Eccolo qui Jago, mentre guarda la sua Venere nuda, rugosa, vecchia, cadente; ricorda la vecchia nelle “Tre Età” di Gustav Klimt. Questa donna qui, però, la si può guardare da ogni angolatura, la si può osservare in ogni particolare. Ci si sofferma sulle mani venose che coprono con pudicizia il seno – una pudicizia che sembra mancare, invece, nello sguardo coraggioso che restituisce a chi la guarda – sulle natiche grinzose, sul ventre gonfio.

A mettere al mondo questa vecchia calva che segue il tuo sguardo e che ti osserva mentre la osservi è proprio Jago, artista genuino e spontaneo che si è fatto strada nel mondo dell’arte da autodidatta, usando gli strumenti che gli sembravano più giusti, quelli di cui le sue mani avevano bisogno.

Al Museo Carlo Bilotti di Roma è in corso la mostra “Habemus Hominem” che prende il titolo da un’altra opera, forse la più popolare di Jago, il busto di papa Ratzinger realizzato nel 2009 e poi spogliato in seguito alla sue dimissioni nel 2016.

Jago svela in questo modo l’uomo nascosto dietro il personaggio e induce il pubblico a guardare oltre le etichette, oltre i ruoli per scoprire che, alla fine, dietro il nome e sotto i vestiti siamo tutti inevitabilmente la stessa cosa: ossa, carne e qualche pensiero.

Le sculture di Jago mettono letteralmente a nudo, trasformando in un punto di forza la fragilità di un corpo spogliato che si presenta al mondo in tutta la sua verità, in tutta la sua realtà, senza inganni.

 

L’unica differenza sta nella temperatura” scrive Jago sotto questa foto postata su Instagram. La sua mano sfiora quella della Venere dandole un po’ del suo calore di essere umano e prendendosi un po’ del freddo di quel corpo privo di vita perché, proprio come dice lui, nelle nostre mani ci sono già tutti gli ingredienti per fare delle cose incredibili.

Artista e comunicatore – che in fondo sono un po’ la stessa cosa – Jago ha saputo sfruttare i mezzi del suo tempo, non per essere un artista contemporaneo, ma per essere un artista e basta.

Contemporanea, secondo Jago, è un aggettivo ridondante se accostato alla parola arte. Tutta l’arte è contemporanea perché se così non fosse esaurirebbe la sua funzione: la Monna Lisa è lì, osservata e contemplata oggi dopo molti secoli e non può non essere un’opera contemporanea.

È su Facebook, su Instagram e sui social media in generale che si fa conoscere, che dialoga con il suo pubblico rendendolo partecipe del laboratorio dell’artista, del work in progress. Chiede alle persone di immaginare il video in time lapse della realizzazione del David di Michelangelo, sottolineando la potenza di un mezzo come lo smartphone per condividere le proprie idee, i propri lavori, la propria arte. Il feedback è immediato, capire se si sta andando nella giusta direzione oggi è decisamente più facile rispetto a ieri.

Al Museo Carlo Bilotti il papa e la Venere si stanno guardando negli occhi dal 15 febbraio, continueranno a fissarsi fino al 2 aprile e vi stanno aspettando.

 

INFO

La mostra è aperta fino al 2 aprile 2018

da martedì a venerdì e festivi ore 10.00 – 16.00 
(ingresso consentito fino alle 15.30)
Sabato e domenica ore 10.00 – 19.00
(ingresso consentito fino alle 18.30)
Giorni di chiusura: Lunedì