La poliedricità di Michelangelo Buonarroti non è affatto sconosciuta: pittore, architetto, poeta e scultore; e in tutte queste arti eccelleva, rimanendo quasi sempre una spanna al di sopra dei suoi contemporanei. Nei periodi in cui non dipingeva, utilizzava il suo tempo per scolpire veri e propri capolavori dell’arte, come le varie Pietà che ha realizzato nel corso della sua lunga vita. Fattor comune di queste opere sono ovviamente i due personaggi principali: la Vergine Maria, che accoglie tra le sue braccia il corpo esangue del figlio, appena tolto dalla croce. Lo straziante dolore di una madre, alla quale viene ucciso il proprio figlio, non pervade però in nessuna delle quattro pietà realizzate da Michelangelo, che riesce a rendere il dramma della donna con delle espressioni pacate, afflitte ma per nulla turbate, quasi un lontano richiamo alla compostezza delle statue della Grecia classica.

fonte: Wikipedia Commons

Dettaglio della Pietà Vaticana, fonte: Wikipedia Commons

La prima realizzata in ordine cronologico è anche quella più famosa: la Pietà Vaticana, datata 1498. Il giovane volto della madre, nonostante l’evidente anacronismo, non distoglie l’attenzione dalla tragicità del momento. Il vorticoso panneggio accoglie l’esile corpo del Cristo e fonde le due figure in un eterno contatto. La figura della Vergine, molto più monumentale di quella del Gesù, traspare sotto la veste, che la copre interamente, non negandole però la potenza e volumetria. Il volto mite della donna lascia trasparire la rassegnazione con cui ha vissuto Maria, destinata sin dall’inizio ad assistere alla morte del figlio. Il tutto è racchiuso in una composizione triangolare, allusione alla Trinità; inoltre è l’unica opera firmata da Michelangelo, sulla cinta che attraversa il petto di Maria.

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Pietà Vaticana, fonte: Wikipedia Commons

Con un salto di quasi cinquant’anni, troviamo la sua seconda versione, assai diversa dalla prima: la Pietà Bandini, meglio conosciuta come la Pietà del Duomo di Firenze. Anche questa volta una composizione piramidale, ma i personaggi aumentano: troviamo Nicodemo, colui che, secondo le Sacre Scritture, aiutò a togliere il corpo di Cristo dalla croce assieme a Giuseppe d’Arimatea; a sinistra del Gesù troviamo inoltre la Maddalena, aggiunta successivamente da un altro artista. L’opera, realizzata ormai in tarda età, è la summa di tutta la vita di Michelangelo: troviamo un corpo ancora più scarnato, una resa anatomica pressoché perfetta e un forte patetismo nei volti della madre e del figlio guancia a guancia. Nel volto di Nicodemo invece, troviamo un autoritratto dell’artista, anch’egli partecipe alla tragica scena.

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Pietà Bandini, fonte: Wikipedia Commons

Pochi anni dopo, nel 1555, troviamo la terza pietà, stavolta di dubbia attribuzione per le sue forme un po’ rozze e sproporzionate: stiamo parlando della Pietà di Palestrina. Cristo, con delle gambe troppo esili in confronto al torso, è quasi in piedi, sorretto dalla madre e aiutata da un’altra figura, forse Nicodemo, forse Maddalena. La figura più ricca di dettagli è senz’altro il protagonista, del quale i particolari anatomici sono minuziosamente realizzati; le restanti figure sono quasi appena abbozzate, forse per mancanza di tempo, o forse per ricollegarsi alla poetica del “non finito” che aveva sviluppato durante la sua vita l’artista.

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Pietà di Palestrina, fonte: Wikipedia Commons

Ultima opera in assoluto di Michelangelo, scolpita, secondo le dicerie, fino a pochi giorni prima di morire, è la Pietà Rondanini, del 1564. Tutto il gruppo scultoreo è lasciato parzialmente incompiuto, dalle gambe del Salvatore, che si fondono al terreno, ai volti dei due personaggi, carichi di pathos. Le due figure sono unite nella parte centrale dei loro corpi, per aumentare la drammaticità del momento e il forte legame madre-figlio. Accanto alla composizione, una sorta di tronco, come nelle più antiche statue greche, bilancia il tutto.

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Pietà Rondanini, fonte: Wikipedia Commons