Risale a martedì 31 luglio la notizia lanciata dalla Biblioteca Nazionale di Napoli dal Ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli, in occasione della presentazione delle lettere di Giacomo Leopardi appena acquisite dal Mibac, sullo stop dell’iniziativa della “Domenica al museo”.

Nata nel luglio del 2014 per volere dell’allora Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini, prevede l’ingresso gratuito in oltre 480 tra musei, siti archeologici e monumenti in tutta Italia ogni prima domenica del mese. L’iniziativa è stata accolta favorevolmente dalla stampa in questi anni, tanto da evidenziarne in più occasioni lo straordinario afflusso di visitatori che si riversavano in questo speciale giorno all’interno dei vari luoghi della cultura. Riguardo ciò, la stima registrata dal Mibac, di oltre 12 milioni di cittadini coinvolti nell’iniziativa di visita dalla sua prima edizione, non potrebbe che far sorridere se non fosse per il fatto che tali dati sono da riferirsi in maggioranza a un ristretto numero di grandi musei, messi in luce dall’ex Ministro in una politica largamente discutibile che avviò alla costituzione dei 20 super musei (qui sulla sentenza del Tar).

Alberto Bonisoli. Fonte: Artribune.com

Bonisoli prende voce in capitolo e annuncia:

“Le domeniche gratis – ha spiegato il Ministro – andavano bene come lancio pubblicitario ma, se continuiamo così, a mio avviso andiamo in una direzione che non piace a nessuno. (…) Dopo l’estate si cambia, ma lasciando libertà di iniziativa ai direttori.”

Affermazioni queste che rendono facile la nascita di un dibattito in merito alla questione, tanto più se non si propone nell’immediato, o in un programma organico, delle alternative atte a compensare un vuoto avvertito dalle persone come valore aggiunto nelle attuali politiche culturali del Ministero. Ma il neo-Ministro continua a rilasciare dichiarazioni alla stampa, aggiungendo gravemente:

“(…) E quando io sono costretto dal Ministero ad aprire la prima domenica di agosto con migliaia di turisti stranieri che arrivano lì e dicono: ma perchè gli italiani sono così pazzi che mi fanno entrare gratis? addirittura, pensate, rischiamo di svalutare (breve pausa) non so se vi è mai capitato, ma se voi pensate di pagare una cosa e improvvisamente scoprite che è gratis, non so, vi sembra che ci sia da qualche parte la fregatura, no?”

Un tono che risulta essere qui più colloquiale di quanto il suo ruolo possa permettere, a prescindere dall’idea che parte alla base di questo intervento. Il concetto di “fregatura” descritta dal Ministro Bonisoli non può assolutamente essere associato a una qualsiasi azione da parte del Mibac, ente per eccellenza predisposto alla gestione del patrimonio culturale. Più che sulle cause comunque, sarebbe bene ragionare sulle finalità e i mezzi che tale organismo detiene, per assicurare una incisiva azione che punti ad arricchire il patrimonio culturale di ogni singoli individuo, sia esso cittadino della Repubblica o del mondo.
Pronto l’intervento dell’ex-Ministro Franceschini, che sembra quasi voler cavalcare l’onda del dissenso popolare:

“Quando una cosa funzione e va incontro ai bisogni e ai desideri delle persone non ha colore politico, non c’è bisogno di cambiarla solo perché chi l’ha fatta aveva un colore politico diverso dal tuo.”

Aggiungendo inoltre la più che ambigua frase demagogica:

“Le prime domeniche sono diventate una festa di popolo.”

La retorica di un democratico accesso per tutti stride però con la volontà dell’ex Ministro, taciuta dai più in un dibattito che dovrebbe valutare i pro e i contro di ogni politica, di abolire l’ingresso gratuito alla fascia degli over 65 all’interno di una più ampia riforma.

Uffizi e il Tondo Doni, vecchio allestimento. Fonte: Artribune.com

10 o addirittura 12 milioni, i visitatori che hanno colto l’occasione della gratuità per visitare i nostri luoghi della cultura in questi anni. Una soddisfazione per tutta la Penisola, che può affermare a testa alta un interessamento vivo e concreto da parte dei suoi cittadini, quando vi è dietro una buona politica che tenga conto delle limitate disponibilità economiche dei più. Ma è realmente questa la situazione?
Prendendo ad esempio il museo, la definizione data dall’ICOM lo vuole in primis come istituzione permanente senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo. Ciò significa che lo scopo del museo non è quello di arricchire economicamente se stesso, ma di generare cultura a beneficio dei cittadini e di tutti i visitatori che intendono visitarlo. Ciò non è attuabile nei luoghi presi di mira nel giorno della domenica gratuita; per fare degli esempi, i  visitatori nella prima domenica di febbraio 2018 ammontano a 23.984 nel Parco archeologico del Colosseo, 7.812 nel Museo archeologico nazionale di Napoli e 7.191 nella Reggia di Caserta. Questo flusso continuo e indistinto di persone non fa che generare caos all’interno delle strutture, tra il personale e i visitatori stessi, rendendo l’esperienza di visita non solo sterile di informazioni ma anche sconfortevole in termini di vivibilità dell’ambiente. Basti pensare a tal proposito alle immagini sconcertanti della Reggia di Caserta, come racconta inoltre lo storico dell’arte Tomaso Montanari.

Reggia di Caserta presa d’assalto dai turisti nella prima domenica gratuita del mese. Fonte: finestresullarte.info

Con queste domeniche si crea certamente più coscienza tra i cittadini di alcuni dei nostri migliori gioielli artistici, ma d’altra parte si forza la visita ad essere una mera esperienza estetica, e in alcune occasioni naturalistica. Un sito che non può raccontare la sua storia, arricchire il bagaglio culturale del visitatore e intrattenerlo piacevolmente tra arte, storia e società, viene depauperato della sua funzione, avvilendolo al punto tale da poterlo considerare un mero sfondo costituito da pareti e opere dove poter scattare qualche foto da caricare in rete e passeggiare allegramente tra la gente.

Verrebbe quindi da chiedersi quanto infine possano giovare queste giornate di accesso gratuito alla popolazione, se non vi è di fondo alcun interesse al suo progresso per mezzo della cultura, ricordando inoltre come i piccoli musei rimangano largamente esclusi da tali benefici. Il dibattito non dovrebbe neanche incentrarsi sul costo reale dei biglietti per facilitare un equo accesso a tutte le fasce della società, o a un possibile ingresso gratuito come in molte realtà del mondo anglofono, piuttosto sui mezzi di cui il Ministero dispone per assicurare una reale ed efficace comunicazione dei servizi e delle agevolazioni preposte, di cui il cittadino potrebbe servirsi. A Roma, ad esempio, in pochi sanno che l’ingresso gratuito è riservato anche ai cittadini residenti nel comune con un reddito inferiore a € 15.000,00, previa esibizione del certificato ISEE e perfino ai donatori di sangue e ad un loro accompagnatore durante la Campagna Estiva, un’azione di buona politica che potrebbe essere presa a modello in tutto il territorio nazionale e non.

Colosseo visto dal basso. Fonte: coopculture.it

Se pure tali agevolazioni non fossero comprese, basterebbe coinvolgere i cittadini nei programmi di didattica, aiutarli a comprendere il reale e stupendo valore degli oggetti esposti, raccontare la storia ricca e affascinante di un passato diverso ma a tratti così comune all’umanità intera, per invogliare l’acquisto e moltiplicare l’interesse, al semplice costo di un biglietto del cinema.

Per le brevi interviste video qui e qui.