È il 25 giugno del 2017 quando il fotografo Giuseppe Palmisano, in arte iosonopipo, si ritrova a Pesaro in una stanza con 300 donne dai 17 ai 57 anni, vestite solo da un paio di collant bianche.

È il preludio per Vuoto#1, la performance che Palmisano ha reso possibile lanciando una call pubblica sui suoi canali social. La foto che ne esce fuori è solo la punta dell’iceberg, perché come lui stesso dice: “la foto è stata la mediazione, la sintesi, la scoria; è stata la fine ma non il fine”. Lo scopo era quello di evitare di sentirsi incompleto, vuoto appunto, condizione che l’aveva sorpreso non appena aveva compiuto 27 anni.

Vuoto#1, però, rimaneva a sua avviso incompiuto, difettoso di qualcosa. È per questo che a settembre prossimo chiederà ad altre 150 donne, stavolta di colore, di stendersi a terra, nude, coperte solo da un paio di collant, per divenire un unico corpo. Solo allora il lavoro sarà completo, finito, totale; solo quando quel gruppo di donne bianche sarà affiancato al gruppo di donne di colore, il lavoro smetterà di essere manchevole e produrrà l’effetto sperato.

iosonopipo-vuoto07

le donne di Vuoto#1

Stavolta, però, Palmisano vorrebbe inserire un nuovo protagonista all’interno della performance: il Papa. La richiesta sembrerebbe assurda, insensata, ma la video-lettera #dearpope che ha pubblicato sulla sua pagina Facebook è profondamente sincera. Gli scrive: “Mi piacerebbe condividere con te questo gesto, e vorrei che tu facessi parte di questa visione che occupa i miei pensieri da tempo. Tu, disteso tra queste nude vite. L’origine e la ferita del mondo”.

Quello che vuole Palmisano è scuotere le coscienze, mandare al mondo uno dei messaggi più dirompenti di sempre, come fecero il “3 di Maggio” di Goya e la “Guernica” di Picasso.

“Quanto peserebbe la tua assenza in questa immagine, che non è soltanto mia ma dell’umanità intera?”

Chi è Giuseppe Palmisano?

Molti lo conoscono da quando sulla sua pagina Facebook pubblicava fotografie accompagnate da meravigliose poesie/didascalie finché più di qualcuno ha cominciato ad accorgersi di lui e ha definito la sua arte come “l’erotismo dell’assurdo“. Nelle sue fotografie c’è sempre un soggetto femminile, donne che vengono reificate, riposte in un angolo, prive di identità, di personalità. Potrebbe sembrare una condizione degradante per chi si mette in posa, ma la verità è che lo scopo di Palmisano, come si legge in un’intervista uscita su Vice, è “far sì che la donna abbia una tale libertà di se stessa e del suo corpo da poter anche diventare un’abat-jour, o il pavimento di una chiesa che diventa mare di corpi”.

Palmisano ha saputo affacciarsi al mondo della contemporaneità con una visione personalissima e ha conquistato il pubblico. Suggestionato dall’arte di Ren Hang e di Jannis Kounellis, modella un’estetica nutrita dalla Puglia, suo luogo d’origine, dall’ambiente teatrale, in cui ha lavorato, dalle donne, che definisce “la massima espressione della natura”.

Nel 2015 pubblica il suo primo libro, “Oltrepensare”, l’anno successivo fa la sua prima performance chiamata “ctrl+y”, poi realizza le foto per le copertine di Ghali e Lo Stato Sociale.

Nasce in una piccola città pugliese, ma poi cambia indirizzo 12 volte, si sposta in 5 città, tra cui Bologna e Roma e oggi, chissà dove, sta aspettando che il Papa gli risponda.