Nel cuore della città eterna, nei vicoli senza tempo del suo centro storico, già da due secoli è attiva la Stamperia d’arte della famiglia Bulla.

Assimilabile ad una sorta di tipografia d’altri tempi, la Stamperia Bulla opera nel rispetto di storici principi e della sua ormai consolidata tradizione. Le pareti sono tappezzate da opere di artisti con cui i Bulla hanno lavorato e in fondo alla sala principale sono archiviate pile di pietre utilizzate per stampare, nel corso degli anni, le varie edizioni.

È subito evidente il torchio xilografico in ghisa del Settecento e prodotto dalla fabbrica bolognese Bendini, che non esiste più. Purtroppo i prodotti di oggi non hanno una certa valenza, c’è troppa gente naif sia nel mondo dell’arte che in quello meccanografico, ci confida Romolo.

Gli ambienti soffusi e vintage della bottega riportano indietro nel tempo, a quando gli artisti si accendevano una sigaretta sull’orlo della porta e si discuteva delle loro opere, delle loro idee, della loro filosofia; a quando gli artisti avevano un ruolo fondamentale, e se intercedevano presso chiunque erano in grado di ottenere tutto. Per Romolo, la bellezza di questo lavoro sta nell’aver incontrato persone eccezionalmente stravaganti, uniche.

Il ruolo della bellezza nella società era riconosciuto, rispettato e fortemente voluto. Oggi forse qualcosa è cambiato, ma nonostante la scarsa attenzione, le scarne per non dire nulle sovvenzioni alle botteghe di interesse storico-culturale, qualcosa resiste ancora, ed è frutto della passione, dell’amore per ciò che si fa e dei sacrifici.

 

Quasi due secoli di attività

La storia dei Bulla e della stamperia iniziò nel lontano 1818 a Parigi, nel VI arrondisment, dopo un trasferimento da Muggio (oggi Svizzera). Nel 1840 si decise di portare l’attività nell’allora vivace Roma, precisamente in Via del Bufalo nei pressi della cartografia nazionale, per poi dar vita all’attuale bottega di Via del Vantaggio. Furono gli anni delle strette collaborazioni con il Vaticano e con il Regno d’Italia.

Quella di Romolo e di Rosalba Bulla è già la quarta generazione, prima di loro sulla scena Anselmo, Romolo e Roberto, rispettivamente bisnonno, nonno e padre degli attuali proprietari. Le giovani figlie di Romolo non manderanno tutto all’aria ed hanno già le idee molto chiare su quale sarà il futuro della stamperia.

 

Tecniche di stampa utilizzate

Nel corso della loro attività, i Bulla hanno sempre utilizzato tecniche che hanno permesso di realizzare al meglio ciò che gli artisti richiedevano.

La litografia è una tecnica ormai uguale da secoli; nata nel 1798 in Germania, consiste nell’utilizzo di una pietra calcarea proveniente da Monaco che assorbe tutte le sostanze grasse (anche l’impronta di una mano) e liquide; gli artisti disegnano con matite o con inchiostro grasso sulla pietra, piano piano questo viene assorbito fino a che il disegno non diventa un segno calcareo; da qui, mediante l’utilizzo di torchi e rulli si stampano le edizioni sui vari fogli. Per ogni colore si usa una pietra diversa; s’inizia a disegnare con il nero, una volta che la pietra si è sviluppata chimicamente, insieme all’artista si procede alle prove di stampa, pietra dopo pietra, finché non verrà fuori il risultato sperato (“visto si stampi” o “bon a tirèr”, ossia l’ultima versione di una pubblicazione prima che essa sia mandata in stampa). Una volta fatta questa prova, si comincia a stampare, in base al numero di copie previste dall’edizione. Sulla base di ciò che l’artista vuole ottenere, si svilupperà quindi l’immagine.

