di Maddalena Scarabottolo

Fluidità e transitorietà caratterizzano gran parte della produzione pittorica di Twombly, ma in particolare quei dipinti che lui stesso definì “suoi stagni”.

Questi “stagni” o come definiti dalla critica “Green Paintings”, furono presentati al pubblico nell’estate del 1988 presso il Padiglione Italiano della Biennale di Venezia.

La critica paragonò subito questi lavori a quelli di grandi artisti del passato come Turner e Monet, in particolare alle opere dedicate alla città lagunare di Venezia o ancora alle famosissime ninfee.

In realtà queste opere sono piene di quell’aspetto che Roland Barthes definì: “effetto Mediterraneo”. Nei “Green Paintings” infatti vengono racchiusi gli aspetti dei boschi e delle colline che circondavano la casa-studio del pittore a Bassano in Teverina e anche tutti quei riflessi dell’acqua del mare di cui aveva potuto godere guardando il golfo di Gaeta.  Forme, colori e luci si rivestono di quel limite che esiste tra il paesaggio terrestre e le distese marine. Un limite che non indica una fine ma un nuovo inizio, un nuovo capitolo dell’arte e dell’esistenza che va esplorato perché ancora sconosciuto ai più.

“Il paesaggio è una delle cose che preferisco di più al mondo”

Alcuni studiosi sostengono che per esprimersi in tale direzione Twombly abbia perso per strada la policromia. L’artista decide di esprimersi con le sfumature di verderame scegliendo con consapevolezza le quantità di bianco e di verde da bilanciare e combinare. Non stupisce che questi due colori avessero per Twombly un significato ben preciso: il verde viene messo sullo stesso piano di uno “specchio”, il bianco invece viene definito come un “diluente per sogni”. La componente razionale si mischia così con la componente più irrazionale che l’uomo conosca. Un mix vincente che affascina e lascia a bocca aperta. Si potrebbe restare davanti a queste opere per ore senza annoiarsi. Ogni volta si può vedere qualcosa di nuovo: una sfumatura, un particolare, del colore stratificato, un’ombra, una nuvola, un sogno, un viso, un fiore. Davanti a opere come queste ci si può lasciare andare, lasciare andare la mente ai propri pensieri, si può osservare una materia senza tempo, senza pregiudizio e in continuo movimento, proprio come lo è la natura.

Cy Twombly, Untitled (A Painting in Nine Parts), 1988. The Menil Collection, Cy Twombly Gallery, Houston.

Esprimendosi con un tema acquatico l’artista cerca di catturare l’eterno attraverso lo scorrere della vita. La vita interiore espressa attraverso il fluire delle onde e i giochi di luce sull’acqua. Tutto questo viene espresso con una suddivisione a pannelli in modo tale da garantire all’espressione artistica di muoversi su più livelli: il flusso, la segmentazione, la sequenza e la velocità laterale.

Il tempo e la velocità diventano entità liquide che vengono espresse attraverso il mezzo artistico. Twombly infatti utilizza acrilici liquidi ad asciugatura rapida su pannelli lignei, sui quali poi sono applicati e spalmati con le mani e le dita.

Alcuni pannelli sono caratterizzati da una forte verticalità mentre altri hanno forme polilobate. Nell’insieme questi “Green Paintings” fanno pensare, come spesso si è detto, alla pittura veneziana del Settecento e in particolare ai soffitti di Giambattista Tiepolo. Le tavole di Twombly sembrano delle tele pensate per far parte di un altissimo soffitto di una villa antica, ma in realtà sono esposti in sequenza e ad altezza uomo. Questo cambiamento espositivo destabilizza, ma allo stesso tempo permette di immergerci in un’altra dimensione. Un soffitto che non diventa un modo per sfondare la realtà con la fantasia, ma un pannello a parete che si deve vivere e oltrepassare con la propria esistenza e la propria personalità.

Cy Twombly, Untitled (A Painting in Nine Parts), Part V, 1988.