Se siete troppo vicini al computer o allo schermo del telefono vi apparirà poco chiaro cosa sia quella serie sinuosa di pallini nella foto qui in alto. Provate ad allontanarvi, ecco che comincerete a distinguere una fila di stivaletti e le onde della gonna blu che si alzano allo “sgambettare” delle fanciulle, o meglio di una sola.

Giacomo Balla scompone la ragazza illustrando la sequenza di movimenti che compie mentre attraversa il balcone, le permette di essere una persona reale con quella vitalità espressa proprio dal suo dinamismo. E’ evidente come l’opera sia impregnata dello spirito futurista: troviamo l’abbandono di uno stato di quiete per andare verso una nuova direzione e anche la scelta di un soggetto giovane delinea la fiducia nell’avvenire.

 

 

 

 

Autocaffè – Giacomo Balla

 

Ma prima di addentrarci nel significato, c’è da considerare  la tecnica. Noterete sicuramente come il colore sia distribuito sulla tela in maniera differente da altri quadri futuristi visti precedentemente, forse vi ricorderete anche di quando da bambini a scuola la maestra vi faceva colorare semplicemente picchiettando la punta del pennarello sul foglio. Una tenica certamente lenta e anche noiosa, ma che nasce da studi scientifici effettuati verso la fine del XIX secolo.

Si tratta del Divisionismo, un ramo della corrente artistica già nota come Puntinismo, ma di matrice completamente italiana,  fondato su un’analisi viscerale dello studio della luce e dei colori. L’accostamento tra le varie gocce di vernice viene combinato con l’obiettivo di andare a creare una mescolanza ottica percepibile solo dall’osservazione dell’immagine nella sua interezza. E’ proprio il filtro dell’occhio umano ad essere centrale per ottenere il risultato desiderato dai divisionisti! Gaetano Previati, uno dei primi ad abbracciare questo movimento, sosteneva che l’artista non dovesse imprimere su tela la natura come essa era realmente, ma così come l’intelletto era capace di farla propria attraverso la fusione di forme e colori.

Vediamo come questo pensiero si concretizzi anche nella “Ragazza che corre sul balcone”: come un fotogramma fatto di colori a tempera, vengono fissati tutti i più lievi spostamenti della giovane durante la sua corsa. Da una sequenza all’altra il gomito, inizialmente piegato, si distende e dal primo passo (quello più a sinistra) all’ultimo, il braccio viene completamente portato nella direzione opposta a quella della corsa; tra uno stivaletto e l’altro si vede come si alternino tacco e punta, i passi sono piccoli e celeri.

Solitamente è nei dettagli che si riesce a capire il valore dell’opera, in questo caso invece sarebbe impossibile catturarlo se non nella composizione. Provate a coprire con la mano l’immagine lasciando libero un solo profilo, potrete a malapena riconoscere la figura femminile senza capire di certo che azione stia compiendo, solo levandola vedrete la ragazza animarsi e andare chissà dove, proseguendo la sua corsa all’infinito.

Proprio l’ infinito è un concetto chiave del futurismo. Non è un caso che un movimento culturale così forte e rivoluzionario abbia preso campo all’inizio del secolo, il ritorno all’anno zero porta nei cuori degli uomini l’adrenalina per un cambiamento radicale e il XX sec. è stato sicuramente il punto di partenza per una nuova società ed una visione del mondo.

L’invasione della corrente elettrica nelle città, i miglioramenti nei mezzi di comunicazione e di trasporto e la costruzione di edifici sempre più alti e  magnificenti hanno fatto sentire l’uomo invincibile, capace di andare sempre oltre…. I limiti sono stati decisamente superati. Non dimentichiamoci che le nuove tecnologie, tanto celebrate dai futuristi, sono state anche strumenti di guerre sanguinose e di distruzione generale, quella luce che all’inizio brillava nelle lampadine e che ha permesso il riunirsi di persone anche di sera si è trasformata nella luce di granate, mine e mitragliatrici.

La ragazza di Balla corre verso il futuro, incosciente di ciò che potrebbe trovare… Chissà quando si fermerà.