di Daria Falconi

Alla Festa del Cinema di Roma il nuovo Millennium – Quello che non uccide delude le aspettative.
Fede Alvarez riparte dai film svedesi trasformando la denuncia contro le violenze sulle donne in un action-movie.

È stato presentato, in anteprima mondiale alla tredicesima edizione della Festa del cinema di Roma, il quarto capitolo di Millennium: The Girl’s in the spider web – Quello che non uccide.
Il regista uruguaiano Fede Alvarez, dopo gli esordi con i due horror La casa(2013) e Man in the dark(2016), ha deciso di continuare la saga ispirata ai romanzi polizieschi del ciclo Millennium.


Iniziato nel 2005 dallo scrittore Stieg Larsson, il primo portava il nome indimenticabile di Uomini che odiano le donne, che ha portato un immediato successo alla serie, poi continuata con due sequel.
Qualche anno dopo questi sono diventati un caso di fama mondiale con l’uscita di tre film in un anno.
Diretti da Niels Arden Oplev con Noomi Rapace nei panni della hacker Lisbeth Salander e Michael Nyqvist a interpretare il giornalista investigativo Mikael Blomkvist, i tre film realizzati (a seguire La donna che giocava con il fuoco e La regina dei castelli di carta) sono usciti uno dietro l’altro nell’autunno del 2009 e in poco tempo Lisbeth è andata a consolidarsi nel panorama cinematografico non solo come antieroe al femminile ma anche come icona di denuncia, vendetta e giustizia. Seconda soltanto alla Evey Hammond di V per Vendetta (Mc Teigue, 2005).

Dopo la morte di Larsson, l’interruzione delle pubblicazioni e i film di Oplev, la grande produzione americana ha tentato un remake.
È uscito infatti nel 2011 Millennium – Uomini che odiano le donne, la riproposta di David Fincher (regista di Fight Club e golden globe per The Social Network) con la gelida Rooney Mara (Carol, Haynes 2015), che l’ha lanciata nel cinema internazionale, e Daniel Craig (Skyfall, Mendes 2012).
Sebbene questa prova abbia riscosso grande successo tra critiche e pubblico, la saga non è stata continuata. Poi nel 2015, ben undici anni dopo, lo scrittore e giornalista David Lagercrantz ha rirpreso i romanzi pubblicando un quarto volume dal nome Quel che non uccide, e a distanza di un paio d’anni questo è diventato un film.
Un nuovo progetto che, seppur americano, non ha preteso di essere il sequel di Fincher ma, ha continuato il lavoro di Oplev.

Claire Foy è stata scelta come la nuova Salander, conosciuta per il ruolo di Elisabetta in The Crown e appena tornata da Venezia per la prima di The First Man, di Damien Chazelle. Questa però è stata la prima nota dolente. Quello che non uccide non è uscito dalla prima sotto una pioggia di applausi, e ha deluso le aspettative piuttosto alte del pubblico.
Una idea come quella di Larsson ha di per sé una incredibile potenzialità e il cinema, quasi quanto la parola scritta, può fare tesoro di quel che viene descritto da un libro.
Normalmente non è facile la trasposizione di un romanzo, anche se questo costituisce una buona base di partenza; in tal caso dunque ciò che può fare la differenza è l’intento dietro la realizzazione. E l’intento è quello che Alvarez forse non ha centrato.

Claire Foy nei panni di Lisbeth Salander

Il film non annoia mai perché è una lunga serie di inseguimenti, rombi di moto e esplosioni che insieme a un’eccezionale grafica (influenzata dal mondo dei video-games) è un action-movie senza alcuna eccezione. Ma da un progetto che parte dalla violenza sulle donne e della forza di una di loro che smaschera i violenti e rende giustizia, si poteva ottenere di più.
Storie come queste possono diventare grandi imprese sul grande schermo come è stato in occasione di quelli precedenti, ma per questo sequel la potenza comunicativa è venuta a mancare. Troppo spazio è stato lasciato ai fatti e poco all’introspezione e alla riflessione. E inoltre la Foy, bella e dagli occhi dolci, non convince granché come punk con capelli corti e tanti tatuaggi.
Se Lisbeth deve essere quell’esempio di figura logorata dal suo passato, forgiata nel dolore e assetata di vendetta, questa scelta attoriale stona completamente.
È fuori posto e fuori ruolo rispetto ad entrambe le precedenti attrici.

Questo però è stato un tentativo, staremo a vedere se Alvarez vorrà continuare l’opera dato che nel 2017 è uscito l’ultimo di Lagercrants, L’uomo che inseguiva la sua ombra.