«Non so chi mi abbia insegnato a camminare, so per certo che a pedalare, a cadere, a ricominciare, ho imparato da solo. Come tutte le cose importanti della vita. Tranne il nodo alla cravatta che non ho mai voluto imparare. Un rito che spetterebbe ai padri. Così, quelle due o tre cravatte che non metto quasi mai le tengo con il nodo già fatto nell’armadio, impiccate a una stampella, tanto per ricordarmi ogni santo giorno che ci sono ferite che non si chiudono e nodi che non si sciolgono»

Il 9 novembre scorso, presso l’Aula Magna del Rettorato dell’Università Roma Tre, Massimiliano Smeriglio, vice presidente della Regione Lazio, ha presentato il suo ultimo romanzo Per quieto vivere, edito da Fazi.

Una presentazione ricca di interventi, letture, giudizi: tra gli ospiti c’era la Presidente della Camera Laura Boldrini, il rettore di Roma Tre Luca Pietromarchi e i professori Giuseppe Leonelli Giacomo Marramao che hanno commentato il libro in maniera intelligente e sincera.

Sarebbe bastato il titolo per portare avanti una lunga presentazione. “Per quieto vivere”: cosa si è disposti a fare per quieto vivere?  Laura Boldrini interviene chiedendosi se per quieto vivere vale la pena subire e dice: “Io la risposta me la sono data molto tempo fa: no, per quieto vivere non si può rinnegare se stessi e non si può pensare di vivere tutta un’esistenza mantenendo una parvenza che è diversa dalla realtà”.

A dispetto del titolo, nel romanzo nessun personaggio è in quiete; sono tutti tormentati dalla propria storia: c’è un giornalista colpito da una malattia degenerativa e un figlio che quasi non si vede, ma di cui si sente sempre la sollecitudine e l’amore, una vecchia considerata pazza, uno spacciatore, un transessuale, una bambina misteriosa e solitaria.

“Qui quasi tutti sono cattivi” – dice Smeriglio – “quelle poche figure positive non ce la fanno.  L’unico pizzico di speranza sta in una ragazzina di tredici anni che in tutto il libro parla solo due volte, perché le parole non servono, non ce l’ha, non le trova, non le interessano. Alla fine del libro, con qualche sguardo, ci consegna un minimo di possibilità in più, una possibilità che è tutta primitiva, destrutturata, terrena. Io penso che in fondo sia lì, nelle testimonianze di umanità forte che provengono da chi è meno contaminato, quindi da una generazione più giovane in un paese che invecchia drammaticamente, che possiamo trovare quel poco di speranza”.

“Se andiamo a vedere le riflessioni dei personaggi” – dice il professor Leonelli – “allora ci rendiamo conto che questi personaggi, anche i più dannati, i più infelici, i più poveri, anche i più delinquenti hanno in loro qualcosa che ci turba. Sono tutti personaggi che mostrano in qualche modo la propria umanità”. Il mondo non è diviso in buoni e cattivi e Smeriglio lo sa bene.

Nel libro ci sono temi della nostra attualità, c’è il diritto a concludere con dignità la propria vita, c’è il tema sociale dell’odio dentro e fuori dal web. “La sfera digitale non deve diventare il far web” – dice la Boldrini – “perché quello che accade sulla rete è reale. La rete allora  non è un luogo dove le regole non valgono più”. Questo romanzo mostra proprio la dinamica di chi usa il web con lo scopo dell’odio e della violenza, mettendo in luce un problema tutto contemporaneo. Il portiere, per esempio, il protagonista del romanzo, è un uomo superficiale e indolente che riversa i suoi pensieri rancorosi, per l’appunto, sul web.

C’è poi il tema del dolore, quello dell’incapacità di provarlo davanti a perdite importanti, c’è il tema delle crisi delle relazioni, del rapporto tra padre e figlio, del ruolo femminile, della solitudine. Lo sfondo è quello di una Roma reale, non patinata, non cinematografica; è la Roma delle persone normali, delle case popolari in un asse temporale che oscilla tra passato e presente, tra il 1944 e il 2015.

Massimiliano Smeriglio, da molti anni impegnato nell’attività politica e dal 2013 vice presidente della Regione Lazio, quando prende la parola, la prima cosa che dice è che per lui la politica è lo spazio della responsabilità, la scrittura, invece, quello della libertà. Lo spazio della libertà” – dice – ” me lo prendo tutto; lì ci sono i demoni, quelli che già abitano i nostri condomini e che noi facciamo fatica a riconoscere perché ci stiamo abituando”. Un politico che scrive e che lo fa con una scrittura semplice, che non inciampa, è un bene per la politica. La Boldrini dice: “la politica senza la capacità di leggere la società è  solo un affermare se stessi. “La cultura è vitale” – dice – “se un politico scrive non lo fa per passatempo, ma per cogliere dei tratti di una società che a volte non è come appare,  lo fa per andare oltre il quieto vivere”. Il professor Leonelli dice, infatti, che quando si finisce di leggere il libro si ha come la sensazione di aver visto qualcosa che forse ci era sfuggito.

Un racconto strutturato all’interno di un condominio riporta alla memoria altri pezzi di letteratura, da Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Gadda a L’eleganza del riccio di Muriel Barbery, ma secondo il professor Leonelli non esiste al momento un romanzo scritto alla maniera di “Per quieto vivere”.

 

Per quieto vivere - Smeriglio

La copertina del libro

Pagine: 222

Prezzo in libreria: € 16

Data Pubblicazione: 9-11-2017

La foto di copertina è di Enrico Serpieri