Palazzo Chigi, Ariccia. Fonte: romaepiu.it

Palazzo Chigi, Ariccia. Fonte: romaepiu.it

Il Palazzo Chigi di Ariccia con la frontistante Piazza di Corte, progettata dal Bernini su commissione di papa Alessandro VII (1655-1667), costituisce uno dei più eccezionali ed unitari complessi architettonici del Barocco Romano.

La monumentale residenza chigiana è stata ceduta, a particolari condizioni di favore, dal principe Agostino Chigi Albani della Rovere al Comune di Ariccia, con atto notarile del 28 dicembre 1988. Da tale data sono stati eseguiti radicali lavori di restauro, prima a livello strutturale, poi con la sistemazione delle facciate e recentemente degli interni (con i fondi del Giubileo), ultimati nel mese di novembre 1999. Così il Palazzo è stato definitivamente aperto al pubblico, aumentando la sua attrattività grazie all’installazione di mostre o all’organizzazione di concerti ed eventi culturali di varia natura.

Il Palazzo presenta numerosissime stanze, ognuna con le proprie funzioni o conservanti oggetti ed opere di grande valore. La stanza dell’Ariosto, commissionata da Sigismondo Chigi, ha le decorazioni più importanti di tutto il Palazzo, sia per la forza dell’ispirazione poetica sia per la qualità pittorica pre-romantica. E’ dedicata per l’appunto a Ludovico Ariosto, pilastro della poesia italiana e padre del poema cavalleresco “L’ Orlando Furioso”. La partitura architettonica a lesene ioniche ed il fregio sono opera di Nicola Lapicola, mentre i grandi pannelli sono stati realizzati da Giuseppe Cades, il massimo talento nella pittura della Roma settecentesca. L’artista ci fa, realmente, tuffare all’interno del poema cavalleresco!

Stanza dell’Ariosto. Fonte: web.tiscali.it

Stanza dell’Ariosto. Fonte: web.tiscali.it

Due grandi monocromi sulle pareti opposte rappresentano la Graecia Vetus e l’Italia Nova, sovrastati dalle effigi di Omero e Ludovico Ariosto, punti di riferimento per il Neoclassicismo. Tali rappresentazioni sono una velata critica nei confronti del governo dell’Italia moderna: tra le due trionfa la Grecia che, da sempre, è considerata la civiltà con il miglior modello di politica, anche secondo le parole dell’archeologo e politico italiano Ennio Quirino Visconti.

Singolare è la scena “Incontro tra Dalinda, travestita da Ginevra, e Polinesso” (la prima a seguire). Chi non conosce i personaggi e la trama del poema cavalleresco potrebbe, inconsapevolmente, scambiare questa scena con la più famosa “scena del balcone” tra due grandi amanti della storia: Romeo e Giulietta di Shakespeare. Attraverso un’attenta analisi di metodo però, verrà più che facile riconoscere chi realmente siano i soggetti: Dalinda e Polinesso.

OperaArteImmagineHigh-14

 

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Fonte: orlandofurioso.org

 

Fonte: orlandofurioso.org

Fonte: orlandofurioso.org

Tra le scene rappresentate non intercorre alcun filo conduttore, nessuna sequenza tematico-narrativa, ma sono semplicemente immagini estrapolate. L’unico motivo che accomuna e lega tutte le immagini è il tema del dolo. L’inganno è presente in ogni singola scena ed è proprio questo che rende singolare la stanza, non tanto l’assente sequenza narrativa, quanto invece il carattere monotematico delle immagini.