Nata come netta opposizione alla cultura consumistica americana, l’arte povera fu un movimento artistico tutto italiano, nato dalla straordinaria mente di Germano Celant nel 1967. Il proposito di questo gruppo di artisti era quello di tornare ad utilizzare (e a rendere arte) tutti quegli oggetti passati di moda, obsoleti, che facevano parte del mondo preindustriale italiano. La forte critica di questo movimento era rivolta alla Pop Art americana, con un’idea di arte alla mercè di tutti, pronta per essere consumata dal pubblico e venire quasi immediatamente sostituita dalle novità sul mercato. I più grandi esponenti dell’Arte povera sono Michelangelo Pistoletto, Pino Pascali, Giuseppe Penone e Jannis Kounellis, artista recentemente scomparso.

Jannis Kounellis, fonte: poesia.blog.rainews.it

Michelangelo Pistoletto è forse il più conosciuto tra gli artisti dell’Arte povera con le sue Veneri e le sue serie di specchi, in cui lo spettatore, riflettendosi, diventa parte dell’opera. La Venere degli stracci, una delle sue opere più famose, una commistione di concetti fusi tra loro per formare una composizione innovativa dove una riproduzione di una statua classica, ormai antiquata, realizzata in cemento (materiale artigianale) è contrapposta ad oggetti quotidiani, gli stracci appunto. Sacro e profano, alto e basso, messi l’uno di fronte all’altro: la statua non è né sacra né alta, ma solo una mera riproduzione artigianale priva di tutta la gloria che le vere statue greche portavano con loro.

Venere degli stracci, fonte: cultura.biografieonline.it

Recentemente esposto alla GNAM di Roma, i 32mq di mare circa di Pino Pascali è un’opera che riflette uno dei tanti principi cardine dell’Arte povera: riportare la natura nell’ambiente istituzionale del museo, così da scioccare lo spettatore. In quest’opera Pascali porta nel museo il mare, una forza nella natura incontrastabile, incasellata in una griglia. Le forti sfumature d’azzurro vogliono sottolineare la somiglianza con le acque profonde e quelle più vicine alla riva: tutto il mare è racchiuso, a portata di uomo.

32mq di mare circa, fonte: www.museopinopascali.it

Giuseppe Penone invece va a fondo negli oggetti che utilizza, partendo dai materiali industriali sino ad arrivare al vero e proprio materiale grezzo, naturale. Famosi sono i suoi tronchi di albero scavati, lasciando la corteccia tutt’intorno e facendo risaltare soltanto le più piccole venature.

Jannis Kounellis fu, tra gli artisti di questa corrente, il più trasgressivo e rivoluzionario. L’installazione più famosa è 12 cavalli dove, in un museo, l’artista portò 12 cavalli veri e propri, cosicché la natura si riappropriasse degli spazi culturali. Inoltre si tratta anche di un richiamo al mondo rurale e preindustriale italiano, basato sull’allevamento e sull’agricoltura, parte integrante della popolazione italiana. Un’altra sua opera molto famosa è la serie di reti di letto come supporto per vari materiali. In questo caso abbiamo l’accostamento di una materiale naturale come la lana, ad un materiale artificiale come il metallo del letto.