Va all’asta la celebre “Lettera su Dio” di Albert Einstein, considerata uno dei più importanti manoscritti del ventesimo secolo. L’autografo sarà messo in vendita il prossimo 4 dicembre a New York, con una stima di 1.000.000-1.500.000 dollari. L’ultima vendita della lettera risale al 2008, quando fu acquistata da un collezionista privato per 404.000 dollari.

L’autografo della “Lettera su Dio” di A. Einstein

Scritta dall’Università di Princeton il 3 gennaio 1954 e indirizzata al filosofo tedesco Erica Gutkind, ebreo come lo stesso Einstein, la lettera spicca anzitutto perché contiene la ricusazione di ogni credo religioso. Scrive il premio Nobel per la fisica: “La parola Dio per me non è che l’espressione e il prodotto delle debolezze umane e la Bibbia una raccolta di venerabili leggende abbastanza primitive. Nessuna interpretazione, per quanto sottile possa essere, potrà per me mai cambiare nulla”. Nel manoscritto il fisico non risparmia neanche la religione ebraica, nonostante la sua dichiarata forte affinità culturale con il popolo ebraico: Einstein si diceva convinto che gli ebrei non possono considerarsi “scelti”, al di sopra degli altri popoli. Va al contempo rilevato che il premio Nobel più volte ha citato Dio nei suoi scritti, ma non inserendolo in un contesto religioso, ma legandolo alle dinamiche dello studio scientifico del cosmo, delle sue leggi e dell’ordine che lo regola.

Una foto d’epoca di Albert Einstein

In un documento, vergato sempre all’università di Princeton, dichiarava: “La convinzione profondamente appassionante della presenza di un superiore potere razionale, che si rivela nell’incomprensibile universo, fonda la mia idea su Dio”. Per poi aggiungere: “Chiunque sia veramente impegnato nel lavoro scientifico si convince che le leggi della natura manifestano l’esistenza di uno Spirito immensamente superiore a quello dell’uomo, e di fronte al quale noi, con le nostre modeste facoltà, dobbiamo essere umili”. Il teologo Thomas Torrance, uno dei più insigni studiosi del pensiero religioso di Einstein, è arrivato alla conclusione che il fisico “coglieva la rivelazione di Dio nell’armonia e nella bellezza razionale dell’universo che suscitano un’intuitiva risposta non concettuale nella meraviglia, rispetto e umiltà associati alla scienza e all’arte”. Dal canto suo Max Jammer, rettore emerito della Bar Lan University di Gerusalemme e collega di Einstein ai tempi di Princeton, ha affermato che la sua concezione della fisica e della religione erano profondamente legate, dato che, “la natura esibiva tracce di Dio”: insomma, una sorta di teologia naturale. Nel dibattito figura, tra gli altri, lo scrittore Friedrich Duerrenmatt, che ha affermato: “Einstein parlava così spesso di Dio che quasi lo consideravo un teologo in incognito. Non credo che questi riferimenti a Dio possano essere considerati semplicemente modi di dire, perché Dio aveva per Einstein un profondo significato per la sua vita e per la sua attività scientifica. Dio, per Einstein, – sottolineava Duerrenmatt – non era un modo di pensare teologico, piuttosto l’espressione di una fede vissuta”.