di Christian D’Avanzo

“Knight of cups”è un film del 2015 scritto e diretto da Terrence Malick, regista dallo stile molto particolare, autore di film con pochi dialoghi ma allo stesso tempo in grado di comunicare molto allo spettatore attraverso le immagini. Conosciuto per i suoi film più celebri, “I giorni del cielo” (1979) e “La sottile linea rossa” (1999), Malick era tornato al cinema, a tre anni dal suo ultimo lavoro, “To the wonder”, presentando la sua nuova creatura “Knight of cups”, con protagonista Christian Bale.

La locandina del film

Il film tratta di un uomo, Rick (Christian Bale), o meglio tratta del viaggio di un uomo alla ricerca della felicità e del piacere. Rick è uno sceneggiatore di successo, che si gode la vita tra donne, soldi e feste di lusso; anche se sembra avere una vita invidiabile, è alle prese con un tormento interiore poiché gli manca la vera felicità, non ha legami forti con altre persone, non ha l’amore.

Bisogna dire che non è un film per tutti, data la particolarità di questo regista. Come la maggior parte dei film di Malick, “Knight of cups” è un film dall’alto valore simbolico, comunica attraverso le immagini che diventano il fulcro di tutto e sono presenti pochi dialoghi, per lo più ci sono monologhi dei personaggi che comunicano tra loro attraverso gesti e sguardi anziché con le parole (Bale nonostante le poche battute da dover recitare, è molto espressivo e dà conferma delle sue ottime doti attoriali). Il risultato è decisamente artistico, con una regia maestosa accompagnata da una fotografia pulitissima, che rende il tutto così naturale da farci immergere nei quadri dipinti da Malick con la sua cinepresa (nota di merito anche alle musiche originali composte da Charlie Spring, che accompagnano tutto il film); tuttavia il ritmo risulta lento, dunque. proprio per questo, non è un film per tutti. Questa particolare pellicola permette allo spettatore di rilassarsi guardando le immagini che Malick gli fornisce, di riflettere su tutti i simboli presenti e infine di dare una proprio interpretazione conclusiva.

Christian Bale in una scena del film

Parliamo del significato del film, che è sicuramente molto complesso. Ogni atto della vita del protagonista ha un titolo che fa riferimento a una specifica carta dei tarocchi: La Torre, L’Eremita, L’appeso, La Morte e così via, che indicano una possibile lettura degli eventi. Anche il titolo stesso del film (Il cavaliere di coppe) fa riferimento a una carta dei tarocchi, poiché in tutto e per tutto Rick sembra assomigliare al protagonista di una favola che il padre gli raccontava quando era piccolo: un principe, figlio del re dell’Oriente, partiva verso Ovest in cerca di una perla; giunto a destinazione il principe bevve dalla coppa dell’oblìo e si dimenticò chi era e il motivo del suo viaggio cadendo in un sonno profondo. Proprio come questo principe, Rick sembra non riuscire a ricordarsi chi è, la perla, il senso della sua vita, gli sfugge di continuo e a nulla vale cercare questo significato profondo nelle donne che incontra e che lo amano. Forse, come il padre stesso gli dice, Rick è destinato a rimanere un pellegrino errante su questa terra, senza trovare mai il suo posto nel mondo. Vengono affrontati dunque diversi temi: dalla ricerca della felicità, all’amore, fino alla religione.

Rick sembra avere una vita perfetta, eppure non è così, perché manca proprio “la perla” che simboleggia il senso della vita e l’amore, che non riesce a trovare nelle tante donne che frequenta nel corso della sua vita. Risente sicuramente del suo matrimonio fallito con la gentile dottoressa (Cate Blanchett) e della morte di uno dei suoi due fratelli, Bill. È alla continua ricerca di quel qualcosa che lo faccia sentire vivo, dato che per trent’anni, come afferma lui stesso, non ha mai vissuto veramente (“ho vissuto nel corpo di un altro”), spera di trovare il vero amore e di consacrarlo con un figlio, formando così una sua famiglia per dare un senso alla propria esistenza. “C’è così tanto amore dentro di noi. E non viene mai fuori”: una frase che dice tanto sulla difficoltà degli uomini in generale ad amarsi e ad esprimere i loro sentimenti nei propri confronti.

