Meta prediletta per tutti gli amanti dell’Arte, la National Gallery di Londra è uno dei più famosi musei del mondo, ricco di opere, italiane e non. Veri e propri capolavori che hanno segnato la Storia dell’Arte, dal Medioevo fino all’ Età contemporanea. È un monumentale edificio, composto da una lunga facciata orizzontale con al centro il timpano sorretto da colonne corinzie (a mo’di tempio greco). Si erge dinnanzi alla famosissima Trafalgar Square, punto nevralgico della capitale britannica, accanto alla statua equestre di Giorgio IV. Analizziamo dunque alcune delle opere più belle conservate in questo museo, procedendo in ordine cronologico.

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Interno della National Gallery, fonte: Pinterest

Esponente della cultura tardo-Gotica, ma già aperto ad alcune intuizioni e influssi rinascimentali ( la prospettiva ad esempio) Paolo Uccello è uno dei più grandi maestri del XV secolo. In questo museo è conservata una delle sue opere più famose, il San Giorgio e il drago, un’iconografia tipicamente medievale, dove il gusto per il cavalleresco prevale a pieno sulla veridicità dell’opera. La principessa, rapita dal drago, viene liberata dal santo cavaliere che col suo cavallo impennato, reso in una prospettiva ancora molto approssimata, atterra il mostro con la lancia. La linea è ancora quella tardogotica, le figure sono slanciate, candide e di profilo, come quelle di un tipico trittico a fondo oro.

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“San Giorgio e il drago” di P. Uccello, fonte: Wikipedia Commons

Al pieno Rinascimento invece appartiene il cartone preparatorio di Leonardo da Vinci con Sant’Anna, la Madonna, il Bambino e san Giovannino. Il volto etereo della Vergine, bella ed adolescente che guarda suo figlio, è contrapposto al volto più cupo, ombreggiato e maturo di Sant’Anna, che col braccio sinistro appena abbozzato, indica il cielo. La resa anatomica è perfetta, dati gli studi del grande artista, ma il corpo di Maria risulta comunque senza peso e non si capisce se sia seduta accanto o di lato alla madre. Sullo sfondo, inizia a formarsi un paesaggio geologico, fuori dal tempo e dallo spazio, tipico delle opere di Leonardo.

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“Cartone di Sant’Anna” di L. da Vinci, fonte: Wikipedia Commons

Con un grande salto temporale arriviamo a John Constable, pittore romantico dell’Ottocento, che con i suoi paesaggi ha deliziato i suoi contemporanei e non solo Il carro da fieno, titolo del quadro, fu inizialmente molto criticato date le grandi dimensioni utilizzate per un “semplice” paesaggio. La vera maestria di Constable sta nella resa del dettaglio naturale, come le nuvole, elemento preferito dall’artista, e nei riflessi dell laghetto realizzati con piccoli tocchi di colore. La ruota del carro, le nuvole in movimento, il movimento dell’acqua sono tutti riflessi della poetica di Constable: tutto scorre, tutto è mutevole, tutto è in movimento.

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“Il carro da fieno” di J. Constable, fonte: Wikipedia Commons

Dal chiaro e limpido paesaggio idilliaco di Constable, passiamo ad un vero e proprio turbinio di luce, colore e movimento. Tre parole che descrivono a pieno la pittura di William Turner, contemporaneo dell’artista inglese precedente. Pioggia, vapore e velocità è appunto il titolo dell’opera del 1844 dove, su quello che sembra un viadotto, sta passando un treno in corsa, il mezzo simbolo di quest’epoca. Riusciamo soltanto a cogliere quello che è il resto dell’opera: uno specchio d’acqua in basso a sinistra, dei monti lontani in alto a destra. Importante per questo artista è la resa del movimento dicevamo, data dalle forme vaghe e all’assenza di dettagli del dipinto. Quella che può apparire a prima vista un soggetto tra la nebbia e il fumo, non è altro che la realtà immersa in questo eterno movimento.

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“Pioggia, vapore e velocità” di W. Turner, fonte: Wikipedia Commons