Come tutte le Avanguardie dei primi anni del Novecento, il Cubismo, tende ad allontanarsi il più possibile dalla rappresentazione verosimile della realtà, cercando di realizzare opere in cui il soggetto venga rappresentato da molteplici punti di vista simultaneamente. Il soggetto viene perciò scomposto e ricomposto sulla tela, accentuando la geometrizzazione delle figure, usando successivamente il collage e riproponendo a volte gli stessi temi: bicchieri, nature morte, giornali; questo perché un quadro cubista, pur essendo non-naturale, secondo le parole di Giulio Carlo Argan, è assolutamente reale, e questi soggetti così quotidiani sono immediatamente riconoscibili, pur non essendo riprodotti fedelmente. Il termine, coniato dal critico Louis Vauxcelles per denigrare alcuni quadri di Braque, fu poi adottato per questa innovativa corrente artistica. Questo movimento può essere suddiviso in vari periodi, che andremo adesso ad analizzare.

Particolare di "Case all' Estaque" di Georges Braque, fonte: img.wikioo.org

Particolare di “Case all’ Estaque” di Georges Braque, fonte: img.wikioo.org

Il primo periodo, in ordine cronologico, è stato il Cubismo analitico: oggetti quotidiani, scomposti geometricamente, ruotati, sovrapposti, sintetizzando spazio, tempo e molteplici punti di vista sulla tela. Summa di questo periodo è senz’altro l’opera “Les demoiselles d’Avignon” di Pablo Picasso del 1907. Influssi dell’arte africana (il volto della donna in alto a destra), influssi classici (la natura morta in basso) e sentori futuristici (i piani geometrici taglienti e spezzettati) fanno di quest’opera un vero e proprio capolavoro dell’arte. Le cinque prostitute, in atto di mostrarsi al cliente, riempiono la scena: la donna in basso a destra è rappresentata di spalle ma col volto rivolto verso lo spettatore. Ecco qui il cubismo. Ruotare con la mente intorno all’oggetto, rappresentare ogni sua “faccia”, dipingere anche quello che non si vede.

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“Demoiselles d’Avignon” di Pablo Picasso, fonte: Wikipedia Commons

Il secondo periodo è detto invece Cubismo sintetico: l’oggetto inizialmente spezzettato, assume sulla tela una forma nuova, con qualche vago “ricordo” di ciò che era precedentemente. In questo periodo viene inoltre utilizzato nelle opere il collage, come nella celeberrima opera “Natura morta con sedia impagliata”, ancora una volta di Picasso, dove oltre alla vera corda che incornicia il tutto, la paglia intrecciata che dovrebbe rimandare al concetto di sedia, è fatta di plastica vera e propria. Gli oggetti rappresentati tutt’intorno (un giornale, una pipa, un bicchiere, un’ostrica e un limone tagliato) sono messi lì, scomposti, alcuni ridotti a semplici lettere, ma riconoscibili e riconducibili attraverso un processo mentale all’oggetto originale. La corda ad esempio, non è rappresentata verosimilmente, ma “presentata” allo spettatore, è lì, tangibile e reale.

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“Natura morta con sedia impagliata” di Pablo Picasso, fonte: Wikipedia Commons

Ma da chi è nato questo movimento? Chi ha ispirato questa progressiva riduzione e geometrizzazione dell’oggetto? Gli studiosi ritengono che si debba ricondurre tutto alle ultime opere di Paul Cezanne, uno dei più grandi artisti di fine Ottocento. I suoi ultimi dipinti, con soggetto la montagna Sainte Victoire dove, allontanandosi dallo stile impressionista che lo aveva caratterizzato negli anni precedenti, sviluppa una pittura sì più sfaldata, ma meno vibrante di quella dei suoi contemporanei. L’anticipazione del cubismo la troviamo in quelle macchie gialle alle quali, poco sotto il centro del quadro, vengono però aggiunte due sottili linee, una verticale e l’altra orizzontale, come a ricordare gli spigoli di una casa. Di forte impatto sono queste macchie bianche qua e là, ma cosa rappresentano? La critica tutt’ora si batte per dare un senso a questa volontà del pittore: forse un’iniziale sfaldamento dei piani; oppure l’intenzione di rappresentare l’aria che circonda tutte le cose. I colori si giustappongono l’un l’altro, le forme non sono completamente definite: tutto è ricordo di un qualcosa che era in origine.

"La montagna di Saint Victoire" di Paul Cezanne, fonte: imagebam.com

“La montagna di Saint Victoire” di Paul Cezanne, fonte: imagebam.com

Tanto innovativi, quanto “conservatori”, i cubisti criticarono aspramente il “Nudo che scende le scale n.2” di Marcel Duchamp, nel 1912. Il soggetto, un nudo appunto, non era consono agli standard cubisti e la figura sembrava troppo approssimata, non v’era nulla che rimandasse concettualmente all’uomo nudo originario. L’intento di Duchamp era però quello di rappresentare la figura umana come un insieme di ingranaggi, spezzettare in un certo senso il soggetto, fino ad arrivare ai suoi componenti indivisibili. Questo dipinto non fu però capito dagli artisti europei, ma fu apprezzato dalla critica americana, che intuì lo stile dinamico ed innovativo dell’artista.

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“Nudo che scende le scale n°2” di Marcel Duchamp, fonte: Wikipedia Commons