Alla ricerca del blu come di uno spazio vitale, alla ricerca della propria identità, del proprio essere, dell’io interiore come in un naufragio, in una turbolenta tempesta blu e sempre blu ed è quel blu che torna e si incastra nella mente e risucchia ogni pensiero. In un viaggio in cui necessariamente senza dolore non si giunge mai e poi mai a commuoversi di vera e pura felicità. Il tatto delle dita, i polpastrelli come pennelli su tela o forse qualcosa in più, è il tocco umano che esprime direttamente sulla materia ancora vergine la propria volontà. Una teoria filosofica dell’arte che dall’ io-evasione dei graffiti e dello squarcio giunge alla consapevolezza di aver trovato un maestro, il maestro dell’astrattismo: Paul Klee.

Si ripete, come in una catena di montaggio, in maniera quasi ossessiva ma fortemente emotiva, un numero o meglio una sigla: 1101. Lo si ritrova ovunque, nei volti disegnati con essenziale linearità, un solo punto da cui il tutto comincia e al quale tutto torna. Una fusione tra scomposizione analitica, pseudo-cubista, delle figure e la corporeità dell’artista sulla materia. In una seria ciclica la firma di Mario Carlo appare sullo sfondo dell’opera, il motivo della tela, nella quale e sulla quale si incastrano poi i protagonisti.

Ogni dettaglio rivela l’interiorità di chi ha creato, nessuna didascalia accompagna la lettura “inconsapevole” dello spettatore ed è qui che la presenza dell’artista diviene fondamentale. Nello spazio vitale blu, nei vortici dei volti umani ci si avvicina alla fisica, tra la teoria della relatività di Einstein e i buchi neri di Hawking. Dai numeri in serie, dale firme, dall’omino bianco o nero o unicamente rosso emerge lo studio sull’essere di Heidegger, la filosofia come magistra vitae di Mario Carlo.

Una mostra che all’apparenza può risultare anche inquietante all’occhio di chi ignorantemente o ingenuamente non capisce di cosa si tratti. Ma basta un attimo, un solo istante dopo aver ascoltato la storia di questo giovane filosofo-artista, per non avere più dubbi. La mostra parla da sé ma delle volte ha necessariamente bisogno di una voce, della voce genitrice.


Dal 6 al 10 Ottobre 2017, Mario Carlo Iusi vi aspetta con “Interconnessioni” nella galleria LAB174 di Roma. E’ il più giovane tra gli artisti che esporranno durante la RomArtWeek2017. Preparatevi ad accendere e spegnere le opere a vostro piacimento, lasciate la vostra impronta luminosa…è solo in quel momento che finalmente ne capirete il senso.

 

Da un incontro che doveva essere un’intervista, ma che alla fine si è rivelato qualcosa di molto, molto più profondo.
Video e foto © MARIO CARLO IUSI.

INFO:

LAB174 – Via Pietro Borsieri 14,00195 Roma.
MARIO CARLO IUSI:  www.facebook.com/mario.iusi
www.facebook.com/mariocarloiusi1101/