Gli stupendi spazi ex-industriali del Museo Ettore Fico di Torino ospitano fino al prossimo 11 giugno la mostra dedicata a Bruno Munari, eclettico artista, designer e scrittore fra i più importanti del XX secolo.

Bruno Munari al MEF di Torino © Mauro Fontana

Bruno Munari al MEF di Torino © Mauro Fontana

Un artista totale, come definito dal curatore della mostra Claudio Cerritelli: un vero e originalissimo sperimentatore in campo artistico e pedagogico. A partire dai suoi primi disegni della macchina aerea (esposta alla Biennale di Venezia del 1930, quando aveva soli 23 anni) e poi con le sue magiche macchine inutili (1930-33), composte da elementi di diverse forme e misure legati fra di loro e appesi, in un perfetto rapporto armonico, Munari avvia un percorso in cui diventerà maestro di molte correnti ma rimarrà sempre un genio indipendente e libero.

Bruno Munari al MEF di Torino © Mauro Fontana

L’esposizione racconta attraverso le tappe più importanti, il percorso incredibilmente vario e ricco della sua produzione artistica, che spazia dal disegno alla scrittura, dalla grafica all’architettura, con approcci semplici e chiari, ma mai banali. Le sue sculture da viaggio in cartoncino che sfidano la retorica della scultura monumentale, il movimento dei colori con luce polarizzata del Polariscop (1969) e perfino la pittura con un’insalata: ogni strumento e ogni tecnica possono per lui diventare arte e l’arte deve sempre essere sperimentazione e gioco. Munari opera nella costante tensione di interpretare il mondo circostante in modo diverso, valutando le possibili relazioni fra le cose, la loro funzionalità e gli effetti della percezione e dell’interazione con le persone.

Bruno Munari, Polariscop (1969) in mostra al MEF di Torino © Mauro Fontana

Nella breve pubblicazione “Pensare confonde le idee” (1993) l’autore indaga attraverso la scrittura creativa l’evoluzione del concetto di “casa” e di come l’uomo abbia plasmato questa idea partendo dalla comodità e dal piacere degli uomini antichi di stare sotto un mantello:

La casa è un grande abito nel quale
ci vivi dentro tutto intero
esclusa la vita in terrazza
mentre il vestito è una casa

[…]

Sia il vestito che la casa
sono ripari contro le intemperie
regolabili secondo le stagioni
apri la finestra
togli la giacca
metti la maglia di lana
chiudi il rubinetto.

Un processo ricco che ha portato l’essere umano a trasformare un mantello in una tenda, una tenda in una capanna, una capanna in una casa, nella potente tensione di miglioramento della propria esistenza. Ma con il suo spirito osservatore di adulto e lo sguardo innocente di un bambino ci ricorda che in questo “mondo del tutto artificiale perfetto (?) con tendenza al monotono” che stiamo costruendo, alla fine non si sentono più le stagioni.

Abitacolo, Bruno Munari (1971). Vinse nel 1979 il prestigioso premio di design Compasso d’oro.

Bruno Munari