Jerry Schatzberg, cresciuto nel Bronx, dopo aver lavorato come assistente del grande Bill Hepburn, negli anni ’60 diventa uno dei fotografi più noti nel mondo della moda. Immortala molti degli artisti più influenti del tempo, tra cui Andy Warhol, Jimi Hendrix, i Rolling Stones, e realizza copertine su riviste  come Vogue, Esquire e Life. Ma è sicuramente il menestrello di Duluth la sua più grande fonte di ispirazione.

The Saturday Evening Post – Bob Dylan, USA, luglio 1966

”Come soggetto fotografico era il migliore. Bastava puntargli addosso l’obbiettivo e le cose semplicemente accadevano.”

Il primo incontro fra Schatzberg e Dylan risale al 1965: entrambi all’apice della propria carriera si conoscono per forza di coincidenze e ne nasce un rapporto duraturo sino all’incidente che segnerà la vita del cantante. Nel libro edito da Skira dal titolo Dylan by Schatzberg, sono contenuti tutti gli scatti del fotografo realizzati  dal 1965 al 1967 che, per la loro qualità hanno comportato un lavoro molto complesso di conversione dai negativi su pellicola al nuovo digitale in alta definizione.

Le fotografie di Schatzberg non hanno un comune denominatore ed esplorano diverse dimensioni del personaggio di Bob Dylan, alternando scatti più studiati a scatti più spontanei. Il fotografo spazia dai ritratti in studio alle foto nei backstage per tessere un’icona di stile: il cantante diviene infatti un idolo e un modello estetico in cui è facile identificarsi per le nuove generazioni. Uno dei suoi scatti più famosi è la copertina di ”Blonde on Blonde” per cui Dylan scelse volutamente la versione più sfocata fra quelle realizzate. Ma la ricerca dell’artista si concentra soprattutto nel catturare l’attimo fuggente, fotografando ogni momento della vita del cantante e fissando immagini della quotidianità di Bob Dylan. L’idea è quella di riuscire a fermare il tempo e, partendo da un dato reale, arrivare a una dimensione quasi surreale. Emblematico l’elemento della giocosità, ricorrente in diverse foto, frutto anche di una forte complicità fra modello e fotografo. Il libro mostra non più solo il cantante del Minnesota ma come già all’epoca egli fosse un’icona riconosciuto a livello mondiale.

Concluso poi il breve rapporto fra i due nel 1967,  Schatzberg si dedica completamente al cinema, realizzando celebri film come ”Lo Spaventapasseri” e ”Panico a Neddle Park” che vede per la prima volta Al Pacino nel ruolo di protagonista. Bob Dylan invece nel campo della musica spazia fra diversi generi, dal country al blues, dal jazz alla musica popolare, e riceve moltissimi riconoscimenti, fra cui un Oscar e il Premio Nobel per la letteratura.

I due conducono due vite separate fino a che nel 2018, a settembre, Schatzberg non pubblica la sua raccolta di vecchie fotografie del cantante.

Il libro si rivela quindi come la perfetta sintesi fra l’arte dei due maestri: due personaggi eclettici che hanno lasciato un segno anche nella cultura contemporanea, due visioni differenti del mondo dell’arte che si compenetrano per creare qualcosa di nuovo. Il nuovo libro di Skira ha quindi una doppia lettura: fotografia della musica o musica attraverso la fotografia?