di Riccardo Careddu

Era il lontano 2010, quando Steven Moffat, prendeva le redini in qualità di showrunner dell’iconica serie televisiva inglese “Doctor Who” rilanciandola verso una nuova golden age. La scelta di Matt Smith come undicesimo dottore e di Karen Gilliam come sua nuova companion fu una scelta azzeccata su più punti, primo fra tutti quello attoriale. Infatti, fin da subito i due ebbero un’ottima intesa, trasmettendo credibilità alle scene ed empatia con il pubblico. Inoltre, la caratterizzazione del protagonista diede nuova linfa vitale alla serie che, nella sua nuova veste, puntava alla fidelizzazione di un nuovo pubblico e a sorprendere i fan di vecchia data. La giovinezza del nuovo dottore, il suo essere divertente, iperattivo e gentile ma anche saggio, intelligente e misterioso consentì agli sceneggiatori – Moffat compreso – di creare storie avvincenti in grado di catapultarci in mondi fantastici alla scoperta di nuove forme di vita, realtà presenti e future.

Una scena del quinto episodio dell’undicesima stagione di “Doctor Who”, “The Tsuranga Conundrum”. Fonte: doctorwho.tv

Il “Doctor Who” è stato anche in grado generare momenti di forte impatto emotivo – non dimentichiamoci del commovente episodio della quinta stagione in cui il Dottore e i suoi companions fanno la conoscenza di Vincent Van Gogh – in grado di strapparci non poche lacrime.

Quattro anni dopo Peter Capaldi subentrerà a Matt Smith come dodicesimo dottore, cambiando un’altra volta la personalità del personaggio. Il dottore di Capaldi, tarderà ad ingranare ma anch’egli riuscirà ad entrare nei cuori dei fan, soprattutto dopo il ben riuscito “Mandato dal cielo”, undicesimo episodio della nona stagione, dove il protagonista – quanto l’attore – scoprirà tutte le sue carte.

L’anno scorso però, è avvenuto un passaggio di testimone, infatti Chris Chibnall ha sostituito Steven Moffat come showrunner e ha preparato la serie per un nuovo rilancio con un dottore questa volta interpretato da una donna, Jodie Whittaker. La scelta fece arricciare il naso a qualche fan e ne ha incuriosito altri. Prima dell’uscita dell’undicesima stagione si è molto dibattuto su come sarebbe stato sviluppato il personaggio, e se avrebbe retto il confronto con le precedenti incarnazioni.

Una scena del quinto episodio dell’undicesima stagione di “Doctor Who”, “The Tsuranga Conundrum”. Fonte: doctorwho.tv

È ancora presto per rispondere, ma al quinto episodio dalla sua uscita, questa undicesima stagione del “Doctor Who” non ha ancora ingranato la marcia e Chibnall sembra tenere il piede sul freno senza mai lasciarlo. Il dottore, o meglio la dottoressa, stenta ancora a prendere forma e alcune delle sue scelte non calzano proprio a pennello con le ideologie e la personalità delle sue vecchie incarnazioni. Ciò che ne viene fuori è un personaggio ibrido, in bilico tra ciò che è stato e quello che dovrebbe diventare. Il problema però non risiede nelle doti attoriali dell’attrice ma nella scrittura degli sceneggiatori, ancora indecisi su ciò che debba rappresentare ed essere la nuova dottoressa. Inoltre, la presenza di ben tre companions fa sì che venga dato molto spazio alla caratterizzazione di ognuno e poco alla creazione di azione e climax nelle storie.

Laddove il primo episodio aveva gettato delle ottime fondamenta per la storia a venire, con il quarto episodio intitolato “Arachnids in the UK”, andato in onda la settimana scorsa, si è assistito ad una brutta battuta d’arresto che si è protratta fino all’episodio di questa settimana, il più scialbo fino ad ora.

“The Tsuranga Conundrum” ci porta in un pianeta discarica dove i protagonisti non soggiorneranno a lungo poiché soccorsi da un’astronave medica – di cui il titolo porta il nome – dopo aver fatto detonare per sbaglio una bomba sonica. Una volta a bordo il gruppo incontrerà i pazienti della nave, tra cui un uomo incinta.
Con una storia che strizza l’occhio all’”Alien” di Ridley Scott e fa il verso a Poirot, la regista dell’episodio, Jennifer Perrot, segue i personaggi nella difficile missione di salvare l’astronave medica dall’attacco di un piccolo alieno chiamato Pting che minaccia di nutrirsi del loro mezzo di trasporto. Le intuizioni della dottoressa e le capacità singole di ogni membro fa sì che riescano ad avere la meglio sul piccolo divoratore, lanciato nello spazio abbastanza sazio da non poter nuocere a nessuno per un po’ di tempo.

Una scena del quinto episodio dell’undicesima stagione di “Doctor Who”, “The Tsuranga Conundrum”. Fonte: doctorwho.tv

La debolezza della storia ha dato vita ad un episodio asettico, che non è in grado di dare quella giusta luce ai personaggi che si presentano all’occhio come semplici manichini vuoti in movimento. “The Tsuranga Conundrum” oltre a svelarci com’è morta la madre di Ryan non apporta niente di più al vissuto dei protagonisti e soprattutto rende ancora difficile interpretare la dottoressa.

La scelta di trasformare un personaggio maschile – lo è dal 1963 – in uno femminile, è figlia del suo tempo e la serie si è posta l’obbiettivo di veicolare il messaggio per cui anche una donna può incarnare le caratteristiche che hanno contraddistinto il dottore fino ad oggi. Jodie Whittaker ha il giusto carisma per creare un ottimo personaggio ma la scrittura la tiene ancora relegata in un bozzolo. A questo si aggiunge anche l’intento degli ideatori di caricare il racconto con temi molteplici, risultando così appesantito e privo di un’identità.

Nel frattempo resta solo da vedere se il prossimo episodio segnerà il punto di svolta necessario a dare slancio ad una stagione fino ad ora sottotono e soprattutto per iniziare a conoscere un po’ di più la nostra protagonista.