’uno con la liricità delle arti tanto da raggiungere la Gesamtkunstwerk, termine questo che indica la perfetta sintesi delle diverse arti. Con la produzione industriale il divario tra oggetto d’arte e di design aumenta: il manufatto d’arte è certo il frutto di una creazione autonoma, solitaria e individuale, ciò a prescindere dal suo valore intrinseco. L’oggetto di artigianato, invece, immesso nella grande produzione è reso oggetto industrializzato, in tal modo è depauperato della sua unicità, diventando prodotto di massa, cioè prodotto industriale.

Esempio eclatante di tale cambiamento culturale è il primo tentativo di produrre in serie mobili da immettere sul mercato in gran numero, è nata così la Artek, fondata nel dicembre del 1935 dall’architetto Alvar Aalto e da sua moglie Aino Aalto. Si tratta di un’azienda di mobili finlandese ancora oggi presente, il cui concetto ispiratore sarà poi ripreso nel 1950 dal fondatore di Ikea: un design d’arredo accessibile a tutti.

Artek sgabelli Aalto. Fonte: www.cindylackey.com

Lo stesso monumentale tentativo sembra essere stato fatto in Architettura da Le Corbusier che afferma: “la casa è una macchina per abitare. Tutta la sua filosofia si estrinseca nella volontà di poter creare case che rispondano a un preciso modulo sempre ripetibile, avulso dal contesto e dallo spazio; esemplificazione ne è il suo famoso cubo bianco in calcestruzzo.

Weissenhof House, South west side Stuttgart. Fonte: Wikipedia

Tuttavia la distanza tra arte e design non dura molto; negli ultimi anni, infatti, l’utilizzo di tecnologie avanzate nel mondo dell’arte insieme a un ritorno all’artigianato, quasi manuale nella creazione del prodotto di design, ha portato a pezzi sempre più distinti ed esclusivi, conducendo a un felice incontro dei due universi. La distanza tra arte e design sembra accorciarsi, quasi a creare un ponte, e i moltissimi outsider che vivono in bilico tra queste due realtà, così come le loro creazioni, rimescolano continuamente le carte in tavola. Di certo Ettore Sottsass, è uno dei personaggi più rappresentativi di questo modo di fare. L’oggetto d’uso quotidiano non è più solo un prodotto funzionale, bensì uno strumento rituale dalla notevole valenza artistica.
Arte, design e architettura sono discipline sempre più connesse tra loro, l’artista non ha paura di cimentarsi in opere architettoniche, l’architetto crea opere monumentali, il designer trasforma oggetti d’uso quotidiano in piccole opere d’arte. Espressione di questa variegata commistione è lo studio dell’artista danese Olafur Eliasson, uno dei massimi esponenti dell’estetica relazionale; coniuga queste tre discipline senza porre limiti alla figura dell’artista, facendo convivere architetti, artisti, maker e designer sotto la medesima ala, quella della creazione. Eliasson è capace di realizzare opere architettoniche, come la facciata di cristallo della Harpa Concert hall and Conference Centre di Reykjavík per poi passare con disinvoltura a installazioni artistiche quali la Weather project del Tate Museum di Londra o l’Ice Watch di Parigi.

Olafur Eliasson, Minik Rosing, Ice Watch, Parigi. Fonte: www.ehabitat.it

Eliasson è uno dei molti artisti-designer che oggi sposa a pieno la filosofia di Sottsass. Ron Gilad, Carsten Holler, Droog design e Max Lamb, le cui opere scultoree sembrano essere state portate dal vento. Artisti questi, che utilizzano materiali naturali, antichi, il cui approccio è un ritorno a una visione primigenia della creazione, anche attraverso tecniche di lavorazione quasi artigianali.

Max Lamb indaga i materiali grezzi, le pietre, il legno, il metallo; si definisce designer, ma ogni pezzo che realizza è un unicum e lascia pensare che appartenga al mondo dell’arte. Le sue sono creazioni che assomigliano più a sculture che a mobili e le cui fattezze assumono un aspetto primordiale, non finito che emergono dalla pietra e ricordano le ultime opere di Michelangelo: il gruppo scultoreo degli Schiavi.

Max Lamb, The Campione chair, for Pedrelli graniti, trentino. Fonte: www.dezeen.com

Certo, determinare e definire con un termine finito è difficile. Arte, design, architettura, ognuna porta con sé un universo sconfinato e si declina in altrettanti campi ma insieme creano ponti, aprendosi a infinte possibilità. Picasso scriveva: “l’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni”. Forse è proprio in queste parole che risiede la risposta; dove arte è tutto ciò che scuote, che scombina e spettina come una brezza leggera.