Di Francesca della Valle

Il Tesoro di San Gennaro è così vasto che il Museo aperto nel 2003 appositamente per ospitarlo non ne riesce a esporre  contemporaneamente tutti i 21.000 e più pezzi, e cosi è costretto ad organizzare mostre a tema, legate alle diverse tipologie di oggetti dell’immensa collezione. Per cercare di spiegare l’enorme vastità di questo Tesoro, e la fortissima devozione popolare che ha contribuito, con commissioni di ex- voto e donazioni in denaro, alla creazione di questi incredibili capolavori, dobbiamo fare un passo indietro nel tempo, circa al 305 a.C.

 

STORIA SAN GENNARO

Il 305 è riconosciuto dagli Atti Bolognesi (un codice del VI-VII secolo considerato importantissima fonte per le Passiones di san Sossio e di san Gennaro) come anno del martirio di san Gennaro (al tempo vescovo di Benevento), dunque durante le persecuzioni di Diocleziano. Ulteriori documenti liturgici, attestano il 19 settembre come dies natalis del santo, che nella tradizione cristiana indica il giorno della nascita nella vita eterna, ossia il giorno del martirio. Fatto prigioniero dal persecutore Dragonzio, il santo doveva essere sbranato dalle belve nell’anfiteatro di Pozzuoli, ma, come ci tramanda la tradizione, i leoni gli si inginocchiarono ai piedi. Così non rimase altro che farlo decapitare alla Solfatara, ed è in quest’occasione che verrà raccolto il suo sangue da una devota in due
ampolle. I resti del santo furono soggetti per lungo tempo a spostamenti, passando nel V secolo dall’Agro Marciano alle Catacombe di Capodimonte (che vennero di conseguenza rinominate in suo
onore) e in seguito tornarono a Benevento, per finire, nel XII secolo, nell’abbazia di Montevergine, dove vennero dimenticate fino alla fine del XV secolo quando furono finalmente portate a Napoli.

 

IL MIRACOLO

Intanto, nella città partenopea il culto del santo si faceva sempre più vivo, grazie anche alla presenza delle reliquie (le ampolle e la testa) e soprattutto grazie al miracolo dello scioglimento del suo sangue,
che avviene ancora oggi tre volte l’anno: in ricordo del giorno del suo martirio (19 settembre), della prima liquefazione che avvenne alla presenza del sangue davanti alla testa (il sabato che
precede la prima domenica di maggio) e il 6 dicembre, in ricordo di quel giorno dell’anno 1631 quando il santo fermò la lava del Vesuvio che fuoriusciva dal cratere.

 

DEPUTAZIONE

Per comprendere la dedizione e il culto del popolo per il Patrono e il suo profondo legame con la città, bisogna ricordare che contrariamente a quanto si possa pensare, il Tesoro di San Gennaro non appartiene né alla Chiesa né allo Stato, bensì alla Città di Napoli. E’ con questo spirito che nacque nel 1601 la Deputazione della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro, composta da dodici membri, un organismo autonomo e laico rispetto alla Curia, preposto all’amministrazione e alla tutela del culto, del Tesoro del santo e alla custodia della Real Cappella del Tesoro.

 

CAPPELLA DEL TESORO

La costruzione della Cappella del Tesoro all’interno del Duomo fu affidata alla Delegazione, nata proprio con questo scopo. Nel 1601 cominciò l’edificazione, a seguito di un voto formulato
dalla Città di Napoli dopo la grazia ricevuta da san Gennaro per lo scampato pericolo nei terribili anni 1526-1527, durante i quali la città fu minacciata da più di un tragico flagello: oltre alla pestilenza,
la città venne condizionata dalla guerra tra la Francia e la Spagna, che ne bloccò gli approvvigionamenti della città. A seguito di un’interruzione di lavori per un lungo periodo, la Cappella fu finalmente portata al termine e consacrata nel 1646.
All’interno è custodita una parte del Tesoro, ma già la struttura stessa risulta di per sé un vero capolavoro: vi lavorarono alcuni degli artisti più importanti del ‘600 napoletano, tra i quali possiamo ricordare Caracciolo, Corenzio e De Ribera, che hanno lasciato opere di inestimabile valore.

