di Gabriele Nicolò

Due ritratti di forma ovale furono dipinti da Rembrandt nello stesso anno (1634) e nello stesso luogo, Amsterdam, ma il tempo li ha trattati diversamente. “Portrait of a Woman Wearing a Gold Chain” e “Portrait of a Man Wearing a Black Hat” hanno infatti sfidato le ingiurie inflitte dallo scorrere dei secoli con esiti quasi opposti: la donna del ritratto può ancora vantare una pelle sufficientemente luminosa, mentre l’uomo appare “invecchiato” e la figura sembra come alterata, tanto che adesso risulta difficile distinguere il discrimine tra il cappello nero e i suoi capelli. Ma a ben guardare anche la donna accusa qualche ruga di troppo: ecco allora che le tele – che rappresentano il fiore all’occhiello del Boston Museum of Fine Arts – saranno presto sottoposte a un delicato intervento di restauro. I due capolavori riguadagneranno così l’originaria bellezza.

Rembrandt, Portrait of a Woman Wearing a Gold Chain, (1634), olio su tela, Boston Museum of Fine Arts

L’ultima volta che questi ritratti erano stati “medicati” risale a più di cinquant’anni fa. Ma a fare notizia non è solo il restauro. Come spiegano infatti i responsabili del Boston Museum, non è da escludere che intervenendo sui diversi strati delle tele si possano scoprire insospettati segreti in esse custoditi. I precedenti lievi restauri erano stati volutamente superficiali: questa volta essi saranno più “aggressivi” senza comunque risultare massivi. Basti pensare tuttavia che già trent’anni fa, un leggero lifting aveva permesso di scoprire che il doppio giro di perle che adorna il collo della donna era, in una prima bozza, più semplice: il giro era uno solo e le perle erano più piccole. Interessante poi è l’esame comparato delle due opere: nel ritratto della donna la fonte della luce viene da sinistra, in quello dell’uomo da destra. Entrambi i soggetti accennano poi un cordiale sorriso, sebbene quello dell’uomo risulti più aperto, mentre quello della donna pare suggerire una punta di timidezza, se non di ritrosia.

Portrait of a Man Wearing a Black Hat. (1634), olio su tela, Boston Museum of Fine Arts

Questi due quadri, conservati nel Boston Museum of Fine Arts dal 1893, costituivano, per ammissione dello stesso Rembrandt, il suo “orgoglio”, confermando essi che la sua arte eccelleva anche nel ritratto: requisito certamente non da poco in un’epoca, quella seicentesca. in cui la ritrattistica era considerata un banco di prova per certificare il valore e la grandezza di un pittore. Quando realizzò i due quadri, Rembrandt aveva 28 anni. Alcune sue tele ne avevano già rivelato il talento, ma all’appello mancavano ancora opere che potessero consolidare – presso i critici e presso il pubblico – fama e prestigio. E proprio questi due ritratti, cui presto sarà ridonato l’antico splendore, contribuirono a imporre la figura dell’artista olandese nel panorama culturale europeo, e a porlo su uno scranno d’onore dal quale non sarebbe più sceso.