La Rhode Island School of Design espone a Roma: “Medley” è una mostra di artisti emergenti, si articola attraverso il doppio confronto giovani studenti e professori, sia italiani sia americani, un incontro che avviene nel cuore della città, l’antico Palazzo Cenci.

“Medley” è la collettiva realizzata dalla RISD e inaugurata il 12 giugno per il progetto European Honors Program, un programma per studenti americani che possono studiare, ricercare, sperimentare e misurare, nel cuore di Roma, le proprie capacità artistiche.

Caroline Liou è una giovane curatrice americana che approda nella capitale per raccontare, attraverso questa rassegna di opere, una Roma diversa, la città con una dimensione nuova. La percezione muta con il cambiare di latitudine, l’orologio sembra scandire altri ritmi e il tempo rallenta assumendo un valore differente. La mostra vuole essere il racconto di questa dimensione altra: la disuguaglianza del tempo tra USA e Italia. Nel primo caso, esso è considerato solo come un’unità di misura, strumento per misurare la produttività; nella cultura italiana, invece, assume una forma diversa, lineare che connette passato e presente come la punta di una freccia; muovendosi in una danza che si concentra per poi sparpagliarsi di nuovo. A Roma il passato scivola facilmente nel presente.

La curatrice Caroline Liou. Opera: Isabelle McCormick, Farnesina filter. Photo credit: Simone Gramegna

La mostra si snoda sul tema “tempo” e come questo si misuri in una scala differente. Attraverso artisti poliedrici che utilizzano materiali e texture tra loro distinti ma che restano legati dallo stesso filo conduttore: Roma e il suo tempo. Gli artisti Baldo Diodato e Leslie Hirst evidenziano entrambi il concetto della stratificazione temporale. Diodato con il suo Temporale, realizza un’opera attraverso la tecnica del frottage (disegno o pittura basata sul principio dello sfregamento) dove sembra voler sottolineare le molteplici stratigrafie che si sovrappongono durante i secoli, come un palinsesto della storia, catturando la texture della città. Diverso per Leslie, l’autore con i suoi tessuti leggeri imprime forme semplici. Un’opera che ricorda l’antica Calotipia, precorritrice della fotografia.

 

Leslie Hirst, ch-ch-chair. Fonte lesliehirst.com

Simili i lavori di Enzo Barchi e Isabelle McCormick che esprimono un passato evocativo. Barchi propone la figura di una donna stilizzata e fuori scala che ricorda sculture antiche, greche; mentre McCormick con il suo quadro technicolor riprende tratti rinascimentali ispirati da Giovanni da Udine. Entrambi richiamano la memoria passata rimodellando la storia. Infine le opere di Claudio Carli e Sezgi Uygur che scelgono di giocare con scale differenti, materiali diversi e astratti partendo però dal concetto della ripetizione, dell’introspezione e dell’infinito.

Enzo Barchi, Sustainable Life. Photo credit: Simone Gramegna

A fare da cornice a queste interessanti opere l’antico Palazzo Cenci, nel cuore del Ghetto, a due passi dalla Sinagoga, sede romana della Rhode Island School of Design che ospita non solo la collettiva ma tanti giovani artisti durante il loro soggiorno nella capitale. Un palazzo che racconta un antico dolore, quello della famosa Beatrice Cenci: una giovane violata e vessata dal padre Francesco Cenci, tanto che giungerà infine a ucciderlo. La povera Beatrice diventerà emblema dell’innocenza calpestata, dell’indipendenza e dell’orgoglio femminile, finendo sul patibolo. Il suo racconto insieme al bel volto immortalato per sempre da Guido Reni, diverrà storia. Gli stessi artisti della Rhode School percepiscono l’anima di Beatrice che si muove con loro e ne ispira le opere.

Palazzo Cenci. Fonte www.pinterest.com

Raccontare di arte non è semplice, parlare di quella contemporanea lo è ancora meno, ma a rendere davvero arduo tale compito è descrivere artisti contemporanei quasi del tutto sconosciuti poiché questi camminano nel “deserto” degli ignoti. È una condizione, nel panorama culturale – artistico attuale che diventa una contraddizione dell’arte stessa; infatti, spesso si definisce, “opera” un oggetto che diviene tale perché posto in primo piano, non per il suo valore intrinseco assoluto. In questo contesto “arte” può essere uno strumento d’uso comune, un gesto, un concetto. Maggior valore assume, dunque, una mostra di opere non conosciute, realizzate da artisti altrettanto sconosciuti ma brillanti, capaci e curiosi.

Claudio Carli, Campus Stellae. Photo credit: Simone Gramegna

Gli artisti sono certo dotati di una particolare sensibilità nell’assorbire e nell’esprimere ciò che li circonda, a volte senza nemmeno comprendere appieno dove possono giungere; in queste creazioni si percepisce davvero il respiro antico di Roma.