In pochi sanno che a due passi da Termini, sullo storico Colle Oppio, si trova uno dei musei più affascinanti di Roma all’interno di un edificio d’eccezione: il palazzo nobiliare dei principi Brancaccio. Stiamo parlando del MNAO, Museo Nazionale d’Arte Orientale di Roma. Istituito nel 1957 grazie ad i reperti artistici e archeologici dell’Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente, all’interno delle sue sale è possibile vivere e sentirsi parte della cultura delle popolazioni dell’Oriente di cui tanto si è nutrito il Vecchio Continente grazie ai diari di viaggio e dettagliati resoconti di esploratori, ma anche tramite costanti scambi commerciali sulla via della seta e significativi centri commerciali e politici, primo fra tutti Venezia.

Sala 24

Le collezioni vennero poi ampliate grazie a cospicue donazioni da parte di privati, come ad esempio quella nel 2005 della signora Francesca Bonardi, moglie del professore Giuseppe Tucci (in vita considerato il più grande tibetologo del mondo e cofondatore insieme a Giovanni Gentile dell’Istituto italiano per il Medio ed estremo Oriente) a cui è intitolato il museo. Percorrendo Via Merulana, che conserva il sapore letterario del capolavoro  “Quer paticciaccio brutto” di Emilio Gadda, è difficile non accorgersi del maestoso palazzo Brancaccio ideato dall’architetto Luca Carimini alla fine dell’800, il quale costituisce da solo un isolato comprendente il famoso Teatro Brancaccio, sale per ricevimenti ed un parco dotato di laghetto che si estende fino alle porte del Parco del Colle Oppio. In pochi però sanno che una parte di quel maestoso palazzo è destinata ad una fruizione pubblica con l’istituzione al suo interno del MNAO.

Allestito al primo piano del palazzo nobiliare, il percorso di visita si sviluppa in un totale di 15 sale e comprende opere del Vicino e Medio Oriente, mondo islamico, Tibet, Nepal, Corea, India, Cina e Giappone abbracciando un arco cronologico di oltre 7 millenni.

Mappa delle sale del Museo

Salito lo scalone d’onore fino al primo piano è possibile accedere al museo attraverso una piccola sala adibita a biglietteria. Da lì inizia la visita nella sala dedicata al mondo islamico, nella quale sono esposti vassellame in ceramica, armi, vasi in vetro e perfino gioielli in oro e pietre preziose provenienti dall’Afghanistan, l’Iran e alcune regioni siro-egiziane.

Nelle sale di destra è stato ideato un percorso cronologico discendente passando da un’analisi di oggetti dell’Età del Ferro e degli Imperi (Achemenidi, Parti e Sasanidi) con tavolette con scrittura cuneiforme, glittica e gioielli del XV a.C. – VII sec. d.C. fino ad elementi preistorici e protostorici della cultura materiale del Vicino e Medio Oriente tra il VI e il I millennio a.C.

Proseguendo il percorso possiamo ammirare tra i primi esempi di arte buddhista in Cina con sculture in pietra e bronzo provenienti dalla valle del fiume Indo e giunti nel territorio attraverso i tracciati carovanieri centro-asiatici conosciuti come le ‘Vie della Seta‘, per passare poi ad opere coreane, tibetane e nepalesi tra elementi di arredo, piccole statuette in legno e leghe metalliche e gioielli di raffinata fattura.

È utile informare che il museo verso il mese di dicembre 2017 verrà disallestito nella sua sede storica per essere successivamente trasferito nei locali del Museo della Civiltà in zona Eur. A tal proposito possiamo esprimere sia pareri positivi in quanto la sede attuale è tutt’ora di appartenenza della famiglia Brancaccio, sia negativi considerando i lunghi tempi di attesa per un suo riallestimento nella nuova sede. Ma quante persone visitano oggi il museo? Dieci – quindici persone al giorno chiedendo ad un volontario sul posto, aumentando durante il fine settimana  e raggiungendo anche le 800 visite in occasione delle domeniche gratuite. Possiamo solo sperare che la perdita temporanea di questo incredibile museo venga ripagata poi a cittadini e turisti con un nuovo allestimento e percorso di visita degno del suo valore, così da adempiere al suo ruolo primario di veicolo della cultura.

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