Di Francesca Maria De Matteis

“Non ha l’ottimo artista alcun concetto

c’un marmo solo in sé non circonscriva

col suo superchio, e solo a quello arriva

la man che ubbidisce all’intelletto.”

(Michelangelo Buonarroti)

 

Centonovanta cave, delle quali circa cento attive. Oltre due millenni di storia. Tonnellate di marmo estratte ogni anno e distribuite in Italia e nel mondo. È il bacino marmifero più importante a livello globale, e si trova a Carrara, che per questo è stata di recente inserita tra le città creative nella lista dell’UNESCO. Che sia quindi un patrimonio indiscusso del nostro Paese è innegabile, ma, come per molte altre attività sulle quali l’Italia può vantare un’esclusiva su scala mondiale, rischia di passare inosservata. La maggior parte dei turisti è straniera e troppo spesso agli occhi degli italiani il sito viene declassato a semplice “cantiere”, perdendo così tutto il fascino che secoli di storia, arte e tradizione vi hanno impresso.

Fonte: cavamuseo.com

Anche se la più famosa e pregiata è quella di marmo bianco, vedono la luce anche altre importanti qualità marmoree, tra le quali lo Statuario, il Venato e l’Arabescato, e cristalli di minerali purissimi, come il quarzo, il gesso e la dolomite. Notizie certe della presenza di attività umane nella zona risalgono già al IV secolo a.C., ma l’estrazione sistematica prende piede in epoca romana e raggiunge intensi livelli di attività con Giulio Cesare. Con un salto di qualche secolo, si impone nella storia la figura di Michelangelo (1475-1564), il quale sceglie personalmente i blocchi per le proprie opere. In epoca fascista, un ampio uso delle cave di Carrara viene commissionato da Mussolini per la realizzazione di opere monumentali nella Capitale.

Michelangelo, La Pietà, 1497-99. Fonte: robertomolfetta.it

Una delle più importanti, insieme a quelle di Torano e Colonnata, è la cava di Fantiscritti. Da qui provengono i marmi che Michelangelo sceglie per scolpire alcune delle sue opere più celebri, come la Pietà, i Prigioni e il Mosè. Tra questi anche il David, celebrato su una parete della cava Gioia da un murales di dieci metri per undici, opera dell’artista brasiliano Eduardo Cobra, in arte Kobra.

Fonte: artribune.com

Niccolò è uno studente di illustrazione e animazione e l’anno scorso ha passato alcuni giorni in uno dei laboratori presso le cave di Carrara. Queste alcune delle sue impressioni.

Per quale motivo sei partito?

Nessuno in particolare, se non per pura curiosità personale. Negli ultimi 3-4 anni mi è capitato di approfondire in maniera un po’ più matura tutti quegli artisti scultori che mi piacevano tanto. Inoltre, a Roma vivo in un contesto ricco di statue e le ho studiate a scuola, ma la scultura, diversamente da altri tipi di attività artistica, non è facilmente sperimentabile. Il materiale non è pratico e il marmo è costoso, difficile da trasportare e per lavorarlo serve un ambiente specifico. Di laboratori a Roma, ce ne sono, ma visto che mi piaceva l’idea di vedere quei luoghi dai quali è sempre provenuta la materia prima, ho prenotato e sono partito. Proprio come faceva Michelangelo, non te lo nascondo. Era una cosa nuova, per quanto scontata.

Quali erano le caratteristiche organizzative del laboratorio e della permanenza in generale?

Sono sempre stato abbastanza libero, nonostante la supervisione di un insegnante scultore che teneva il corso al quale ero iscritto. L’impostazione era quasi ‘a bottega’: avevo a disposizione dei gessi per avere riferimenti e tutti gli strumenti che mi potevano fare comodo. Complessivamente mi sono trovato molto bene: era un mio spazio di “gioco”, dove potermi perdere, sbagliare ed imparare e all’occorrenza chiedere aiuto a mani esperte. Passavo tutta la giornata in laboratorio, spostandomi da posti all’aperto, a quelli al chiuso. Ho alloggiato in un bed and breakfast, il cui proprietario possiede anche il laboratorio dove ho lavorato. Nello specifico stavo a Marina di Carrara, che ha la particolarità di trovarsi sul mare ma anche vicinissima alle montagne; per quanto le cave sembrino visivamente lontane, le distanze sono incredibilmente ridotte. In mezz’ora potevo raggiungere le cave, come anche il centro di Carrara. Da visitare nel centro della cittadina ci sono il duomo fatto interamente di marmo e, naturalmente, la casa con la targa che ricorda i soggiorni di Michelangelo.

Ci sono polemiche circa l’attività estrattiva?

A Carrara la popolazione si divide secondo due linee di pensiero: chi continua ad appoggiare il lavoro di estrazione, e quindi, la commercializzazione del marmo, e chi, invece, vorrebbe porre fine a questo processo. Da quello che mi hanno spiegato durante l’escursione in cava, uno dei motivi che spingerebbero le persone a questa seconda scelta deriva dall’introduzione di macchinari. Questi, scavando con maggiore efficacia e velocità, hanno cavato via una quantità di marmo pari a quella totale estratta per secoli, fino al 1800. C’è addirittura chi sostiene che, di questo passo, tra cinquant’anni potrebbe non esserci più nulla da estrarre. Ma se chiudere le cave significa togliere lavoro a chi vive di questo da generazioni, ci sono anche cavatori esperti che si rendono conto del danno che si arreca alla montagna.