“Collezioni in dialogo” è il titolo del nuovo progetto espositivo che vedrà i Musei Vaticani collaborare con le più importanti istituzioni museali nazionali e internazionali: l’obiettivo è di creare fruttuose occasioni di dialogo, confronto, ricerca e crescita scientifica. La lodevole iniziativa prende il via con il Museo Egizio di Torino che concede in prestito uno dei suoi capolavori. Dal 4 dicembre al 30 giugno 2019 la statua di Amenhotep II – mai uscita prima dalla Galleria dei Re – troverà sistemazione all’interno della collezione del Museo Gregoriano Egizio del Vaticano. A presentare l’iniziativa sono stati il direttore dei Musei Vaticani, Barbara Jatta; il direttore del Museo Egizio, Christian Greco e il curatore del Museo Gregoriano Egizio, Alessia Amenta.
“Ogni collezione museale è uno spazio di dialogo – afferma Barbara Jatta – per questo abbiamo deciso di consacrare dei luoghi privilegiati per evidenziare la ricerca attraverso il “dialogo” in tutte le sue accezioni. In questo primo appuntamento sono il Museo Gregoriano Egizio e la statua di Amenhotep II i simboli di una rinnovata ma consolidata politica di apertura culturale”.

La scultura del sovrano Amenhotep II. ©Museo Egizio, Torino

La volontà di promuovere questo progetto si sviluppa lungo le linee di un rapporto intellettuale intenso e ricco di affinità fra i due Musei che da molti anni hanno avviato una proficua collaborazione scientifica mettendo al primo posto la ricerca e la conservazione: il Vatican Coffin Project e il Progetto Sekhmet sono due importanti progetti internazionali che hanno all’attivo numerose pubblicazioni, conferenze, convegni e mostre.

“Per il Museo Egizio porre la ricerca e lo studio alla base della sua attività istituzionale significa anche mettere al centro il dialogo tra le istituzioni museali – dichiara Christian Greco. Il dialogo e la collaborazione con i Musei Vaticani è stato avviato più di quattro anni fa, con il Vatican Coffin Project, nell’ambito della ricerca che il Museo conduce sui sarcofagi del terzo periodo intermedio, e testimoniato poi con l’esposizione del nuovo allestimento nell’aprile del 2015. Il prestito della statua di Amenhotep II, uno degli esempi più importanti della statuaria regale del Nuovo Regno, è un’altra tappa del dialogo tra le nostre collezioni”.

Galleria Sarcofagi,
sala 8. ©Museo Egizio, Torino

Capolavoro della statuaria monumentale faraonica, la scultura del sovrano Amenhotep II fa parte dell’importante collezione di Bernardino Drovetti, console generale di Francia, acquistata dai Savoia nel 1824. Sovrano della gloriosa XVIII dinastia (fine del XV secolo a. C.), quando l’Egitto diventa la potenza più importante del Mediterraneo orientale, il lungo regno del faraone conta ventisei anni di potere stabile e fiorente, in cui l’arte si classicizza e si esprime attraverso una sobria eleganza e armoniosa perfezione, celebrando le calibrate proporzioni del corpo. La celebre statua è tata posizionata nella sala prima del Museo Gregoriano Egizio, all’interno della quale è stato progettato un apposito allestimento che richiama il pilone, l’ingresso monumentale di un tempio egizio simboleggiante l’orizzonte del cielo: il faraone, come il dio Sole, appare all’orizzonte e illumina il mondo creato, portando la vita rinnovata ogni mattina.

“Si tratta di un capolavoro – evidenzia Alessia Amenta – raccontato nel suo valore simbolico più profondo al grande pubblico dei Musei Vaticani attraverso un originale allestimento: il faraone inginocchiato nell’atto di offrire agli dei celebra il principio fondante della cultura egizia, vale a dire la rivalsa della caducità dell’uomo attraverso la regalità legittimata”.