R come RICORDI SEMPRE RIGOGLIOSI, come ROSA MOUNTBATTEN, come RASSICURANTE

Ricordo R tutte le volte che cammino di fianco al fiume, e tutte le volte che ci passo mi fermo e mi siedo sull’erba, nell’esatto punto in cui gli scrissi una volta una lettera: due pagine colme di punti interrogativi e promesse.

Mi siedo e resto lì per qualche minuto, in preghiera.

E’ stato l’inizio di un’era quello. Da quel momento in avanti, partendo da quell’era e per tutte le successive, R è sempre stato accanto a me.

R è alto alto e magro magro. E’ slanciato, lungo.

Ha le mani eleganti e affusolate, un naso decisamente autorevole e gli occhi un po’ a mandorla, che ridono.

Sa imitare il verso delle bestie più disparate e, se gli chiedi una mano, dice sempre di sì.

Riconoscerei la sua camminata tra un migliaio di persone, la sua risata anche.

Ha una testa estremamente preziosa: fresca e analitica, che non si ferma mai in superficie.

Viaggia e vola su mondi incredibili, pieni di draghi, di gnu e uccelli di ogni tipo. Ogni mondo racconta una storia diversa: ci sono battaglie da affrontare, decisioni da prendere, orizzonti davanti ai quali innamorarsi, principesse da salvare.

R è sincero, romantico.

Ci siamo conosciuti a Torino, la città magica che ha reso magico anche il nostro stare insieme. La città che ci ha fatti vivere cullati dalla giovinezza e dai sogni più strani.

Vivevo in una appartamento bellissimo, che sembrava una piccola casa di montagna in città, con un’ampia cucina di pietra scura. C’erano un sacco di finestre luminose, un balcone caldo sul quale prendere il sole d’estate e un grande divano dove rannicchiarmi nei momenti di malinconia.

Restavamo seduti su quel divano finché non calava la notte, mentre Battisti accompagnava le nostre storie.

Ci raccontavamo di segreti e fantasticherie, di disagi e di chimere, e ci fermavamo soltanto per cantare qualche passo, senza dimenticare, quando lo terminavamo, di ricordarci quanto fosse bello.

Mossi dalla moltitudine di anime che sempre ci scorrono dentro, abbiamo vissuto insieme anni di crescita e di sviluppo profondo, raccontandoci di quando e quanto ci sentivamo pieni o vuoti.

E quando uno era vuoto, l’altro lo riempiva.

Condivisione, mescolamento e inglobazione, che a pensarci bene sono le stesse parole che mi vengono in mente quando penso al mio vissuto nei confronti della natura che ci circonda.

Io e R ci scambiamo sempre qualche pezzo e ce lo regaliamo: una gamba, una spalla, un semplice bacio sincero.

A volte mi accorgo che mi manca un pezzo di lui, e allora mi sento persa. Ma basta un cenno, un verso di richiamo, e lui riappare sempre accanto a me.

Come quella volta che, tornata da Berlino per qualche giorno, abbiamo costruito una casa con delle assi di legno trovate di fronte a dei cassonetti dell’immondizia.

Un tetto, due stanze, una finestra e noi dentro a parlare di cose belle.

Una casa vera, sul ciglio della strada.

Dio solo sa quanto calore ho sentito tra quelle mura traballanti e scalcinate soltanto perché c’era lui accanto a me.

Questo è uno dei periodi dell’anno in cui mi manca forte R, ma so che arriverà presto.

E non vedo l’ora di prenderlo per mano e portarlo via con me, per mostrargli tutte le cose nuove che ho imparato, per raccontargli tutte le cose che ancora non gli ho detto.

Perché ho sempre voglia di raccontargli tutto. E anche se sono cosciente del fatto che a volte ci sono cose che non si dicono, sono sicura che a lui le posso dire lo stesso.

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