Hollywood, anni ’40. Roger, spalla della star Baby Herman, sul set non è più lui: convinto che la moglie, la seducente Jessica, lo tradisca, sbaglia le battute e perde lucidità. Ma cosa sta succedendo veramente? Per scoprirlo R. K. Maroon, proprietario degli studi di animazione, assolda Eddie Valiant, un detective privato depresso e alcolizzato.

La più classica delle trame noir, insomma, niente di speciale. Se non fosse che gli eventi sono ambientati a Cartoonia, il paese dei cartoni animati, che Roger è Roger Rabbit, un coniglio, Baby Herman un neonato con il pannolone che fuma sigari e con pulsioni da cinquantenne e la splendida Jessica Rabbit: una bomba sexy, sogno erotico di un’intera generazione, ma che “non è cattiva, la disegnano così”.

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Non era la prima volta che la Disney si cimentava con i film a tecnica mista, si pensi a Mary Poppins o a Pomi d’ottone e manici di scopa, ma quando il 22 giugno 1988 uscì nelle sale americane Chi ha incastrato Roger Rabbit? tutto venne rivoluzionato e stravolto. Già nel 1981 la Disney aveva acquistato i diritti del libro di Gary K. Wolf Who censored Roger Rabbit?, ma dopo quattro anni di stesure si era in una situazione di stallo. Con l’ingresso in co-produzione della Amblin Entertainment di Steven Spielberg e la scelta di affidare la regia al fortunato e geniale Robert Zemeckis, reduce dallo strepitoso successo di Ritorno al futuro, le cose cambiano. La coppia di amici/colleghi accettò la notevole sfida tecnica (rifiutata, ad esempio, da Terry Gilliam) riuscendo, grazie alla passione e al pizzico di follia che da sempre li ha contraddistinti, a creare quello che è il capolavoro finale del suo genere, vincitore non a caso di tre premi Oscar (Miglior Montaggio, Miglior Montaggio Sonoro e Migliori Effetti Speciali).

La scelta più ardua riguardò quella dell’attore che interpretasse Eddie Valiant. Dopo aver scartato Harrison Ford perché troppo caro e Bill Murray per irreperibilità (non ha un agente, solo una segreteria telefonica), la parte fu infine affidata a Bob Hoskins, e mai scelta fu più azzeccata. Il futuro Spugna (in Hook – Capitan Uncino dello stesso Spielberg) risultò infatti un perfetto Valiant, riuscendo a restituire le complesse sfumature del personaggio e a rendere assolutamente credibile le continue interazioni tra umani e cartoni

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Depresso e attaccato alla bottiglia, il detective Eddie Valiant odia i cartoni perché gli hanno ucciso il fratello, ma è costretto ad accettare ugualmente il lavoro per bisogno di denaro. Scoprirà così che il maldestro, esasperante, chiacchierone Roger Rabbit è stato incastrato in loschi affari e intrighi pericolosi. L’inquietante Giudice Morton (Christopher Lloyd) è deciso a riportare la pace a Cartoonia, sconvolta dopo la morte di Marvin Acme, proprietario dei terreni su cui sorgono gli studi dei cartoni e presunto amante di Jessica Rabbit. Simbolo del capitalismo più sfrenato, con un diretto riferimento alla realtà, il personaggio di Morton è forse uno dei cattivi più cattivi del cinema: uno spietato e gelido assassino che uccide per il solo piacere di farlo. Il suo scopo è quello di costruire una superstrada che colleghi Los Angeles a Pasadena, obiettivo che per compiersi necessita della distruzione di Cartoonia. Ma i cartoni non muoiono, giusto? Sbagliato! Morton ha infatti trovato il modo di ucciderli, con una miscela di trementina, acetone e benzina: la salamoia.

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Per trent’anni la salamoia ha infestato gli incubi di una generazione: le scene di rapimento, tortura e uccisione presenti in “Chi ha incastrato Roger Rabbit?” fanno in effetti concorrenza, in quanto a crudeltà, a un qualsiasi film d’azione classico. Christopher Lloyd, con le sua mimica facciale e una gestualità fuori dal comune, subito dopo aver conquistato i cuori più folli con il Doc di Ritorno al futuro ha reso immortale anche il Giudice Morton, caratterizzandolo a metà tra uno spietato nazista e il “dottor Stanamore” di Peter Sellers.

Un film di gangster e pupe, dunque. Un cartone animato. Ma a chi si rivolge, ai bambini o agli adulti? Ebbene, questa è la genialità: a entrambi. La riuscita mescolanza di generi è ciò che lo ha reso un capolavoro fin da subito, non riuscendo a farci smettere di guardarlo ogni volta che ci capita. Infarcito di gag demenziali e situazioni tanto grottesche quanto assurde tipiche dei cartoni animati (proiettili cowboy, per dirne una) risulta però permeato da uno sfondo adulto, erotico e violento, che si rivolge più ai genitori che ai bambini. Ma al suono di “ammazza la vecchia…” nessuno, grande o piccino che sia, può resistere dal completare la canzone.

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Trent’anni dopo Chi ha incastrato Roger Rabbit? non mostra nessuno dei segni dell’invecchiamento, ma tiene anzi intatta la freschezza originale e il genio che c’è dietro la realizzazione di un film così visionario. Zemeckis è riuscito a creare un capolavoro della tecnica mista grazie al suo non adagiarsi sui canoni fino ad allora stabiliti, ma andando invece oltre, osando e sperimentando. I cartoni animati non limitano il film, le parti animate e quelle “reali” non agiscono su due livelli distinti come ad esempio in Mary Poppins, dove le scene girate in live action si affiancavano ai personaggi animati senza interagire tra loro. Qui si assiste invece a un film girato tradizionalmente, senza nessun apporto digitale ma con un lavoro analogico incredibile e minuzioso: se gli attori studiarono da mimi per rendere verosimili le interazioni con i cartoni, i marionettisti si occupavano di muovere ogni oggetto di scena, mentre i tecnici di rendere tridimensionale, e quindi realistico, ogni elemento animato attraverso ombre ed effetti di luce. Il risultato è sorprendente e non smette mai di stupire, anche oggi.

La coppia Spielberg/Zemeckis ha unito la propria passione per la settima arte omaggiandola con un livello altissimo di regia e scrittura, permettendo così di salvare il concetto di film di animazione, fino a quel momento considerato inferiore. Così come Bugs Bunny e Topolino, Duffy Duck e Paperino e tutti gli altri cartoni dei due studi rivali si uniscono per la prima volta per salvare Cartoonia dalla distruzione, così i due autori hanno unito le forze per elevare i film animati allo status di film veri e propri. Perché in fondo “una risata è un’arma molto potente. A volte, nella vita, è l’unica arma che ci rimane!”