“Dopo il ‘700 non è più esistita nessun architettura. Un balordo miscuglio dei più vari elementi di stile, usato a mascherare lo scheletro della casa moderna, è chiamato architettura moderna. […] ”

Esordisce così Antonio Sant’Elia l’11 Luglio del 1914 nel “Manifesto dell’architettura futurista.

Sant'Elia dedia Monumenti caduti Como

Scomparso cento anni fa, Sant’Elia ha caratterizzato il pensiero di alcuni stili architettonici industriali, pur non realizzando mai nessun’opera.

Nato a Como nel 1888, consegue il diploma di capomastro edile nel 1905 e successivamente, nel 1912, si laurea in architettura a Bologna.

Nella sua produzione di disegni del 1911 si nota l’influenza di O. Wagner e di ciò che era stato realizzato dai secessionisti viennesi. Il suo stile diventa sempre più legato al contesto storico in cui vive, sviluppando una ricerca formale nell’ambito dell’industrializzazione, tenendo conto dei nuovi materiali edilizi (cemento armato, vetro, armature in ferro, ecc. ).

La sua attrazione verso la città industrializzata e la sua critica verso il passatismo lo avvicinano sempre di più al movimento del Futurismo, arrivando a scrivere nel 1914 il Manifesto dell’architettura futurista.

La sua attività si interrompe a causa dello scoppio della Prima Guerra Mondiale,  considerata dai futuristi come “sola igiene del mondo”, a cui partecipa come volontario.

Muore in guerra nel 1916.

Pur avendo una carriera breve, Sant’Elia è una delle figure di rilievo nel mondo dell’architettura italiana del 20° secolo, l’unico architetto in perfetta sintonia con le linee del Futurismo.

A lui è attribuita l’idea di posizionare gli ascensori all’esterno dell’edificio, togliendoli dalle anguste trombe delle scale.

( Render di un disegno della "Città Nuova" di A. Sant'Elia. )

( Render di un disegno della “Città Nuova” di A. Sant’Elia. )

 

La sua concezione dell’architettura futurista si evince chiaramente da ciò che scrive nel suo manifesto.

“ L’architettura futurista è l’architettura del calcolo, dell’audacia temeraria e della semplicità; l’architettura del cemento armato, del ferro, del vetro, del cartone, della fibra tessile e di tutti quei surrogati del legno, della pietra e del mattone che permettono di ottenere il massimo della elasticità e della leggerezza; ”

La sua idea di architettura pone le basi di quella che oggi è l’architettura industriale delle grandi metropoli, con grattaceli in cemento e vetro, linee sinuose, ondulate, dinamiche. L’architettura deve quindi farsi padrona di dinamicità e forme ellittiche e curve, le uniche capaci di dare movimento e spinta alla costruzione, non per funzionalità ma per la pura sintesi dell’arte.

“ Per architettura si deve intendere lo sforzo di armonizzare con libertà e con grande audacia, l’ambiente con l’uomo, cioè rendere il mondo delle cose una proiezione diretta del mondo dello spirito; ”

città nuova

 

Il suo pensiero viene ben espresso nei suoi disegni, specialmente nella raccolta intitolata “ La città nuova”.

In questa raccolta di disegni si può comprendere bene ciò che l’architetto proclama nell’ultimo punto del suo manifesto.

“ Da un’architettura così concepita non può nascere nessuna abitudine plastica e lineare, perchè i caratteri fondamentali dell’architettura futurista saranno la caducità e la transitorietà. Le case dureranno meno di noi. Ogni generazione dovrà fabbricarsi la sua città. Questo costante rinnovamento dell’ambiente architettino contribuirà alla vittoria del Futurismo, che già si afferma con le parole in libertà, il dinamismo plastico, la musica senza quadratura e l’arte dei rumori, per il quale lottiamo senza tregua contro la vigliaccheria passatista. ”

 

È proprio il titolo che ci suggerisce il concetto di “Architettura Generazionale” che l’architetto esprime nel suo manifesto. L’architettura perde in questo senso la sua “eternità” e si sviluppa in funzione della generazione. Ad ogni generazione, la sua architettura, la sua città. Diventa così un’architettura in continua evoluzione, in continuo divenire.

 

In onore della sua memoria, G. Terragni ha realizzato nel 1930 il “Monumento ai caduti” di Como, sulla base di un disegno di Sant’Elia per il progetto di una centrale elettrica.

 

Monumenti caduti Como