di Daria Falconi

Avete presente quell’amico della vostra infanzia che ricordate come il vostro compagno di avventure? Quegli occhi intrepidi dietro i quali vi siete fatti forza per sfidare tutto e tutti. Ecco, Lila per Lenù è questo, un paio di piccole spalle poco più basse di lei che le stanno presentando un nuovo panorama inesplorato: quello della vita.

Elisa del Genio e Ludovica Nasti nei panni di Lenù e Lila

La scorsa settimana è arrivata finalmente in prima serata la prima doppietta di episodi de l’Amica geniale. La serie, tratta dall’omonimo romanzo della scrittrice napoletana Elena Ferrante, è stata presentata alla scorsa edizione del Festival di Venezia e da quella è uscita vittoriosa sotto una pioggia di critiche positive.

Il progetto nato l’anno scorso per la trasposizione da libro a film della sua serie di romanzi cominciati nel 2011, è stato diretto dal regista Saverio Costanzo, che aveva già lavorato a un film tratto da best seller con La solitudine dei numeri primi (2007) di Paolo Giordano.
E dopo un lunghissimo casting durato oltre un anno, e la richiesta esplicita di attori che fossero dilettanti, sono state realizzate 8 puntate per una produzione italo-americana (si tratta infatti di una collaborazione tra HBO-Rai Fiction e Tim Vision). Un tempo adeguato per raccontare una semplice storia.
Perché finalmente si abbandonano gli schemi dei grandi eroi o di ultimatum alla terra per spolverare i repertori più umani della nostra storia. L’Amica geniale infatti racconta il rapporto indissolubile che si istaura tra due piccole bambine Elena (Lenù) e Raffaella (Lila) di un quartiere popolare della Napoli degli anni ’60.

Si conoscono tra i banchi di scuola scambiandosi sguardi intimoriti ma complici ed è Elena a raccontare in prima persona, tanti anni dopo, la nascita della loro amicizia e la sua evoluzione nel tempo. Rappresentano l’una per l’altra un porto sicuro e al tempo stesso il via libera per dare sfogo alle loro fantasie più grandi  (come raggiungere di nascosto il mare o entrare nella casa del perfido Don Achille) senza più temere di avere le spalle scoperte.
La  nascita di questo sodalizio è raccontata in un modo estremamente semplice e puro. Sarà per la naturalezza dei gesti e delle parole delle giovani attrici Elisa del Genio e Ludovica Nasti (che ha da poco rivelato alla stampa di aver dovuto combattere la leucemia in tenera età) ma queste due ragazzine che lottano a muso duro contro le ingiustizie del loro rione, hanno letteralmente conquistato il pubblico. Le due sono effettivamente un connubio interessante.
La prima rappresenta quella personalità viva e tenace che si nasconde però dietro le grida di una madre avvilita e la rigidità delle autorità scolastiche; l’altra invece è l’esatto opposto (nonché l’incarnazione della sua vera anima selvaggia): carnagione scura e capelli neri per fronteggiare a testa alta quelli che non le vanno a genio.

Una scena de “L’Amica geniale”, la serie tv diretta da Saverio Costanza e ispirata all’omonimo best seller di Elena Ferrante

E insieme a loro a fare da protagonista c’è anche questa Napoli, un po’ stereotipata ma intrigante con i suoi giochi di potere e di ricatto, nel suo baratro di povertà.
La Ferrante infatti non ha voluto parlare solo del rapporto tra le due ragazze, che poi nelle prossime puntate vedrà l’evolversi della relazione anche in età adolescenziale, ma ha approfittato della situazione per raccontare anche altro.

È una serie tv a tutto tondo che offre diversi spunti di riflessione. Perché oggi, come allora, tante ingiustizie e mancanze non sono ancora state superate. Come l’importanza dell’educazione, che seppur per ragioni diverse, tutt’oggi viene spesso considerata “in secondo piano” rispetto all’inserimento diretto nel mondo del lavoro. O ancora il ruolo della donna, dentro e fuori dalla famiglia: allora costretta dietro il regime di una famiglia patriarcale e oggi fiera lottatrice nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (celebratasi il 28 novembre). Un prodotto dai così forti connotati che mancava da un po’ nel nostro palinsesto e seppur sottotitolato (perché recitato rigorosamente in dialetto stretto), non perde di carattere e coinvolgimento.

 

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10