Dopo il successo del Festival di Cannes, le parole spese dai migliori registi contemporanei e la possibile candidatura agli Oscar come Film straniero, arriva anche nelle sale italiane la pellicola-inchiesta più attesa di questa seconda metà del 2017. Stiamo parlando di 120 battiti al minuto. Un film diretto da Robin Campillo, il quale mette in scena nella Francia degli anni ’90 la storia degli attivisti gay di Act-Up Paris contro il silenzio generale delle istituzioni e delle case farmaceutiche nei confronti dei giovani affetti da AIDS, un tema molto caro alla comunità LGBT universale. Le vite di due dei protagonisti del film andranno ad intrecciarsi inesorabilmente mostrando al pubblico che è possibile amare ed essere innamorati pur essendo sieropositivi. Questo è il messaggio che il regista avrebbe voluto trasmettere al pubblico mondiale, ma che purtroppo non potrà essere accolto da tutti. Infatti, in un’Italia dove l’omofobia è ancora una piega violenta che miete vittime ogni giorno, la pellicola verrà trasmessa con divieto di visione ai minori di 14 anni.

Il cast al Festival di Cannes
Credits: IlCorriere.it

La notizia di questa decisione ignobile ha lasciato tutti perplessi, compreso il regista del film il quale in una recente intervista ha dichiarato di essere rimasto molto amareggiato da questa mossa del Ministero dei Beni culturali e del Turismo italiano. La Teodora Film, società che distribuisce il film nelle nostre sale, si difende dicendo: “Abbiamo sperato fino all’ultimo che 120 battiti al minuto riuscisse ad arrivare nelle sale italiane come ‘Film per tutti’: sarebbe stato un segnale forte, per dimostrare che gli uomini che amano altri uomini non spaventano più nessuno. Così non sarà. Quello che ci dispiace constatare è che, ancora una volta, si è scelto di usare due pesi e due misure: perché, e di questo siamo convinti, se i protagonisti di 120 Battiti al minuto fossero stati un uomo e una donna, oggi non saremmo qui a parlare di visti censura.”

Credits: Comingsoon.com

Siamo alle solite. Un’altra occasione per abbattere i muri del silenzio e dell’ignoranza generale è stata sprecata. L’AIDS è una guerra, come dichiara lo stesso regista, che ha ucciso 42 milioni di persone in tutto il mondo e che ancora oggi (seppur in misura ridotta) continua a mietere vittime. Il film non vuole essere un messaggio nostalgico per ricordare la violenza di quegli anni ma un monito forte e chiaro verso le nuove generazioni per sensibilizzarli alla prevenzione. I giovanissimi italiani, purtroppo, non sono compresi tra questi.

Il film è dotato anche di un cast perfetto e di una colonna sonora che riprende l’espressione inglese “120 beats per minute” con la quale si indicano sia i battiti del cuore che un tempo musicale, soprattutto nella house music, “la colonna sonora di quella malattia e di quel periodo” che, grazie al suo carattere festoso e sinistro insieme, regala un tocco di melanconia a questo spaccato della società moderna.

Insomma la visione del film è consigliata a tutti, malgrado i divieti imposti!