Siamo nel 1971, negli Stati Uniti d’America, paese culla della democrazia occidentale odierna, e uno scandalo che farà tremare la sedia dell’allora presidente Richard Nixon sta per riempire le prime pagine di due dei più grandi giornali di tutti i tempi, The New York Times The Washington Post. La vicenda, su cui si basa la pellicola di Steven Spielberg, ruota attorno alla pubblicazione dei cosiddetti Pentagon Papers, i documenti top secret di 7000 pagine del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America, che presentavano uno studio approfondito sulle strategie e i rapporti del governo federale con il Vietnam nel periodo che andava dal 1945 al 1967, e che attraversava, quindi, ben quattro mandati presidenziali (Truman, Eisenhower, John. F. Kennedy e L. B. Johnson) fino alla controversa presidenza Nixon.

La macchina da presa di Spielberg è attenta e puntigliosa nell’indagare le emozioni, anche più intime, dei protagonisti (interpretati da una magistrale Meryl Streep, nei panni di Katherine Graham, editore del giornale, e un formidabile Tom Hanks, che interpreta il ruolo del direttore, Ben Bradlee), le relazioni sociali e politiche dell’America di quei tempi e, soprattutto, il lavoro frenetico all’interno della redazione del Washington Post, all’epoca quotidiano affermato solo a livello locale, ma che sognava di competere con il più grande e prestigioso NyTimes.

Philip Graham e Ben Bradlee in una foto d’epoca

Quello realizzato dal regista statunitense è un prodotto di altissima qualità, sia tecnica che comunicativa, in grado di tenere incollati gli spettatori alla poltrona per quasi due ore, grazie ad un lavoro di regia, fotografia e montaggio, incredibilmente raffinato e complesso. Ogni inquadratura sottolinea il pathos degli avvenimenti, indugia sui primi piani dei protagonisti, trasmettendone anche le più impercettibili sensazioni, crea suspence, tensione e curiosità nel pubblico, in un crescendo di emozioni e di adrenalina, che difficilmente un film di questo genere riesce a raggiungere.

Aiutato da due attori di rinomata e consolidata bravura, Spielberg riesce a tenere testa alla pellicola a cui fa esplicito richiamo, Tutti gli uomini del presidente (1976), diretto da Alan J. Pakula, e vincitore di quattro Premi Oscar. Nonostante, infatti, la vicenda narrata da Spielberg sia, idealmente, meno appassionante, di quella del caso Watergate, raccontata nel film di Pakula, il regista premio Oscar riesce a coinvolgere gli spettatori nell’ennesimo capolavoro della sua filmografia, che mette al centro la vicenda di un giornale che ha fatto la storia del giornalismo mondiale, grazie alla pubblicazione di inchieste scomode e pericolose, che sono state in grado di cambiare le sorti di un Paese intero e di modificare precari equilibri internazionali.

Tom Hanks e Meryl Streep, nei panni, rispettivamente di Ben Bradlee e Katharine Graham, in una scena del film

È il caso di The Post, dove i documenti top secret, raccolti nel 1967 da Robert McNamara, Segretario della Difesa degli Stati Uniti dal 1961 al 1968, e copiati da Daniel Ellsberg, costituiscono un attacco senza precedenti alla credibilità del Paese e ai suoi fondamenti di democraticità e trasparenza, di cui i presidenti statunitensi si erano sempre fatti orgogliosamente portavoce. Vista la loro testimonianza di inestimabile valore, D. Ellsberg, ex militare ed economista, venuto in possesso di quei preziosi documenti, decide di venderli al New York Times, che non perde l’occasione di pubblicarli subito in prima pagina, il 13 giugno del 1971. Pubblicazione che viene subito fermata da un’ingiunzione della Corte Suprema, sotto evidente pressione del presidente americano Nixon. Sarà così il Washington Post, grazie all’incredibile coraggio del suo editore, Katharine Graham, e del suo direttore, Ben Bradlee, a rimettere mano ai documenti e rilanciarne la pubblicazione sulle pagine del loro quotidiano, sfidando la giustizia e il presidente stesso.

Trovatasi improvvisamente a capo del prestigioso giornale, dopo il terribile suicidio del marito Philip Graham, Katharine ha intenzione di portare alto il nome del Washington Post, ma soprattutto la qualità per cui si era sempre contraddistinto, e decide così di pubblicare il monumentale scandalo di stato con buona pace degli investitori (il giornale era allora in fase di ristrutturazione finanziaria), mettendo a rischio la sua azienda, la carriera dei redattori e la sua stessa persona. Fedeli al primo emendamento e al diritto all’informazione alla Verità dei cittadini statunitensi, i giornalisti del quotidiano svelano le manovre e le menzogne della classe politica, assestando il primo duro colpo all’amministrazione Nixon, che verrà infine stroncata, sempre dal Washington Post, con la celebre inchiesta sul caso Watergate.

La redazione del Washington Post oggi
Fonte: NYmag.com

Quella che ci regala Spielberg è un’incredibile lezione di cinema ma soprattuto di giornalismo: quel servizio fondamentale per lo sviluppo della democrazia e di una società civile, che ha come scopo superiore quello di raccontare la Verità, senza giri di parole o paura di ritorsioni e minacce. Un giornalismo che forse non si vede più da tanto tempo e di cui avremmo disperatamente bisogno (soprattuto oggi, nell’era Trump), in grado di smascherare i giochi sporchi e gli intrecci poco limpidi fra l’alta società e la politica, e di stroncare qualsiasi tentativo di occultare la verità, diritto sacrosanto e inviolabile di ciascun cittadino. Tutto questo raccontato attraverso la storia di un giornale esemplare per il suo senso di responsabilità morale e guidato, nei suoi anni più gloriosi, da una donna incredibile, che ha avuto il coraggio di sfidare una società ancora profondamente maschilista e razzista, e di mettere da parte i suoi interessi privati e personalistici per un bene più grande, quello del popolo.

 

La stampa serve chi è governato, non chi governa

(Frase tratta dalla sentenza della Corte suprema americana sull’azione legale promossa dal presidente Usa Richard Nixon contro il Washington Post e il New York Times per la pubblicazione di documenti sulla guerra in Vietnam coperti dal segreto di Stato)

 

Vi lasciamo con il trailer del film. Nelle sale italiane dal 1° febbraio.