Il nostro lavoro – ci dice Romolo – dipende dall’artista e vuol dire inventare assieme un’idea per poi riportare sulla pietra esattamente quello che si desidera. Una volta ottenuto il segno sulla pietra si possono fare più di un centinaio di copie; tuttavia, nel mercato delle grafiche d’arte, gli artisti ne stampano meno per valorizzare i lavori. Con la litografia si possono stampare anche libri d’arte, un mix di scrittura e immagini, veri e propri pezzi da collezione. Stampare qualcosa di scritto con queste tecniche fu possibile grazie all’utilizzo di un tipo di carta inventata ai primi dell’Ottocento, la carta da riporto. Veniva usata durante le campagne in Russia da Napoleone che scriveva e disegnava i futuri attacchi ai nemici. Il suo utilizzo fu determinante perché se si disegna direttamente su pietra la stampa risulta a rovescio, mentre disegnando prima (al dritto) su carta con delle matite grasse e bagnando la pietra poi, a seguito di svariate pressioni sul foglio di carta appoggiato, si avrà il trasferimento del disegno su pietra che tornerà dritto con il passaggio del torchio.

La litografia nasce però dopo la xilografia e l’incisione, ne è, anzi, quasi la naturale evoluzione.

La xilografia fu inventata nel Quattrocento, prima della stampa, e consiste nello scavare un pezzo di legno di pero da intagliare a seconda della forma desiderata, che poi verrà inchiostrato e sottoposto al passaggio del rullo. Per ogni colore bisogna utilizzare una lastra diversa.

Si impiegherà un numero di lastre pari a quello dei colori che devono apparire nell’opera. Le lastre verranno colorate e incastrate, assemblate le une con le altre, fino a formare il disegno voluto.

 

Collaborazioni e mostre

 Serietà, onestà e professionalità sono gli ingredienti che i Bulla hanno da sempre affiancato alla passione, ciò che ha fatto della Stamperia romana un punto di riferimento per artisti nazionali e internazionali.

Con Jannis (Kounellis) abbiamo cominciato nel 1972 – ricorda Romolo; è con lui che la grafica diventò un oggetto, un multiplo. Amava farsi dare del tu, era libero da ogni forma di cortesia, cosa abbastanza comune anche tra altri artisti. Stampatore e artista sono come il braccio e la mente: il primo sa cosa verrà fuori mentre l’artista no e per questo è fondamentale che si venga a creare un rapporto di fiducia.

Altri celebri artisti con cui Romolo ha avuto il piacere di collaborare sono Domenico Paladino, uno dei maggiori esponenti della transavanguardia, Piero Pizzi Cannella, esponente della nuova scuola romana, Toti Scialoja, Gentilini, Basaldella, Dorazio, de Chirico.

Alcuni dei lavori stampati dai Bulla sono stati esposti nel 2001 in una mostra tenutasi presso l’Accademia di San Luca, e poi confluite nel catalogo edizione limitata a cura della casa d’arte De Luca. L’esposizione riguardava non solo opere contemporanee, ma anche opere prodotte dalle precedenti generazioni, come manifesti, locandine di film, antiche piante di Roma e Napoli.

Nella mostra del 2013, tenutasi presso la Casa delle Letterature, sono stati, invece, presentati solo libri d’arte e qualche multiplo. I libri erano delle edizioni limitate frutto di collaborazioni con artisti amici; era un’idea complessa ma più concreta: racconti, con un inizio e una fine, tutti rigorosamente rilegati a mano.

Sono in programma una serie di collaborazioni con artisti giovani, espressione della generazione attuale, per far sì che anch’essa possa avvicinarsi a questo mondo. Si vuol proseguire sulla scia dei libri d’arte, producendone solo una quindicina di esemplari per ciascun edizione: il mondo dell’arte è per una ristretta nicchia, ma è bene che resti tale.

Per conoscere più a fondo questa realtà e le opere che ne hanno fatto parte, è possibile approfittarne dal 19 Aprile al 1 Luglio 2018 a Palazzo Poli, presso l’Istituto Centrale per la Grafica di Roma, dove si terrà una mostra che celebrerà i duecento anni di attività della Stamperia.

 

Foto di ©Mariarita Persichetti