Col termine avanguardie cerchiamo di raggruppare tutti quei movimenti che, dall’inizio del Novecento, hanno cercato di andare oltre l’accademismo, di destabilizzare la tradizione e lo spettatore, abituato ad un’opera molto spesso chiara ed inequivocabile. Molti movimenti si sono susseguiti nel corso di questo secolo, alcuni di lunga durata ed altri più brevi, ma tutti hanno lasciato un segno tangibile nella storia dell’arte, diventando modello per gli artisti delle generazioni successive. In questo articolo tratteremo le correnti che più di tutte hanno influenzato un’epoca, analizzando le opere (a volte poco conosciute) di artisti famosissimi.

“La danza” di H. Matisse (fonte: restaurars.altervista.org)

L’Espressionismo può essere considerato come la prima avanguardia e sicuramente si tratta di una delle più influenti. Nasce nel 1905 contemporaneamente in due paesi, Francia e Germania, rispettivamente con i gruppi Fauves (“Le Belve”) e Die Brucke (“Il Ponte”).
I due movimenti hanno caratteristiche simili, ma gli intenti sono diversi: i Fauves, con le loro campiture piatte e i colori sgargianti volevano contrastare l’eccessivo decorativismo dell’Art Nouveau; i componenti di Die Brucke invece, intensificavano il carattere violento della pittura riscontrabile nei colori forti utilizzati, andando contro l’Impressionismo e le sensazioni che un paesaggio poteva far scaturire nell’animo dell’artista.
In breve, con l’Espressionismo non troviamo più un “moto” dall’esterno verso l’interno (paesaggio→artista), ma è quest’ultimo che esterna attraverso la pittura le sue emozioni, belle o brutte che siano. L’opera che riflette meglio l’angoscia dei pittori è “Pubertà” di Munch, nella quale troviamo una giovane, che ha ricevuto la rivelazione della vita. Coprendosi le parti intime, possiamo intuire che la bambina si stia rendendo conto della sua trasformazione in donna, portandole paure ed insicurezze, impersonate dall’inquietante ombra nera informe alle sue spalle.

“Pubertà” di E. Munch (fonte: it.wahooart.com)

Siamo intorno al 1919/1920 quando Piet Mondrian inizia a realizzare le sue “Composizioni”: le celebri e semplici griglie, con due o tre colori primari e grandi rettangoli bianchi. Apparentemente un’opera elementare, ma nessuno mai è riuscito ad imitarne la grandezza. Il movimento fondato dall’artista e da un suo collega, Theo van Doesburg, prende il nome di De Stijl, meglio conosciuto come Neoplasticismo. Mondrian inizia il suo processo di estrema riduzione con un serie di dipinti di alberi. Inizialmente realistici, col tempo questi soggetti sono diventati sempre più astratti, ridotti ai minimi termini, fino ad arrivare a linee orizzontali e verticali e colori primari. Perché questa scelta? L’intento era di allontanarsi dalla materia, dalla prospettiva e da tutte le altre “illusioni” dei secoli precedenti per arrivare ad una nuova Plasticità.

“Composizione con rosso, giallo, blu e nero” di P. Mondrian (fonte: poeisrafel.blogspot.com)

Nel 1924 André Breton pubblica il manifesto del Surrealismo, un movimento che da lì a pochi anni si diffonderà capillarmente in Europa e negli Stati Uniti. Questi artisti erano attratti dall’inconscio,  angolo della mente umana dove tutti i pensieri diventano immagini. E quale mezzo migliore se non l’arte per esprimere questo inconscio. Le opere surrealiste infatti sono destabilizzanti, irrazionali, surreali appunto. Orologi sciolti, elefanti con lunghissime gambe, paesaggi completamente irreali sembrano tutti frutto di un sogno: la componente onirica è molto importante per questi artisti perché riflette un’azione automatica del corpo, involontaria, dove si producono le immagini più bizzarre, ma spesso cariche di significato.

“La persistenza della memoria” di S. Dalì (fonte: cultura.biografieonline.it)

Ultima, ma estremamente importante è l’arte Concettuale. C’è chi pone come padre di questa corrente Marcel Duchamp, eclettico artista francese che per tutta la sua vita cercò di trasformare l’arte cosiddetta retinica, in arte mentale, o concettuale appunto. L’opera simbolo di questo passaggio è “Etant donnes” del 1966. L’opera, è composta da un vecchio portone di legno di un fienile, attraverso la cui fessura è possibile osservare l’opera vera e propria: dall’altra parte infatti vediamo il corpo nudo di donna steso in un paesaggio montuoso, con in mano una lampada e sullo sfondo una cascata. Molti hanno cercato di trovare un senso a quest’opera: c’è chi parla di una trasposizione di vecchie opere di Duchamp, chi invece lascia libera interpretazione allo spettatore.

“Etant donnes” di M. Duchamp (fonte: 1.bp.blogspot.com)