Per ammirare gli affreschi mozzafiato di Michelangelo che adornano le pareti e il soffitto della Cappella Sistina i turisti non devono più andare fino al Vaticano: adesso possono recarsi anche a Città del Messico. Questo perché un designer grafico messicano in pensione, Miguel Francisco Macías, ha trascorso silenziosamente 18 anni a ricreare una replica del capolavoro vaticano del celebre pittore rinascimentale italiano nella sua piccola chiesa a Città del Messico.

Durante un viaggio a Roma nel 1999 con un amico, Macías ha potuto ammirare gli affreschi michelangioleschi, e, come ben sappiamo, la vista mozzafiato dell’opera è talmente impressionante che uscirne indifferente è impossibile. Per l’artista messicano però, l’effetto fu ancora più intenso: rimase dentro la Cappella fino a quando le guardie non lo hanno fatto andar via. L’immersione nel mondo creato da Michelangelo ormai aveva già lasciato i suoi segni dentro Macías. Il viaggio, la città, ma soprattutto il capolavoro del “Divino” l’hanno ispirato talmente tanto che, una volta tornato in Messico, ha deciso di offrire alle persone che non avevano la possibilità di visitare il Vaticano l’opportunità sensoriale di intravedere l’apoteosi dell’arte.

Durante la sua visita ha misurato la lunghezza e la larghezza della Cappella Sistina con dei passi, ha scritto le dimensioni su un piccolo foglio di carta e, quando, finalmente, è rientrato in patria, ha potuto presentare la sua idea al pastore della chiesa, che, non dovendo pagare lui la realizzazione, ha accettato di buon grado. Da lì, la grande sfida ha avuto inizio.

Tuttavia, così come era accaduto al tempo del Buonarroti, il feedback del pubblico non è stato positivo al primo sguardo. “La gente non sapeva cosa fosse, così hanno detto, ‘com’è possibile?’ Come mai ci sono dipinti di persone nude dentro la chiesa?” racconta Macías ad un giornale locale “Gli ho mostrato le foto [della Cappella] e la gente ha iniziato a capire.”

Cappella Sistina, Vaticano
Fonte: smartmag.com

Mentre il progetto ha sofferto innumerevoli contrattempi, come cadute, inondazioni, rapine e addirittura un affronto da parte del governo di Città del Messico, quando nel 2016 ha finanziato con soldi pubblici una ricreazione digitale della Cappella Sistina per la visita del Papa, Macías continuava determinato. Ha realizzato anche un poster per sé stesso che recitava: “non mollare Miguelito”.

“Ho pensato che se ci sono voluti quattro anni per Michelangelo, a me ce ne sarebbero voluti circa sei o sette, ma non avevo soldi, quindi ci è voluto molto più tempo”, ha detto Macías. In tutto, il processo, per il quale non fu pagato, costò a Macias ben 18 anni di lavoro, portato avanti sempre nei fini settimana con l’aiuto di due soli assistenti. Il capolavoro che ora è esposto sul soffitto della Chiesa Perpetuo Socorro a Colonia Moctezuma a Città del Messico è stato ampiamente autofinanziato, contando soltanto su piccole donazioni da parte dei parrocchiani.

Miguel Francisco Macias dentro la chiesa “Nuestra Senora del Perpetuo Socorro”
Fonte: Getty Images

Ma piuttosto che dipingere i murales capovolto come Michelangelo fece al suo tempo, – Macías racconta che non sarebbe stato in grado di fare lo stesso – lui li dipinse su tela prima di fissarli sul tetto della chiesa. Inoltre, ha diviso gli affreschi in 14 tele, ognuna delle quali lunghe quasi 14 metri di larghezza. Mentre l’area del soffitto della chiesa del Perpetuo Socorro è quasi identica a quella della Cappella Sistina, è però più bassa rispetto alla seconda, il che fa sì che i dipinti di Macías sembrino più grandi degli originali vaticani agli occhi dei visitatori.

Miguel Francisco Macias e la sua opera
Fonte: Getty Images

Il risultato, come si può immaginare, è sorprendente. E infatti, poiché il tetto della chiesa del Perpetuo Socorro è inferiore a quello della Cappella Sistina (più basso 10 metri) per i visitatori il lavoro di Macías è molto più facile e piacevole da vedere, per la prossimità delle figure e dei suoi infiniti dettagli.

“Questo non è il mio lavoro; è opera di Dio “, racconta Macías. “Nient’altro. Sono solo il suo strumento. Niente di più.”

Sicuramente le condizioni lavorative, il contesto nel quale l’opera è stata creata e soprattutto le motivazioni che hanno portato Macías a farla sono senz’altro ammirevoli, e già di per sé attribuiscono un grande valore all’impresa durata 18 anni. Fierissimo dell’opera, come deve giustamente esserlo, l’artista messicano però afferma che la sua è più bella dell’originale.

E voi che ne pensate?