di Chiara Andolina

Alessandro Stronati nasce a Segrate nel 1997 e la sua arte è fortemente segnata dagli studi in medicina e chirurgia effettuati presso la Sapienza di Roma, ma non solo. Padova, Londra, Milano e Madrid, luoghi in cui ha vissuto gran parte della sua vita l’hanno spinto alla pittura ed in particolar modo all’astrattismo. Catturato dal dripping e dall’action painting, è a Roma che inizia a sperimentare le sue tecniche di scultura su tela uniche nel loro genere.

Alessandro Stronati, Questa è la nostalgia che in ognuno mi traspare

Immediato e diretto il messaggio dell’artista ad un primo sguardo, connotato dallo stretto legame tra medicina e scienza, indiretta e profonda la tutta la sua poetica, che accompagna lo spettatore in un viaggio intimo in cui sogni, pensieri e vissuti riaffiorano sulla tela.

Di particolare interesse le tecniche con cui l’artista realizza le sue opere, da cui deriva anche il nome del progetto:”Lighting Up Art & more” (2017-2018), volto ad introdurre un nuovo linguaggio nel mondo dell’arte. Alessandro Stronati fa uso dei led RGB, luci apposte nel retro dell’opera, che cambiano colore sotto indicazione dell’osservatore, facendo sì che ogni opera possa adattarsi agli stati d’animo di chi la guarda. La luminosità dell’opera attrae così anche i “non vedenti” distratti ed intrappolati nel mondo “a sua volta troppo luminoso e mutevole”.

Altra tecnica utilizzata dall’artista, non priva di messaggi nascosti, è la creazione di vere e proprie crepe dalle quali emerge la luce dei led, che si sostituiscono al colore del pennello, divenendo un vero e proprio nuovo strumento pittorico. Attraverso lo stucco e la formazione di crepature Stronati fa emergere la fragilità delle sue sculture su tela, che poi sono quelle degli uomini destinati da essere imperfetti e a compiere molti errori.

Allegorie e metafore nella mostra di Stronati sono palpabili in ogni dove. Le opere spente risultano fredde e distaccate ma, nel buio, quando le luci dell’opera si accendono si riesce a carpire il messaggio dell’artista. In un mondo in cui sembra prevalere l’apparenza, in cui virtuale e digitale ci permettono di modificare ogni cosa rendendo tutto potenzialmente perfetto, solo l’arte è in grado di far trasparire la fragilità dell’essere umano.

Alessandro Stronati, Careless breath

Così accade in “Carless Breath”, l’opera con cui attraverso un gioco di luci, metafore e immagini viene espressa la superficialità delle relazioni umane. Una semplice bambina che si dondola sull’albero è il quadro spento. Ma, accendendo le luci e mettendo a fuoco notiamo un albero respiratorio composto di bronchi e bronchioli, su cui, nell’angolo si dondola con leggerezza una fanciulla rappresentante l’incuranza nei confronti della vita, degli interessi e delle passioni degli altri quando le persone si prendono la libertà di dondolarsi spensieratamente sugli organi vitali di altri. La semplicità e la genuinità dell’immagine, solo per gli osservatori più attenti diventa un messaggio profondo.

Alessandro Stronati, We come in Peace

Proseguendo sul filone medico-scientifico ci imbattiamo in “We come in Peace” che, ironicamente, contraddice il pianto del bambino che nasce, ritraendo il nascituro nello stato embrionale, ove pace e conforto lo avvolgono. Il tema del fanciullo prosegue con l’opera più osservata ma, forse meno compresa del repertorio, “Untitled“: appesa ad un filo, l’opera cubica, rappresenta sei facce per sei versioni diverse degli stadi fetali. “Come fa una cosa, che è stata così tante cose diverse in così poco tempo, a non avere neanche un’identità?”

Sogni e bambini, cuore e mente è il fil rouge della mostra. Dimostrazione ne sono due tre le opere più toccanti e d’impatto dell’artista. “You can do it all” che svela l’ineffabilità percepita da un bambino nell’esprimere i propri sogni e le proprie idee di fronte alla testa quadrata di un adulto che sembra aver preso, con il tempo, la forma di un cappello squadrato. Una comunicazione dal basso verso l’alto, che pare essere inefficace. Il bambino si serve di un megafono, come se dovesse amplificare l’espressione della sua sensibilità e quasi è costretto ad aumentare il suono della sua voce per farsi sentire dagli adulti. Gli adulti che sembrano rimanere lì, inespressivi e immobili, di fronte a queste richieste d’aiuto. Così è anche per “Incubatore di sogni”, percepibile rappresentazione autobiografica, che evidenzia la voglia e la tenacia con cui un bimbo scala la montagna dell’infanzia, che, solo avendo cura dei propri sogni, riuscirà ad affrontare, permettendogli di superare i propri incubi. Immancabile lo zaino sulle spalle che, giorno dopo giorno, diventa più leggero, così come i sogni costretti a cedere il passo alla realtà.

Questo e molto altro nella poetica di Stronati, che ci fa vivere un viaggio introspettivo che mette l’uomo a nudo, nel vero senso della parola.

 

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