L’odierno quartiere EUR prese questo nome unicamente alla fine del secondo conflitto mondiale: originariamente pensato per essere il sito dell’Esposizione universaleE42“, sarebbe dovuto essere il fiore all’occhiello dell’Italia fascista, presentando la città al mondo intero come una “nuova Roma”.

L’idea di un’Esposizione italiana la si deve a Giuseppe Bottai, Governatore di Roma, colui che nel 1935 propose a Mussolini di organizzare questa manifestazione proprio nella capitale.

Durante l’anno successivo si scelse il 1942 come periodo di realizzazione dell’evento, una data simbolica per festeggiare il XX anniversario della marcia sulla capitale; verso la fine del ’36 lo stesso Duce scelse come sito per l’edificazione un’area di circa 400 ha situata a 6 km a sud delle mura aureliane, verso Ostia, in un progetto di futura espansione urbana verso il Mediterraneo.

Esposizione Universale di Roma, Planimetria generale 1938. Credits@pariolifotografia.it

Le strutture che iniziarono a prendere corpo furono, per la maggior parte, pensate per diventare stabili e non temporanee come era consuetudine di questi eventi internazionali, a testimonianza di questa volontà di accrescimento urbano.

«La terza Roma si dilaterà sopra altri colli lungo le sponde del fiume sacro, fino alle spiagge del Tirreno»

Scritta presente sul palazzo degli uffici

Nel 1936 fu istituito l’Ente Autonomo Esposizione Universale, mentre l’8 aprile del 1937 i progettisti del Piano dell’Esposizione – Marcello Piacentini, Giuseppe Pagano, Luigi Piccinato, Giovanni Muzio, Ettore Rossi e Luigi Vietti, guidati dallo stesso Piacentini –  esposero il plastico a Mussolini. Approvato il primo progetto, il 28 aprile dello stesso anno viene simbolicamente piantato il primo pino, allestito il cantiere e creata una vera e propria cittadella operaia per il lavoratori.

Il progetto prevede una grande via Imperiale che colleghi la città con l’area dell’Esposizione, oggi via Cristoforo Colombo, nonché una linea metropolitana che conduca i visitatori direttamente dalla stazione Termini.

Oltre agli edifici di rappresentanza avrebbero trovato posto luoghi di culto – la chiesa dei SS. Pietro e Paolo – aree verdi, giardini e spazi dedicati al divertimento delle grandi masse.

L’architetto Piacentini, regista del coevo Piano della Città Universitaria di Roma, portò avanti istanze legate a un linguaggio autarchico, in antitesi al razionalismo di un altro importante architetto coinvolto nel progetto, Pagano; come alcuni storici hanno evidenziato, l’E42 sarà il luogo emblematico dove si consumerà la sconfitta del razionalismo italiano puramente inteso, legando indissolubilmente il linguaggio autarchico alla dittatura.

Scrisse Pagano nella rivista “Casabella-Costruzioni” nel 1938:

«Il vero classicismo di Piacentini è quello che egli identifica nei “grandi spazi” e nei “grandi colonnati”. […] Crede infatti di risolvere lo spirito della moderna architettura italiana in senso nazionale e autarchico, consigliando un “ritorno all’essenziale del classicismo”. Ma cos’è, secondo lui, lìessenziale del classicismo? Chiarezza e onestà logica? No. Egli vi legge soltanto insegnamenti formali.»

La rottura fra le due posizioni sarà tale che la seconda versione del piano, redatta da Piacentini nel 1938, relegherà i razionalisti come Pagano a ruoli progettuali e compositivi  totalmente secondari.

 

Il piano urbanistico

Il nuovo asse che congiunge Roma con Ostia è il cardo massimo, mentre la via che connette il palazzo dei congressi con il palazzo della civiltà e del lavoro è il decumano: all’incrocio ortogonale delle due vie trova posto la piazza Imperiale, delimitata dalla città della scienza e dalla città dell’arte.

Il sistema di vie apparentemente infinite, di prospettive centrali e di monumentali edifici disposti come quinte sceniche di una contemporanea città ideale, di forte matrice rinascimentale, si snodato lungo assi ortogonali fra di loro: ecco che vi si identificano piazza imperiale – con al centro l’obelisco Marconi – piazza della romanità, il palazzo del commissariato e dell’ente autonomo di Gaetano Minnucci, il palazzo delle feste, dei congressi e dei ricevimenti di Adalberto Libera, il palazzo della civiltà italiana – comunemente chiamato Colosseo quadrato – di Giovanni Guerrini, Ernesto La Padula e Mario Romano, la chiesa dei SS. Pietro e Paolo di Arnaldo Foschini.

Ardite strutture in cemento armato, rivestimenti marmorei e di candido travertino sono alcune delle costanti dell’idea piacentiniana e mussoliniana della terza Roma, rappresentato da un «piano della grande manifestazione di Civiltà che l’Italia offrirà al Ventennale dell’Era fascisra, ed il piano del nuovo quartiere monumentale di Roma, Capitale dell’Impero», come scrisse sulla rivista Architettura lo stesso direttore generale.

Un arco monumentale di alluminio e acciaio altro 170m avrebbe delimitato spazialmente l’accesso all’esposizione, elemento, questo, purtroppo mai realizzato.

Gli eventi bellicci del secondo conflitto e le flebili speranze di una vittoriosa guerra lampo portarono alla stasi del cantiere, interrompendo ogni lavoro a dicembre 1942: solo dieci anni dopo, a inizio anni ’50, si deciderà di riavviare i cantieri, con l’idea di decentrare parte degli uffici amministrativi della neonata Repubblica nel quartiere, ribattezzato EUR. (Esposizione Universale di Roma)

Sotto la guida del Commissario straordinario dell’Ente EUR Virgilio Testa, fra il 1951 e il 1975 vennero recuperati e conclusi numerosi edifici, destinando l’intera espansione a quartiere per uffici misto a zone residenziali.

 

La ricorrenza

«Ottant’anni di EUR, visioni differenti. Archivio centrale dello Stato e Carlo D’Orta» è la mostra promossa da ACS ed Eur SpA per celebrare la ricorrenza dell’ottantesimo anno dalla progettazione del quartiere EUR, organizzata in una doppia sezione espositiva.

Una prima parte, curata dall’Archivio centrale, espone progetti urbanistici, planimetrie e bozzetti dei progetti che l’Istituto conserva, mentre la seconda è composta da circa 200 fotografie dell’artista Carlo D’Orta, autore di una profonda ricerca fotografica e artistica al fine di comunicare la propria personale visione dell’ex E42 .

Si tratta di circa 60 stampe in grande formato, affiancate dalla proiezione in loopdelle restanti lungo le pareti delle sale: i flessi di prospetti in travertino sugli edifici degli anni ’80, scorci metafisici e dettagli architettonici sono le parole chiave degli scatti di D’Orta.

Questa ricerca è confluita in un libro fotografico pubblicato lo scorso marzo, “Eur 42/oggi: visioni differenti”, edito dall’INAIL, ente che ha proprio nel quartiere la sua sede principale.

https://www.youtube.com/watch?v=d5Z2ruqBSIg

Periodo

dal 4 al 31 maggio 2018

Luogo

Archivio Centrale dello Stato, Piazzale degli Archivi, 27, 00144 Roma RM

http://acs.beniculturali.it

Orari

Dal martedì al venerdì dalle ore 14,00 alle ore 19,00
Il sabato dalle ore 10,00 alle ore 19,00
La domenica alle ore 11,00 alle ore 15,00

Biglietti

Ingresso gratuito