T come TALENTO, come TURCHESE, come TEMERARIETA’

-“Magdalena, guarda come corre veloce la luna. Sdraiati qui accanto a me, vedrai che tra qualche minuto scomparirà completamente dietro la fronda di quell’albero”

 

“Mi piace molto questa stanza, da oggi in poi potremo sdraiarci su questo divano e guardare la luna ogni giorno”

 

“Sei mia sorella T.”
“Certo che lo sono” –

 

T. è coraggiosa, bella, leale, altruista.
Tende ad essere un po’ infantile in certi momenti, ma anche la sua parte bambina, sempre accesa con così tanta caparbietà, è incredibilmente affascinante.
E’ una creatura dall’animo libero, una zingara.
Ha gli occhi verdi e accesi degli animali selvatici, capelli lunghi e scuri che volano dove li spinge il vento, labbra carnose come la frutta quando è matura.
E’ sempre in movimento ma qualche volta va anche in letargo, ritarda spesso.

 

E’ una musicista, nata da un’amore viscerale per la musica e cresciuta di musica.
Russa d’origine, viene trapiantata nella Grande Mela alla tenera età di sei anni. Nella New York degli anni ’90: piena di arte e sviluppo ma anche fredda, cattiva e spietata, è costretta a vivere con la sua famiglia per strada, suonando.
Times Square era una delle loro mete preferite, la metropolitana una delle più affollate. Le parole d’ordine erano talento e cooperazione, l’obiettivo finale: farcela.
T. mi ha raccontato tutto: delle sparatorie, delle aggressioni, del sentirsi discriminata, persa.
Mi ha fatto capire come ci si sente quando si rimane senza un tetto sopra la propria testa, mi ha raccontato com’è doversi prendere cura di una famiglia intera in un momento in cui invece sarebbe giusto che qualcuno si prendesse cura di te.
T. oltre che essere una musicista di talento è anche e soprattutto una madre.
Rimane incinta a soli ventun’anni di un piccolo uomo che oggi, a guardarlo, sembra già cresciuto. Saggio e assetato di conoscenza, è già colmo di un’incredibile quantità di informazioni.
Dopo di lui una fanciulla, che come la madre è già musicista, ballerina, attrice e ogni volta che incontra una persona nuova improvvisa uno spettacolo. E’ coinvolgente, simpatica, affascinante. Una piccola versione di lei ma con i boccoli color miele.

 

La notte in cui ho incontrato T. ero reduce da un viaggio stancante e difficile, il primo da sola.
Arrivata a New York nel pieno della notte, senza valigia e con uno zaino con due paia di scarpe dentro, non avevo né un asciugamano o una coperta, né una maglietta pulita con la quale dormire.
Brooklyn, Bushwick ha iniziato a materializzarsi intorno a me, piena di storie e fermento. Così potente, così sacra.
Arrivata di fronte alla porta di casa ho suonato il campanello, dinanzi a me l’uomo di famiglia: suo padre.
Con la barba lunga e la voce possente, l’animo regale ma l’aspetto trasandato, aveva le sembianze di una vera rockstar.
T. è comparsa un paio d’ore dopo, proprio mentre stavo cercando di sistemarmi sul materasso spoglio che, già il giorno seguente, sarebbe stato infestato da piccoli insettini urticanti.
Come una leonessa insieme ai suoi cuccioli, mi ha immediatamente accolta nel suo branco come parte di esso.

 

Ho passato i miei mesi a New York con lei e la sua famiglia vivendo sotto lo stesso tetto, a volte condividendo anche il letto.
Abbiamo corso per le strade di Brooklyn con una bottiglia di Jameson mano nella mano, attraversato il Williamsburg Bridge cantando in auto prima e dopo i concerti, con Manhattan splendente che ci aspettava e poi ci salutava sotto le stelle.
Abbiamo ballato nella città in cui tutti sanno ballare, ma ballare per davvero.
Ci siamo tuffate nell’oceano in novembre gridando, pregato nel nostro tempio buddhista del Queens ogni settimana.
Giorno dopo giorno, notte dopo notte.

 

Ho sempre pensato che io e T. ci conoscessimo da sempre, che avessimo già trascorso una parte di vita insieme.
Ci siamo capite fin da subito, siamo riuscite magicamente, fin dall’inizio, a guardarci dentro. Proprio nella parte più profonda dell’anima, quella piena di amorevolezza e di sincerità ma anche e sempre contaminata dai mostri più scuri.
T. mi ha fatto capire che cosa significa avere un sogno, crederci e non lasciarlo mai andare.
Mi ha insegnato a non lamentarmi, a non fare i capricci, ad ammirare la vita e quello che ci offre.
Con lei, per la prima volta, sono riuscita ad apprezzare tutto quello che mi circonda, le buone e le cattive cose.
T. mi ha fatto capire che il termine casa ha un sacco di sfaccettature, ma profuma di incenso e magnolia in ognuna di esse.

 

T. è la mia sistra.
Ieri, oggi e sempre.

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