“Io esisto per me e per coloro ai quali l’inestinguibile sete di libertà che ho in me dona tutto, ed esisto anche per tutti, perché amo – anch’io amo – tutti. Sono il più nobile tra gli spiriti nobili – e quello che più ricambia tra chi ricambia. Sono un essere umano, amo la morte e amo la vita.”

Egon Schiele

Egon Schiele nasce a Tulln nel 1890, in un periodo pieno di novità artistiche tra la Belle èpoque e la Prima Guerra Mondiale. Le correnti artistiche come le Fauves francesi e i tedeschi della Brücke, fino alle angoscianti esperienze di Munch, furono travolte da una crisi esistenziale che coinvolse tutto il continente Europeo. La problematica andò a intaccare tutti i fondamenti del sapere, e interessò tutti i livelli dell’esistenza, in un periodo storico denominato anche “vuoto europeo”. Nell’arte scorreva un sentimento di perenne angoscia, seguita da una mancanza di punti di appoggio e di aiuto, che trasformavano la vita in un’odissea. Schiele, nonostante la perdita dei genitori, continuò gli studi grazie allo zio, che gli permise di entrare nell’Accademia delle Belle Arti. A soli sedici anni dimostrò subito la sua travolgente capacità artistica naturale che, unita al suo entusiasmo, lo resero famoso. Il giovane artista, durante il periodo adolescenziale, già comunicava la sua maturità attraverso le sue illustrazioni, che colpirono subito Gustav Klimt, tanto da convincersi a prenderlo come suo allievo. Klimt dichiarò di vedere in lui una capacità artistica addirittura superiore alla sua, e Schiele iniziò a definirlo come suo”padre spirituale”. Dopo aver intrapreso vari studi, Schiele sentì il bisogno di allontanarsi per trovare la sua personalissima autonomia artistica; e la trovò sulla rotta di collisione tra spazio e tempo, tra impulso di eros (vita) e di thanatos (morte): è proprio nell’intreccio di questi due elementi che l’artista ricercava l’ intensa somma delle proprie emozioni, la profondità di un sentimento totale.

Egon morì a soli ventotto anni, tre giorni dopo aver visto morire la moglie, incinta di sei mesi, a causa della febbre spagnola che durante la Prima Guerra Mondiale seminò milioni di vittime in tutta Europa.

“Autoritratto Nudo”/ Fonte: wikimedia.org

Le sue opere riuscirono a trasmettere al meglio tutta la sua maturità e creatività artistica che possedeva. Un artista pieno d’interesse per la figura umana in tutte le sue espressività, accompagnato da un tratto deciso e rifinito. Corpi nudi di donne possenti, padrone del loro corpo e di se stesse, autoritratti deformati da turbe psiche e mutilazioni fisiche e coppie unite in un eterno abbraccio senza amore. Questo per Schiele era l’Espressionismo. Ciò che voleva trasmettere nelle sue opere era un viaggio alla ricerca dell’esperienza interiore di ogni personaggio e di se stesso, comunicando al pubblico il disagio interiore che ogni essere umano possiede.

“Autoritratto”/ Fonte: members.xoom.it

L’opera “ Autoritratto” mostra i suoi turbamenti attraverso i temi classici dell’Espressionismo uniti alle straordinarie novità introdotte dell’artista. L’angoscia trapela, ricordando un’opera di Munch, grazie all’espressività della paura, con la bocca aperta e gli occhi spalancati, che denotano incredulità e spavento. Un’opera che illustra a pieno la psicologia dell’artista, turbato ogni giorno dalle sue profonde inquietudini. Dal carboncino trapela tutta la rabbia istintiva di un uomo tormentato da un destino avverso, perseguitato da fantasmi, che gli ricordano quanto il mondo sia drammatico. Schiele trasmette questa sua angoscia anche attraverso lo sfondo, sempre vuoto, evidenziando la solitudine dei suoi personaggi, e, inevitabilmente, anche degli uomini.
L’artista, ossessionato dal corpo, sia maschile sia femminile, rappresenta i suoi personaggi solitari e seducenti, che però descrivono alla perfezione sentimenti come l’angoscia e la malinconia. I corpi sono sempre estremamente scheletrici, con il volto scavato e stanco, con una nudità mai censurata, ma sempre aggressiva e brutale. La morte, insieme all’erotismo, è uno dei temi più affrontati dall’artista. Ne sono un esempio i suoi corpi scarni e macabri, come fossero sul punto di lasciarci per sempre. Questo è il motivo della sessualità, che in Schiele si trasforma in un erotismo triste, fatto di addii, di sofferenza, di donne sole o di abbracci strazianti, niente a che vedere con i corpi vivi e accesi che si stagliano su sfondi arricchiti disegnati da Klimt.

“L’abbraccio” (o “Gli Amanti”) / Fonte: topidipinacoteca.altervista.org

Nell’opera l’“Abbraccio”(o “Gli Amanti”) l’artista trasmette tutta la sua drammaticità psicologica attraverso un semplice gesto affettivo. I due amanti distesi su un lenzuolo stropicciato, nudi e abbracciati, trasmettono un gesto d’addio che durerà un’eternità. La mano della donna e il braccio dell’uomo diffondono il messaggio e la sensazione che lasciano allo spettatore è esattamente quella di una stretta dolorosa, uno di quei gesti che preludono a un addio straziante di un amore che sta morendo. In quest’opera troviamo i tratti nervosi dell’artista dai contorni esageratamente marcati, che evidenziano il lenzuolo spiegazzato. L’idea che trasmette quest’illustrazione è quella di un campo di battaglia, nel quale i due personaggi, nonostante l’intimità selvaggia, si trovano ormai distratti e soli, fermi in un abbraccio che dovrebbe unire le loro anime e che, invece, non riesce ad unire neanche i loro corpi.

Fonte: biblioklept.files.wordpress.com

Schiele affrontò una breve vita travagliata, fatta di dolore e sofferenza, anche a causa del suo periodo di prigionia. L’artista, infatti, venne incriminato per aver traviato una minorenne, e di averla anche rapita. Le accuse caddero, e alla fine rimase il vero motivo per cui fu incriminato. In altre parole la sua pittura fu considerata “pornografica”. Schiele è famoso per i suoi ritratti di donne nude, in tutta la loro lugubre sensualità. Il periodo in cui fu trattenuto in carcere lo segnò in particolar modo, tanto da scrivere un diario pieno di minuziose descrizioni. Ogni donna nuda raffigurata nelle opere di Schiele era una modella o una prostituta giovanissima, che decideva di aiutare l’artista sia nello studio della profondità delle emozioni umane sia per provocare sfacciatamente la borghesia. Le donne raffigurate, però, non sono estremamente provocanti: hanno, al contrario, uno sguardo malinconico, perso nel vuoto, rassegnato, come se qualcosa di terribile stia per accaderle. La continua ricerca di Schiele accompagnata da colori accesi, posti in punti strategici per evidenziare sempre di più la sensazione di disperazione, attira l’attenzione dello spettatore anche sulle parti mutilate dei suoi personaggi. I soggetti di Schiele tendono quasi a spaventare chi li osserva, suscitando una sensazione di forte repulsione e, allo stesso tempo, di morbosa attrazione nello spettatore.