Fonte: www.corriereirpinia.it

Il Villaggio Coldiretti di Circo Massimo a Roma ancora una volta ci ha offerto l’occasione per riflettere su quanto – in fondo – il vero Made in Italy conti ancora, almeno per noi italiani. I visitatori di quest’anno hanno abbondantemente superato il milione nelle sole tre giornate del 5-7 ottobre. Un successo, però, non proprio inaspettato. Ultimamente stiamo assistendo ad una sorta di riscatto e alla imponente voglia di rivalsa dei piccoli produttori che rivendicano un meritatissimo primato, purtroppo a volte ostacolato da chi avrebbe il compito di proteggerlo e tutelarlo.

Grazie a concetti – ormai divenuti veri e propri mantra – come quello della stagionalità e del Km zero, il mercato nazionale è alla costante ricerca di ciò che qualitativamente parlando è meglio per il proprio organismo e per il proprio palato. Ribadendo un concetto già ben noto, se da un lato la globalizzazione ha eliminato le frontiere sui mercati permettendo una più vasta diffusione delle nostre eccellenze, dall’altro le ha, purtroppo, esposte alla contraffazione e alla concorrenza, in un certo senso facce di una stessa medaglia.

Da uno studio di Coldiretti, infatti, il valore del falso Made in Italy all’estero ammonta a circa 100 miliardi, con una crescita del 70% negli ultimi dieci anni. A complicare la situazione, trattati in cui l’UE – in poche parole – non avrebbe vietato la contraffazione di determinati cibi, ignorandone l’impatto sulle esportazioni, ma anche i danni a livello sociale ed occupazionale.

Dunque, è arrivato il momento in cui una maggiore consapevolezza può fare in modo che venga definitivamente invertita la tendenza.

Fonte: campagnaamica.it

Ultimamente, accanto a tristi storie di caporalato e di sfruttamento dei braccianti extra comunitari, si sente parlare sempre più di agricoltura sostenibile e di giovani qualificati che preferiscono dedicarsi alla terra e a far di essa una ricchezza. Noi che possiamo, noi che abbiamo la materia prima, le terre fertili ed un clima che permette di coltivare quasi tutto, non lasciamoci tentare dagli scaffali pieni di conserve a poco prezzo e dall’olio venduto al supermercato per pochissimi euro al litro.

La sostenibilità è bene che venga associata ai giovani e alle loro idee innovative. Quando compriamo prodotti standardizzati e fuori stagione, ricordiamoci che oltre alla salvaguardia di qualche euro che meschinamente continuerà a riempire le nostre tasche, probabilmente con il nostro gesto stiamo arricchendo chi vuole aggirare le regole, chi produce su larga scala a costi minori e con logiche industriali, o addirittura stiamo disincentivando la crescita dell’occupazione legale.

Sapevate che l’agricoltura italiana è la più green d’Europa?

Fonte: piueconomia.com

Ma la qualità si paga. Il modello ideale prevede una giusta remunerazione a chi produce, garanzie di sicurezza, origine, genuinità e qualità ai consumatori. Il risultato solo allora sarà un prodotto meritevole di tutela, distintivo di un territorio e in grado di costituirne addirittura il vantaggio competitivo (come accaduto con il Parmigiano Reggiano, per intenderci).

“Scegliendo ciò che si mangia, si definisce anche quale agricoltura sviluppare sul territorio”.

Con queste parole Lorenzo Bazzana di Coldiretti vuole portare l’attenzione sulle politiche da adottare in campo agroalimentare per la salvaguardia del made in Italy.

Se volete sostenere chi di agricoltura vive e lascia vivere, iniziate a frequentare i mercati di Campagna Amicala rete di Coldiretti costituita da agricoltori che vendono prodotti solo italiani, a km zero.

La fondazione promossa da Coldiretti è nata 10 anni fa, con l’obiettivo (e la speranza) di ridare valore all’agricoltura italiana (e non alle sue pericolose degenerazioni), evidenziando il ruolo primario che ricopre dal punto di vista ambientale, economico, sociale.