©Marcello Fauci 11 05 2018 Torino Italia Salone del Libro

Una piccola lettrice al Salone Internazionale del Libro di Torino. ©Marcello Fauci

Accucciata a terra, con un libro in mano, gli occhi stretti rivolti in alto, come per rendere vero quello che ha appena letto. Può essere considerata lei il simbolo di questo Salone del Libro 2018.

Partiamo da questo e non dai numeri, oggi. Partiamo dalle persone, dalle singole persone che hanno popolato il Salone. E ce n’erano davvero tante: bambini, giovani, adulti, vecchi, strambi, attenti, curiosi, in fila, in attesa, coi nasi infilati dentro libri nuovi o seduti a terra a parlare, scherzare, condividere.

Il Salone del Libro è stato tutto questo. Non solo libri, ma condivisione. Non solo incontri tra le pagine, ma incontri reali. Ciò che stupisce – e forse non dovrebbe – è che, al contrario di quanto si possa pensare, i posti esauriti nelle sale erano per autori non propriamente popolari.
Lagioia su Facebook scrive che gli esperti dicevano “alzate l’asticella e vedrete che il pubblico si ridurrà. Il resto sono favole”. E, invece, è successo tutto il contrario: il pubblico si è condensato proprio negli incontri con autori meno popolari, con i portatori sani dell’alta letteratura, dell’alta cultura: Eduard Limonov, Edgar Morin, Herta Müller, Javier Marías, Fernando Aramburu, Antoine Volodine, Lize Spit, Bernardo Bertolucci, Luca Guadagnino.
Dover alzare l’asticella, allora, dovrebbe essere una lezione da imparare bene. Troppo spesso –  anche e soprattutto nel mondo editoriale – si pensa che fare qualcosa di più pop faciliti le vendite, renda il prodotto più commerciabile.

Lagioia questa lezione l’ha impartita per bene. “Quando si parla di libri” – ha detto – “sono i contenuti a creare il mercato e non il contrario”.  Pare proprio che per i lettori del Salone sia la qualità a rendere un libro pop e non viceversa.

Forse è proprio quest’idea a rendere bello il Salone. Molti avevano paura che affidare il progetto editoriale della fiera non a una squadra di tecnici, ma a una squadra di scrittori, artisti, traduttori non potesse funzionare, eppure – ora parliamo di numeri – sono state 91mila le persone che hanno partecipato agli incontri, 3mila i blogger e i giornalisti accreditati, 200mila i visitatori del sito salonelibro.it, più di 18mila i follower su Instagram e gran parte delle sale ha registrato eventi sold out.

Quali lettori? Verrebbe da chiedersi visti gli ultimi dati sulla lettura. Domanda logica che, però, perde il suo senso quando si è dentro il Salone perché i lettori esistono, si nascondono per gran parte dell’anno, forse, ma a Torino escono fuori, si ritrovano e si riconoscono. Così come si ritrovano Premi Strega, Pulitzer, Oscar… Il Salone abbraccia e collega il mondo culturale, lo accoglie e lo propone al pubblico.

Possiamo rimanere un paese in cui si legge poco, in cui i libri stampati aumentano e i lettori diminuiscono; ma quando ci si ritrova immersi in un’atmosfera del genere, in un luogo simile, i numeri spariscono. Ne rimane l’alone. Quello che conta sono le persone; quello che conta è quella bambina vestita di rosa che legge e pare sognare, perché un giorno, tutto questo…