Christian Bale e Cate Blanchett

Nel film possiamo parlare di due campi semantici: l’alto e il basso; per il Malick è fondamentale mette in risalto la vita (così come in altri suoi film) attraverso gli elementi naturali che ci circondano, che siano l’acqua, il cielo, gli animali (in questo caso i cani), eccetera, il tutto con una regia sempre in movimento (come se fosse immersa nell’acqua appunto), molto virtuosa e dinamica. All’alto del cielo, agli uccelli sempre presenti, agli aerei, all’immensità che ci circonda, con delle riprese di spazi vastissimi quasi a volerci ricordare di quanto siamo piccoli rispetto alla grandezza della natura e dell’universo, si alterna il basso, con le riprese dell’acqua (lo scorrere della vita), delle foglie e l’uomo stesso. Qui subentra anche il valore religioso che Malick vuole comunicarci: l’uomo deve vivere la propria vita e godersela senza preoccuparsi del dopo, può innalzare la propria morale e la propria anima con gli atti in terra e non in cielo, poiché Dio si prende cura di noi anche adesso che viviamo su di essa, è un richiamo al “CARPE DIEM”, quindi l’invito all’uomo a cogliere l’attimo senza troppe preoccupazioni (“Non ci sono principi, solo circostanze”). Rick va a parlare anche con un prete che gli confessa che la sofferenza aiuta e ci permette di innalzare l’anima per la vita dopo la nostra morte, dunque di non preoccuparsi se ora soffre e non è felice. Questo discorso ci riporta ai primi monaci e alla diffusione del monachesimo, ossia al vivere in maniera ascetica per poter trovare la pace dopo la morte (molti monaci si infliggevano pene esemplari, come ad esempio vivere al freddo su montagne impervie fino a morire o condurre una vita da nomadi, vivendo in caverne. Un esempio calzante e simbolico è sicuramente quello delle foglie spazzate via dalla strada, una volta cadute e quindi morte: una metafora della condizione degli esseri viventi che, dopo esser invecchiati e morti, vedono decomporsi il loro corpo (spazzato via) e la loro anima viene scissa da esso; oppure, ancora, le nuvole che vengono spostate dal vento e che sono instabili. Un altro simbolo potente è lo specchio, sempre presente nel film, come a volerci suggerire che dobbiamo sempre riconoscerci e accettare per quelli che siamo per stare bene con noi stessi. Gli uccelli in volo così come gli aerei, che fanno sempre riferimento al campo semantico dell’alto, vogliono appunto indicare quel desiderio di “volare” dell’uomo e di innalzare la propria anima, come abbiamo detto. Invece una metafora della vita e della perla che non viene mai presa, anche se per poco, potrebbe essere la scena di più cani che sott’acqua, in piscina, non riescono mai a prendere la pallina che pian piano affonda. Oltre all’acqua, lo scorrere della vita viene rappresentato anche dalle riprese di macchine in movimento (movimento che spesso viene accelerato) su lunghe strade.

Natalie Portman e Christian Bale in una scena del film

La penultima donna (Natalie Portman) che incontra e di cui si innamora il protagonista, sembra finalmente farlo nascere dopo trent’anni di vuoto. Come recita Rick: “perdere una parte non equivale a perdere tutto”. Ma, anche in questo caso, si tratta di un’illusione poiché la donna è sposata e aspetta un bambino (forse di Rick, forse del marito), ma in ogni caso questo comporta la rottura del loro rapporto. L’ultima donna che incontra Rick lo aiuta invece nella ricerca di se stesso: il film si conclude così, con un uomo che finalmente ha assunto la consapevolezza della vita dopo aver vissuto per anni nel vuoto, come enunciato anche dal monologo del padre:

Pensi che quando raggiungerai una certa età le cose inizieranno ad avere un senso. Poi scopri che sei perduto, come lo eri prima. Suppongo che questa sia la dannazione. I pezzi della tua vita non si riuniscono mai. Vengono solo sbattuti in giro.

Finalmente la ricerca di questa magica e introvabile perla, sembra giunta alla fine per dare spazio ad un nuovo inizio.

“Comincia” dice alla fine Rick.

 

Curiosità

Le riprese sono iniziate nel giugno 2012, e sono durate nove settimane, tenendosi a Los Angeles e a Las Vegas. A parte le pagine dei monologhi, nessuno degli attori ha ricevuto la sceneggiatura né prima o durante le riprese, ma soltanto delle indicazioni da Malick su che scena si stava per girare e il personaggio da interpretare. In questo modo, gran parte del cast non ha saputo di cosa parlasse il film fino alla sua anteprima pubblica. In altre occasioni, Malick ha fatto entrare in scena un attore all’insaputa degli altri attori che stavano recitando, costringendoli a improvvisare. Il film è stato per ben due anni in sala di montaggio, poiché il numero di montatori impegnati a lavorare sul film è progressivamente aumentato con il procedere della post-produzione. Il film è diviso in otto capitoli ognuno dedicato a personaggi diversi:

1) La Luna
Della: donna dal carattere volitivo e ribelle.

2) L’Appeso
Barry: fratello di Rick, e Padre Joseph.

3) L’Eremita
Tonio: un playboy amorale.

4) Il Giudizio
Nancy: dottoressa, ex-moglie di Rick.

5) La Torre
Helen: una top model.

6) La Papessa
Karen: una spregiudicata spogliarellista.

7) La Morte
Elizabeth: donna sposata, incinta di un figlio (forse di Rick).

8) Libertà
Isabel: ragazza dolce e semplice che aiuterà Rick nella ricerca di se stesso.