Cosa sarebbe vivere il presente senza ricordare il passato? Ad una domanda così banale corrisponde una risposta difficile nella sua apparente semplicità: niente. Esprimere il niente è sfida concettuale assai ardua, che tiene impegnati i filosofi fin dal principio della coscienza; una riflessione maturata con forza nel XIX secolo, alba di una consapevolezza moderna, proiettata in tempi nuovi. I tempi di cui, come noi, è figlio Tempo di Libri, l’evento organizzato presso la Fiera Milano City che – in questo senso – ha significato e significa molto più di un tourbillon d’incontri a sfondo culturale: è il sodalizio tra ieri e oggi verso futuri prossimi, è esercizio di coscienze sociali e civili, armonia tra tradizione e innovazione. L’armonia del tutto che sovrasta il pericolo del niente.

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La cinque giorni di #TDL18 è il percorso a tappe di un corteo fatto di letteratura, documentazione, società, economia e storia che ha sfilato dall’8 al 12 marzo; sfilato, si è detto, e nella città della moda non poteva essere altrimenti. In passerella il vanto di una cultura multimediale dal sapore internazionale, ma soprattutto tutta una serie di vetrine dedicate al nostro paese, alla nostra storia. Gli incontri e le relative argomentazioni sono stati accuratamente suddivisi in cinque macrotemi, uno per giornata (Donne, Ribellione, Milano, Libri e Immagine, Mondo Digitale), ma non si sbaglierebbe affatto se si parlasse della trattazione trasversale di argomenti trasversali, di cui i temi del giorno non sono stati altro che comodi contenitori concettuali privi, però, di sigilli che impedissero un’incontrollata fuoriuscita di idee, spunti e riflessioni.

La conferenza stampa di presenazione di #TDL18
corriere.it

E il punto di partenza è già di per sé un importante crocevia: la festa internazionale delle donne ha sancito una giornata all’insegna di incontri e letture al femminile. Dall’universo letterario presentato in Nel tempo del silenzio. La voce delle donne all’analisi dei profili di Teresa Valéry e Virginia Woolf: a quest’ultima è stata dedicato l’intervento di Nadia Fusini, curatrice del Ritratto della scrittrice da giovane per UTET, che a partire dalle confessioni woolfiane ha tratteggiato il suo profilo più privato, arricchendo il repertorio della performance con letture tratte da La signora Dalloway. La storia di una celebre penna femminile ci trasporta a Leggere è donna, scrivere è maschile, a cura di Elena Salvi (Pepe Research) e Laura Donnini (Harper Collins) che hanno offerto una larga panoramica sul ruolo della donna nel fantastico mondo della lettura e dell’editoria, garantendo la centralità delle lettrici nel computo del fatturato editoriale. Da qui si sconfina nel campo del sociale, in cui un pullulare di interventi (da Michela Cerruti a Cristina Cattaneo, da Fabia Timaco ad Adele Teodoro) in Donne come noi hanno affrontato l’attualità degli stereotipi di genere, indagando tra l’altro il concetto di donna come risorsa del paese (Il risveglio delle donne).

Oggi le ragazze si iscrivono a delle facoltà ottenendo ottimi risultati, in media migliori dei colleghi maschi […] ma c’è poi una difficoltà nel farsi riconoscere competenti nel mercato del lavoro […] per esempio in America le donne si stanno ribellando, mentre le donne italiane sono molto rassegnate. La sensazione è che siano in una condizione di forte arretratezza”.
L’intervento di Tiziana Ferrario, giornalista e scrittrice

Sul piano celebrativo della lettura insiste ancora l’incontro Non hai letto nessun libro quest’anno? di Marco Giuliani e Beatrice Loreti, a cura di AIE (Associazione Italiana degli Editori) e in collaborazione con ISTAT, nonché le iniziative di Fahrenheit, celebre programma di Rai Radio 3 dedicato proprio ai libri e ai loro lettori; e restando in tema radioaudizioni italiane, Rai Storia dedica uno spazio alla ricostruzione degli eventi sessantottini, a mezzo secolo di distanza. Incontro condotto da Paolo Mieli  insieme agli esperti Mauro Canali e Alberto Melloni, quest’ultimo professore e storico del cristianesimo protagonista del memoriale critico del Conclave di Papa Giovanni XXIII, tenutosi nel 1958. Il 2018 è quindi l’anno delle ricorrenze, che qui potremmo indicare come secondo, grande contesto di discussione di #TDL18. A settant’anni dalla nascita della Costituzione, il rettore dell’Università di Bergamo Remo Marzanti Pellegrini è stato interrogato da giovani studenti curiosi sui numerosi cavilli della carta italiana; per quello che sarebbe stato il suo centesimo compleanno, Nelson Mandela si è offerto come profilo rivisitato a trecentosessanta gradi, dall’uomo politico allo statista, in Nelson Mandela. L’uomo, lo statista, il leader (Danilo Campanella e Lucia Capuzzi). E da un Tex Willer settantenne a un Hemingway milanese nel 1918 – soggiorno durante il quale il romanziere americano scrisse Addio alle armi, uno dei suoi capolavori – si scivola verso la terza giornata, ricchi di nuove informazioni, fieri di nuovi orizzonti.

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Dal fumetto alle animes il passo è breve: vale la pena menzionare Da Biancaneve a Rapunzel: i modelli di femminilità dei cartoni animati di Cristina Vangone (autrice di Principessa delle mie brame), un intervento che mette in luce molto dello spessore morale e sociale di quelle pellicole destinate – a questo punto quasi solo formalmente – ai più piccoli. Per il resto è una giornata tendenzialmente milanese, dedicata tra gli altri a Dario Fo (Quando Dario Fo inventò Milano, letture di Federica Fracassi) e Dino Buzzati (Dino Buzzati 2018, ritratto di un autore eclettico e legatissimo alla Madonnina). Lo spessore campanilistico regionale trova ragion d’essere in un viaggio attraverso i dialetti guidato da esperti del settore (da Giovanni Solimine a Bruno Manzi), alla riscoperta di tradizioni antiche che sanno di emozioni stracittadine, che profumano di intimo. Si chiude con il paio di giornate finali, con un nuovo salto nel presente e una proiezione verso un futuro sempre più tecnologico che rinnova questo appassionante giochino per cui si oscilla fra lo ieri e l’oggi. Dalle numerose introspettive su natura e stato di salute editoriale italiana (Self publishing: l’autore in libreria, in collaborazione con Mondadori Store) ai prodotti della rivoluzione digitale (da segnalare soprattutto “Scusi, lei lo scriverebbe un romanzo con il computer?”, con Franca Buffoni, Paolo Di Paolo e Francesco Pecoraro).

Che dire? A Tempo di Libri c’è veramente di tutto, e ce n’è per tutti noi. E per chi nei giorni scorsi il tempo l’ha perso, ci sarà modo di recuperare l’anno prossimo. Per una nuova, entusiasmante sfida contro il niente.

anothersound.it

 

Per ulteriori info sull’evento consultate il sito: www.tempodilibri.it.