”Er core de Roma”. Chiunque abbia visitato questa città, italiano o straniero che sia, sa perfettamente a quale zona della capitale questa frase si riferisca: Trastevere. Sì, forse perché il cuore autentico di questa città non ha bisogno di particolari artifici per essere affascinante, molto probabilmente perché il fascino lo possiede dalla nascita. Con la sua luce, i suoi scorci e i suoi locali, Trastevere è il biglietto da visita della romanità, all’estero come in casa. Nei secoli il quartiere si è rivelato particolarmente camaleontico, adatto quindi a recepire e assimilare i cambiamenti del tempo e a renderli propri. Ed è proprio così che Héco, il nuovo eclettico locale in Via Portuense, fa il suo ingresso teatrale sul panorama trasteverino. Nato a settembre dall’impegno e la passione di otto soci, Héco, con i suoi spazi multilivello e le sue proposte gastronomiche fuori dagli schemi, sta facendo breccia nel cuore degli animali notturni che popolano le vie di Roma.

Il locale accoglie il visitatore con la zona cocktail bar, dove i due barman Riccardo Speranza e Valerio Tempesta danno vita alla magia della mixology. Non cocktail qualsiasi, ma richiami all’antica Grecia miscelati e versati nei bicchieri. Narciso, Caronte e Minosse sono solo alcuni dei personaggi che troverete scritti nel menù del locale, sempre pronto a variazioni per accogliere nuovi volti della mitologia ellenica. Nomi antichi ma mix innovativi per un’offerta drink varia e per certi versi anche divertente. C’è la spuma di Campari, serve altro?

Superato il bancone del bar, si arriva alla grande sala principale del locale, dal design in stile vintage industriale. Un grande tavolo in legno al centro, un piccolo soppalco con vecchi divani chesterfield e un esercito di sedie multietniche creano un’atmosfera calda perfino nei primi giorni di dicembre. Sarà che ci si avvicina al Natale e probabilmente il legno, le lucine leggere e le piante verdi che pendono dal soffitto, danno un tocco di magia, ma il cuore pulsante di Héco è accogliente come quel luogo dei ricordi dove ogni tanto si ritorna perché si sta bene.

L’offerta gastronomica è studiata ad hoc, per creare qualcosa di diverso da quello che la zona circostante offre da sempre. Niente pizza ma pinsa, che a Roma fa tutta la differenza del mondo. Niente sushi ma polpo rosticciato con humus di ceci e rosmarino, crudo di gamberi con pistacchi e frutti rossi e tataki di tonno, insomma tanto pesce, ma di qualità superiore, selezionato per garantire la giusta esaltazione della materia prima. Se volete un tagliere di salumi, non è il posto per voi.
Come appetizer ci saranno deliziosi gamberi in pasta kataifi con maionese allo zenzero, tartare di tonno, ma anche di salmone e non si esclude la possibilità di squisiti fuori menù. Insomma, se volete mangiare bene, è il posto per voi.

Tramite un piccolo corridoio esterno si giunge al giardino, che essendo tutto l’anno decorato con luminarie, rimanda alla nostalgia delle caldi notti d’estate. Fuori troneggia il meraviglioso murales della ninfa Eco, vittima dell’amore non corrisposto di Narciso. Il piccolo spazio antistante è adibito a galleria d’arte e al momento ospita l’esposizione di Detshorore, street artist molto noto nella capitale.

Si finisce con la terrazza panoramica che affaccia su Borgo Ripa; ora capite l’ingresso teatrale?

Héco è il tempio del fine dining, con un giardino colorato che aspetta la primavera e un cuore caldo che ripara dall’inverno. Sarà che si avvicina Natale, ma Trastevere ha un’altra stella da aggiungere al suo cielo.

 

Foto gentilmente concesse da Héco
Redatto in collaborazione con Daniele Spurio.