Alle falde del Monte Cimino, nella Tuscia Laziale e a poca distanza da Viterbo (circa 18 km) sorge uno dei luoghi più suggestivi che il ‘500 ci abbia lasciato. Stiamo parlando del Sacro Bosco di Bomarzo, anche conosciuto come Villa delle Meraviglie e Parco dei Mostri, nato dal volere del Principe Vicino Orsini (signore di Bomarzo) nel 1552 a seguito alla scomparsa della moglie Giulia Farnese, sotto la direzione del celebre architetto Pirro Ligorio. La particolarità del parco risiede nel fatto che pur inserendosi nell’erudita cultura architettonico-naturalista del secondo Cinquecento, trascuri i criteri di razionalità geometrica e prospettica dei giardini all’italiana, costituendo difatti un unicum nel panorama artistico contemporaneo.

Abbiamo qui, su una superficie di circa 3 ettari, un eccentrico boschetto di conifere e latifoglie  ideato secondo schemi e ideologie ancora oggi dibattuti, popolato da enigmatiche figure grottesche come animali esotici e mostri mitologici. Le statue e le architetture presenti nel parco sono state realizzate in pietra locale (il peperino) con molta probabilità dallo scultore Simone Moschino. Le opere sono cariche di simbolismi e rimandi alla mitologia e al mondo del fantastico: sono stati riscontrati per esempio elementi del Canzoniere di Petrarca, dell’Orlando furioso di Ariosto e di alcuni poemi del Tasso.

Proteo Glauco del Sacro Bosco. Photo Credits: Valerio Caporilli

Per instaurare un termine di paragone con le architettura di moda all’epoca, basterà ricordare che lo stesso Pirro Ligorio sia stato il geniale ideatore della superba Villa D’Este, capolavoro del Rinascimento italiano.  Tuttavia l’assetto attuale delle opere non ricalca fedelmente la disposizione originaria ideata da Vicino e Ligorio, infatti, dopo la morte del Principe avvenuta nel 1585, il parco venne abbandonato. La sua riscoperta si deve a importanti intellettuali e artisti tra i quali si annoverano Claude Lorrain, Goethe, Salvador Dalí, Mario Praz, Maurizio Calvesi e  Manuel Mujica Láinez (il quale la descrive nel romanzo ‘Bomarzo’); la sua valorizzazione invece è frutto di un restauro effettuato nella seconda metà del Novecento dai coniugi Giancarlo e Tina Severi Bettini i quali lo rilevarono e misero in uso.

“Voi che pel mondo gite errando vaghi di veder meraviglie alte et stupende venite qua, dove son facce horrende, elefanti, leoni, orchi et draghi”

Iscrizione nel Bosco Sacro.   Photo Credits: Valerio Caporilli

Questa è solo una delle tente iscrizioni un tempo presenti nel parco, oggi in parte perdute, le quali lasciano indizi sullo scopo reale del grandioso complesso: che si tratti di rappresentazioni volte a includere implicazioni morali, iniziatiche, erudite o di meravaglia, certo è che attirarono l’attenzione di ogni visitatore per la loro mirabile bellezza e per l’arditezza di certi artifici.

Casa Pendente del sacro Bosco. Photo Credits: Valerio Caporilli

Tra le opere più sbalorditive possiamo certamente ricordare la Casa pendente: l’insolito edificio, poggiando su un basamento inclinato, venne eretto per l’appunto in pendenza, visitabile attraverso un ponticello che collega il piano superiore con l’esterno. Ma ancora più sorprendente è il fatto che il pavimento non segua l’andamento dell’edificio , bensì risulti inclinato in direzione opposta creando un senso di disorientamento nel visitatore. Si presume che questa costruzione fosse una volta l’ingresso principale per il bosco, ora sostituito da un arco recante lo stemma Orsini, superato il quale due sfingi accolgono i turisti nella visita.

Il percorso si sviluppa su vari livelli e, nonostante la ridotta dimensione del parco, è facile perdersi tra la fitta vegetazione e le mostruose figure dei suoi abitanti. Con l’occasione vi suggeriamo anche di fare visita al borgo di Bomarzo. Situato su uno sperone roccioso in peperino le sue origini si perdono nel tempo e suppongono la presenza di civiltà lontane come il popolo asiatico dei Meoni o i misteriosi Rinaldoniani, certo è che il sito venne presieduto dagli Etruschi e successivamente dai Romani a partire dal V secolo a.C.  Tra le opere più importanti che può vantare Bomarzo vi sono certamente la Piramide Etrusca, il Palazzo Orsini e la chiesa di Santa Maria di Monte Casoli

.