IL TESORO

Attraverso sette secoli, la devozione del popolo napoletano nei confronti del santo ha lasciato tracce materiali nelle opere d’arte che oggi arricchiscono e nobilitano il Tesoro, e che hanno reso la
collezione una delle più ricche al mondo, molti la ritengo addirittura più ricca di quella dello zar di Russia e della Corona d’Inghilterra. I capolavori sono dei generi più diversi: gioielli, dipinti, sculture,
statue, arredi in argento, tessuti e molto altro, ma sono tutti accomunati da un’altissima qualità manifatturiera e da una sorprendente preziosità.  Tra di essi di particolare pregio sono le statue dei santi, disegnate da celebri artisti napoletani e realizzate da argentieri specializzati.Di seguito vi presentiamo alcuni dei più eccezionali capolavori esposti nel museo.
BUSTO RELIQUARIO

Commissionato nel 1304 da Carlo II d’Angiò ai suoi orafi francesi Etienne Godefroyd, Guillaume de Verdelay e Millet d’Auxerre, il busto di San Gennaro diventa il reliquiario per le ossa della testa. Splendida testimonianza dell’oreficeria francese di inizio XIV secolo, il busto è decorato da una finissima lavorazione d’argento dorato e pietre preziose. Il capo si presta all’appoggio
della mitria nelle occasioni in cui le reliquie vengono portate in processione.

Busto Reliquiario di San Gennaro, 1304, Etienne Godefroyd, Guillaume
de Verdelay e Millet d’Auxerre. Fonte: Exibart

 

SAN MICHELE ARCANGELO

Considerato dagli esperti d’arte la statua in argento ad altezza d’uomo più importante al mondo, la statua di San Michele Arcangelo (realizzata nel 1691) è caratterizzata da un grande dinamismo e da un’eleganza formale nati dalla mani di Lorenzo Vaccaro e tradotta in metallo da Giovan Domenico Vinaccia.

San Michele Arcangelo, Giovan Domenico Vinaccia su disegno di
Lorenzo Vaccaro, 1691. Fonte: Museosangennaro.it

 

CALICE GEMMATO

Creato nel 1761, questo calice in oro, rubini e brillanti, fu donato dal piccolo re Ferdinando IV al Santo, rievocando l’usanza del padre Carlo III di Borbone.


CROCE EPISCOPALE

Questa preziosissima croce di diamanti e smeraldi fu donata dalla regina Margherita e da re Umberto I di Savoia a seguito di uno scampato attentato proprio nei pressi del Duomo. Un dato interessante da tener conto è che proprio durante quella visita della coppia reale (1878) fu sfornata per la prima volta l’iconica pizza Margherita, creata appositamente in onore della regina.

Croce Episcopale, 1878. Fonte: Cosedinapoli.com

 

COLLANA GEMMATA

Il 1679 è solo l’anno in cui la collana viene commissionata dalla Deputazione all’orafo Michele Dato, ma la sua storia si estende per ben 250 anni, nei quali ogni regnante europeo passato per Napoli, in visita o per governarvi, ha aggiunto un gioiello, rendendolo un esemplare unico.
Tra i pezzi più significativi che compongono la collana dobbiamo citare la croce di sei rubini e tredici diamanti donata da Carlo III di Borbone o altri pezzi donati da Maria Carolina d’Austria, Giuseppe Napoleone Bonaparte, Francesco I d’Austria, Vittorio Emanuele II di Savoia e molti altri. Due pezzi sono particolarmente toccanti dal punto di vista della loro storia: due orecchini di perla e diamante
donati da una popolana che, scampata a un’epidemia nel 1844, si reca nella cappella per rendere grazie al santo e donargli i suoi unici averi, ricevuti dalla madre e tramandati da generazioni. Un aneddoto divertente è legato all’anello con diamante che si trova nella parte superiore della collana: nel 1931, Maria José del Belgio (moglie di Umberto II) trovandosi in un grande momento di imbarazzo essendosi presentata in chiesa senza alcuna offerta per il santo, si sfilò l’anello dal dito e lo donò alla Delegazione.

Collana Gemmata. Fonte: Museosangennaro.it

 

MITRA

Il pezzo senza dubbio più prezioso della collezione è l’imponente mitria, in quanto è l’oggetto che fra tutti meglio rappresenta la devozione dei napoletani nei confronti del proprio santo, che “unisce senza alcuna distinzione nobili e persone del popolo, re e semplici devoti” (Museo del Tesoro di San Gennaro). Valutata al tempo 20.000 ducati, è composta da 3694 gemme in totale (198 smeraldi, 168 rubini e 3328 diamanti) montate all’interno di una fitta partitura con ricami d’argento, raccolte attraverso donativi che coinvolsero il popolo, il clero, i nobili e gli artigiani. Gli smeraldi, unici per la loro preziosità, sono nominati in onore dei deputati che li commissionarono. La particolarità di questo capolavoro è che fu completamente commissionato dalla Delegazione e dal popolo.

Mitra di San Gennaro. Fonte: preziosamagazine.com

Attraverso questo viaggio tra la devozione popolare napoletana e le meravigliose opere d’arte che ci ha lasciato, non possiamo che concludere constatando quanto sia forte il legame tra questa religiosa e superstiziosa città e il Santo che ha ricambiato l’affetto prendendosi sempre cura dei suoi protetti.