Ebbene sì, è morto Carlo Vanzina. “Ma chi, quello dei cinepanettoni?” Sì, proprio lui.

Il regista che tutti odiano, apparentemente. O meglio, che tutti amano odiare. Perché parliamoci chiaro, se non ci fosse stato lui negli ultimi trent’anni di cinema comico italiano con chi altri avrebbe potuto prendersela il pubblico? Checco Zalone è arrivato dopo, gli youtubers prestati al cinema non ne parliamo. E allora chi rimane? Proprio Carlo Vanzina, colui che ha sdoganato la cafonaggine, che ha fatto film “scorreggioni”. Colui che, sdoganando una frase divenuta ormai un tormentone molto più di qualsiasi hit latinoamericana dell’estate, ha “rovinato il cinema italiano”.

Cinepanettone è diventato sinonimo di Vanzina, un po’ perché ci si dimentica degli altri registi che hanno contribuito nel bene e nel male al successo di questo genere (Neri Parenti, per dirne uno) e un po’ perché è vero, il primo “Vacanze di Natale” lo ha fatto lui.

Carlo Vanzina e Nancy Brilli sul set di “Un’estate al mare”. Fonte: movieplayer

E allora d’accordo, che si odi pure Carlo Vanzina ed il suo cinema! Ma tutti coloro che lo odiano e lo odieranno continuino a farlo anche quando gli verrà da ridere nel sentire l’imitazione del terrunciello o del cumenda milanese, o quando condivideranno sui social i meme di Jerry Calà che esclama “Non sono bello, piaccio!”, che di questi tempi invadono le bacheche più insospettabili di Facebook.

Dunque sì, che tutti si ricordino di odiarlo, perché solo in questo modo ci si può accorgere che in realtà nessuno può dire di odiarlo davvero.

L’associazione Vanzina – cinepanettone è la più immediata, ma non sempre la più esatta. Figlio di uno dei maggiori esponenti della Commedia all’Italiana, Steno (Stefano Vanzina), Carlo insieme a suo fratello Enrico, sempre al suo fianco come sceneggiatore, ha portato sullo schermo prima di tutto un atteggiamento, un modo di essere tutto italiano dal quale forse ci si vuole distaccare ma che, se non si è ipocriti, non si può dire che non ci appartenga (o non ci sia appartenuto): la piccola borghesia arricchita degli anni ’80 – ’90 spocchiosa e altezzosa, in una parola cafona, i “poveracci” che fanno di tutto per somigliare ai loro modelli rendendosi quanto mai ridicoli. Vanzina ha dipinto questo aspetto dell’italianità senza peli sulla lingua, in modo chiaro e più diretto che mai, spesso portandolo all’esasperazione attraverso l’eccesso e la volgarità. Alcuni suoi film sono diventati negli anni dei veri e propri cult, delle icone della commedia italiana recente, le cui battute sono impresse nella mente di tutti arrivando a essere degli status che resistono al tempo e alle generazioni.

Chi non ricorda Guido Nicheli e il suo “Alboreto is nothing” mente sapendo di mentire.

E allora abbiamo scelto per voi 5 film simbolo dello stile vanziniano, che non ci stancheremo mai di vedere e che secondo noi andrebbero salvati dalla gogna critica e popolare.

1 – Sapore di mare

«Questo biglietto vale per tutte le lettere che non ti ho mai scritto. A proposito, sei sempre più bella. Luca»

fonte: Fanpage.it

Jerry Calà e Christian De Sica sono due fratelli in vacanza in Versilia, negli anni  ’60. Il solito gruppo di amici, la solita spiaggia, i soliti scherzi al bagnino si mescolano ai nuovi amori che nascono e a quelli che finiscono. L’atmosfera romantica e scanzonata di un tempo che non tornerà più, di cui il regista aveva già nostalgia, rende questo film sempre piacevole da gustare, con una scena finale degna delle migliori commedie del passato.

 

2 – Vacanze di Natale

«La vera libidine è qui, amore: sole, whisky e sei in pole position»

fonte: glianni80.com

Versione invernale di “Sapore di mare” con Cortina al posto di Forte dei Marmi e l’aggiunta della famiglia dei romani “cafoni” di Mario Brega, con Claudio Amendola che fa da contraltare alla Milano da bere di Guido Nicheli. Jerry Calà nei panni di Billo, musicista di piano bar, che canta “Maracaibo” è forse una delle scene più famose della commedia degli ultimi decenni.

 

3 – Eccezzziunale… veramente

«Viuuulenza!»

fonte: Movieplayer

Diego Abatantuono (scoperto da Carlo Vanzina, per l’appunto) dà libero sfogo alla sua comicità declinando il terrunciello in tre personaggi entrati di prepotenza nell’immaginario collettivo: il capo ultrà del Milan detto “Ras della Fossa”, il camionista pugliese tifoso della Juventus e un rivenditore di auto tifoso dell’Inter.

 

4 – Selvaggi

«E allora sentiamo questi cacciatori che hanno pijato…»
«Un par de ciufoli»
«Espressione tipicamente romana che sta a significare che siamo tornati a mani vuote»

fonte: Wikipedia

Di nuovo un viaggio. Questa volta, anticipando Lost di un decennio, Vanzina ci mostra cosa succede quando un aereo precipita su un’isola deserta. I soliti scontri: ricci contro poveri, milanesi contro romani. Ma l’atmosfera di fine anni ’90 è ancora molto forte e regala una comicità non ancora degenerata in pagliacciata.

 

5 – Il pranzo della domenica

fonte: filmtv.it

Last but not least, uno dei film più belli dei fratelli Vanzina, dove le influenze del papà Steno sono più presenti che mai. Ma Carlo ed Enrico riescono a trovare una via tutta personale per raccontare un tema, quello della famiglia, già più volte affrontato. La vedova Franca Malorni (la Giovanna Ralli di “C’eravamo tanto amati”) si rompe il femore e le sue tre figlie devono accudirla. Piano piano emergono i problemi e i dissidi che si celano dietro la facciata della perfetta famiglia borghese.